Carissimi cittadini…
Dicembre 23, 2008

Carissimi Cassinettesi, il 2008 volge al termine e come di consueto approfitto delle festività natalizie per rivolgere alla cittadinanza un breve messaggio di riflessione e di augurio.
“Tutto va bene. Andate al supermercato è mettete in moto l’economia”. “State tranquilli e passate un felice Natale che tutto si aggiusterà”.
Anch’io avrei voluto cogliere l’occasione di questa mia breve lettera per slanciarmi in proclami di ottimismo, come quelli che il Presidente del Consiglio non perde occasione di inviare via etere al popolo italiano.
Però, penso che un politico, un amministratore locale o chiunque abbia qualche responsabilità di governo, a tutti i livelli, debba cercare di non perdere mai il contatto con la realtà e osservare un obbligo civile e morale: quello di dire sempre la verità ai cittadini, anche e soprattutto quando questa non è gradevole.
Mi rendo conto che questo mio esordio sarà letto da alcuni come un attacco strumentale a Silvio Berlusconi. Non importa. Perché credo che negare l’evidenza della crisi o ancora peggio “condirla” con barzellette e aneddoti simpatici, sia molto più grave e molto poco rispettoso di quelle famiglie che, a causa della crisi profonda e strutturale che sta scuotendo l’economia, non solo non riescono a vivere allegramente il Natale ma temono per il futuro dei propri figli.
Non voglio entrare nel merito delle misure economiche messe in campo dal governo. Ci saranno altre occasioni. Voglio però esprimere una semplice considerazione e sottoporla alla vostra attenzione.
La crisi che sta sconvolgendo l’occidente è aggravata dal venire meno di alcune caratteristiche e virtù nella nostra società che, avendo poco a che vedere con i principi del libero mercato, ne sono state spazzate via.
La solidarietà, i rapporti di vicinato, le reti sociali che un tempo erano dei veri e propri ammortizzatori, sono stati soppiantati dalla competitività, dall’assistenza a pagamento, dalla mercificazione di tutte le relazioni.
Cari Cassinettesi, il mio augurio per il 2009, che rivolgo a tutti noi, è quello di saper ritrovare la giusta dimensione delle cose, di saper (ri)trovare quello spirito di comunità che può spingere gli uomini a soccorrere le persone in difficoltà senza pretendere nulla in cambio.
Questa sarebbe la vera cura per la crisi mondiale. Una cura che è già essa stessa nuova e migliore qualità della vita. Una nuova economia parallela, basata sul dono disinteressato. Forse sarebbe questa la ricetta migliore. Una ricetta che però, siccome non mette in circolo monete e banconote, non viene neanche presa in considerazione. Ma che è possibile.
Una ricetta che potrebbe dipingere nuove relazioni e modelli sociali. Dove chi riceve qualcosa o accetta un aiuto, si obbliga a restituirlo. Dove chi si trova in difficoltà non teme di scivolare verso il baratro, ma sa che c’è qualcuno pronto a tendergli una mano e non si abbandona alla disperazione.
Lo facevano e lo facevate un tempo, nelle cascine, nelle corti. Non è utopia. E’ solo comunità solidale. Lo abbiamo dimenticato. Forse perchè abbagliati da un progresso che è foriero di comfort e tecnologie, che però non ci sono di nessuna utilità nei momenti in cui ci mancano il pane e l’amore.
L’anno che si aprirà tra breve, ci vedrà nuovamente impegnati a difendere il territorio da progetti scellerati, coma la Tangenziale ANAS per Malpensa, o da ipotesi irrispettose per la salute, come l’inceneritore di Abbiategrasso. Sarà un anno che riserverà importanti novità alla macchina amministrativa che da tempo necessita di una messa a punto, di una manutenzione generale.
Sarà un anno da affrontare con tutti i limiti e le difficoltà che caratterizzano le piccole realtà comunali come la nostra, ma anche con la stessa intensità e passione civile che abbiamo riversato e profuso negli ultimi sette anni.
Carissimi Cassinettesi, chiudo questi miei pensieri, augurando a voi tutti, alle famiglie, ai nonni e ai bambini, un Buon Natale ed un pacifico anno nuovo.
Ma un forte abbraccio di vicinanza lo riservo a tutti coloro che convivono da poco o da molto tempo con la malattia e la solitudine, e a coloro che in un tempo vicino o lontano, hanno perduto una persona cara. Le festività rendono più intensi e palpabili i sensi di vuoto e di smarrimento. Spero davvero che possiate trovare nello sguardo tenero di un neonato, nella calorosa stretta di mano di un amico o nella semplice e sincera parola di un vicino, un motivo buono e sufficiente per sorridere, o quantomeno per ritrovare alcuni momenti di serenità.
Con affetto,
il sindaco, Domenico Finiguerra
Cassinetta di Lugagnano. Non solo piano
Dicembre 22, 2008
Autore: Boca, Giorgia
Una breve recensione del Pgt di Cassinetta di Lugagnano scritta per eddyburg.
| Una breve recensione del Pgt di Cassinetta di Lugagnano scritta per eddyburg. |
| Nelle botti piccole ci sta il vino buono, sostiene qualcuno. Allora perché stupirsi se per citare un esempio di buona pianificazione oggi in Italia, ricorriamo al Piano di governo del territorio [1] (Pgt) di un piccolissimo comune, quello di Cassinetta di Lugagnano? A ridosso del Naviglio Grande, 26 km a sud ovest di Milano, Cassinetta si trova immersa nello splendido scenario naturale del Parco del Ticino, riserva della Biosfera Unesco. Nel 2007 ha definitivamente approvato un Pgt a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio agricolo. Sarebbe riduttivo, però, limitarsi all’aspetto quantitativo: il concetto di crescita zero è in effetti uno slogan, dietro il quale si cela un ragionamento più complesso su quale debba essere il futuro del territorio e in che modo lo si voglia concretamente realizzare. Cerchiamo, dunque, di aggiungere qualche dettaglio in più.Lo stato di fatto: localizzazione e dinamiche territorialiPer la sua struttura urbana, Cassinetta è un piccolo caso da manuale: un nucleo compatto, più o meno baricentrico rispetto all’intero territorio comunale, circondato da un’estesa “cintura” agricola. Una cintura agricola il cui pregio è stato riconosciuto perfino dall’Unesco, che è frutto di una lunga e tenace azione di tutela e che ha costituito per lungo tempo la base economica di questo piccolo centro: la rete idrica principale del Naviglio Grande e quella secondaria fatta di canali, rogge e fontanili innervano ancora oggi tutto il territorio comunale. Facile mantenere intatto il territorio, si potrebbe pensare, per un comune che ha solo 1800 abitanti e nessun attività produttivo-commerciale di grosse dimensioni al proprio interno. Non proprio, in realtà, se si considera la tendenza dominante alla città dispersa, soprattutto nelle regioni settentrionali: un centro urbano in cui si trovano le attività principali e uno sciame di piccoli centri o, peggio, di semplici e isolate lottizzazioni, che instaurano con il centro principale un rapporto di stretto pendolarismo, con esiti quantomeno problematici in termini di mobilità, inquinamento ed efficienza dei servizi pubblici. In questa tendenza sono spesso i piccoli comuni a subire le pressioni maggiori: non interessa il territorio del comune per quello che può offrire al suo interno ma in funzione della sua maggiore o minore vicinanza al centro di riferimento. E questo vale indistintamente per le lottizzazioni residenziali come per i grandi centri commerciali. Ragionando in questi termini, appare chiaro che la struttura urbana di Cassinetta di Lugagnano non è affatto scontata: a soli 26 km da Milano, questo piccolo centro ha subito, come i comuni limitrofi, un aumento della popolazione che, visto il continuo calo delle nascite, è da ascrivere quasi totalmente alle migrazioni dai centri maggiori. Dal 1961 al 2001, la popolazione di Cassinetta è aumentata del 48,05% e, solo nel decennio 1991-2001, si è registrato un incremento del 31%, passando da 1152 a 1519 abitanti, per arrivare, infine, ai 1742 del 2005, dato di riferimento per l’intero Pgt. [2] Un trend che trova conferma anche in altri piccoli comuni limitrofi. Tuttavia, Cassinetta è riuscita a mantenere intatto gran parte del suolo agricolo, che oggi rappresenta la maggior percentuale del territorio comunale; è presente un piccolo nucleo artigianale produttivo nella zona sud-ovest, ma la maggior parte degli occupati si continua a registrare proprio nel settore agricolo. Le risorse Strettamente intrecciato al problema della localizzazione e delle dinamiche territoriali c’è quello delle risorse economiche. Con il crescere del deficit nazionale e il consolidarsi del decentramento amministrativo degli ultimi anni, ad un aumento delle funzioni e delle responsabilità degli enti territoriali non ha fatto seguito un aumento dei trasferimenti, che, anzi, continuano a diminuire. Il problema del reperimento delle risorse per far fronte a spesa corrente e investimenti è dunque cruciale e lo è in particolar modo per i piccoli comuni che ricevono in misura minore l’apporto dei capitali privati. Il Piano e la crescita zero Valorizzazione intesa come tutela del territorio e del paesaggio agricolo, minimizzazione del consumo di suolo e compatibilità degli interventi con le risorse disponibili: sono gli elementi strategici del Pgt di Cassinetta di Lugagnano, in funzione dei quali vengono definiti tutti i singoli interventi. “Il Documento di Piano individua gli obiettivi strategici di politica territoriale a partire dal miglioramento e dalla conservazione dell’ambiente per tracciare le linee dello sviluppo sostenibile del Comune di Cassinetta di Lugagnano in coerenza con le previsioni di carattere sovracomunale. In esso sono indicati gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT comprendendo in essi il recupero urbanistico e la riqualificazione del territorio minimizzando il consumo di suolo. […] Favorire il recupero e minimizzare il consumo di suolo: ma come si arriva alla crescita zero? La risposta in realtà è abbastanza banale: mediante un’approfondita analisi demografica, volta a determinare il realistico fabbisogno abitativo di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015. “[…] Questa nuova infrastruttura viabilistica coinvolge il territorio di Cassinetta nella sua parte est nel cuore del Parco del Ticino con un forte impatto per l’ambiente e il paesaggio che con questa nuova previsione verrebbe deturpato nel suo carattere agricolo. […]” [8] E ancora: “[…] Il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS, è una scelta assolutamente discutibile sul piano strategico della pianificazione del trasporto interferendo su un territorio ad altissima qualità ambientale all’interno del Parco regionale della Valle del Ticino in un’area ricca di fontanili, rogge e canali di irrigazione ancora molto interessata dall’attività agricola. La scelta, chiaramente esposta nello stesso Documento di Piano, è quella di non tenere conto nel Pgt la previsione del nuovo collegamento e, anzi, vengono proposte due alternative che permetterebbero di mantenere l’integrità del territorio agricolo di Cassinetta. Un piano conservatore? L’immagine dall’alto di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015 sarà probabilmente molto simile a quella di oggi: un centro abitato dai confini ben definiti e ampie distese coltivate intorno. Eppure, una vista dal basso, ad altezza d’uomo, ci restituirà forse un’immagine molto diversa, di una realtà trasformata, fisicamente e socialmente, rispetto a 10 anni prima. |
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO. CAMPAGNA NAZIONALE
Dicembre 16, 2008
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO
campagna nazionale
L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.
Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio.
Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno.
Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata Seppellita sotto il cemento.
Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura.
Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.
Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.
Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite.
Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata.
Curiamola!
STOP AL CONSUMO
DI TERRITORIO
Aderisci alla campagna nazionale: altritalialtromondo@gmail.com
campagna promossa da
AltritAsti , Gruppo P.E.A.C.E. Pace, Economie Alternative, Consumi Etici – www.altritasti.it
AltrItalialtroMondo, il blog del sindaco di Cassinetta di Lugagnano – http://domenicofiniguerra.wordpress.com
Cibernetica Sociale Italia, www.ciberneticasociale.org
Eddyburg, Urbanistica, politica, società – www.eddyburg.it
Movimento per la Decrescita Felice - www.decrescitafelice.it
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MANIFESTO NAZIONALE E PRIME ADESIONI
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO
Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato
Campagna nazionale
Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Pur in presenza di un sensibile calo demografico della popolazione italiana negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).
Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.
Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).
Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.
Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse, seguire strade alternative? Sì!
Quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta “crescita zero”, quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente.
Il movimento di opinione per lo STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO e i sottoscritti firmatari individuano 6 principali motivi a sostegno della presente campagna nazionale di raccolta firme.
STOP: PERCHÉ?
1. Perché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci comunali.
2. Perché si cambi strategia nella politica urbanistica: con l’attuale trend in meno di 50 anni buona parte delle zone del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.
3. Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità (impronta ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.
4. Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile perché il terreno e le piante che vi crescono catturano l’anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d’estate, per le coltivazioni, ecc.
5. Per senso di responsabilità verso le future generazioni.
6. Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia su cui lavorare insieme e rendere evidente una via alternativa all’attuale modello di società.
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO
I seguenti firmatari richiedono una moratoria generale ai piani regolatori e delle lottizzazioni, in attesa che ciascun Comune faccia una precisa “mappatura” di case sfitte e capannoni vuoti.
Sottoscrivono quindi questo manifesto perché si blocchi il consumo di suolo e si costruisca esclusivamente su aree già urbanizzate, salvaguardando il patrimonio storico del Paese.
l’ Elenco parziale dei primi sottoscrittori della campagna nazionale
per lo “Stop al Consumo di Territorio”
AVANZA IL CEMENTO
Dicembre 13, 2008
Modifica dei confini del Parco Sud, è polemica: “Avanza il cemento”
ZELO SURRIGONE – Qualcuno la giudica come una sorta di “Ammazzaparchi bis”. Altri plaudono, indicandola come uno strumento utile per razionalizzare le esigenze del territorio. Di certo, la variante dei confini del Parco Agricolo Sud Milano sta facendo discutere. A destra. E pure a sinistra del presidente dell’ente, nonchè assessora provinciale all’Ambiente, Bruna Brembilla.
“Siamo in presenza di un vero e proprio delirio di onnipotenza del cemento rispetto alla terra – attacca Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano – non si perde occasione per edificare. La posizione assunta da Bruna Brembilla non mi sorprende solo perché considero centrosinistra e centrodestra uguali sotto il profilo della gestione del territorio: siamo di fronte alla riproposizione, in chiave Pd, della cosiddetta ‘Legge Ammazzaparchi’ del Pirellone”.
Non la pensa così Paola Belcuore, sindaco di centrodestra di Zelo Surrigone. “Nessuno di noi si sogna di cementificare il Parco – commenta – anzi, noi sindaci del sud ovest milanese ci teniamo moltissimo a salvaguardarlo. Se l’ente Parco ha concesso l’opportunità a qualche Comune di modificare i confini è solo per andare incontro a esigenze di razionalizzazione del territorio, che possono anche migliorare la qualità della vita degli abitanti: per esempio noi, in passato, abbiamo richiesto al Parco di poter ampliare la zona industriale esistente, per insediare lì nuove attività produttive ed evitare che queste fossero altrimenti inserite in contesti residenziali, dove potevano creare ovvi disagi”. Di certo c’è che la modifica dei confini non vuol dire per forza cementificazione.
Un esempio? Trezzano creerà un superparco attrezzato, in cambio di territori prima vincolati dal Parco dove sarà realizzata una nuova strada. “La delibera votata ieri a maggioranza – evidenzia il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine – parla di ‘aree di ricomposizione e riassetto dei margini urbani’ ai fini della riqualificazione paesaggistica e ambientale. Secondo noi la soluzione proposta è sbagliata, in quanto pretende di risolvere un problema serio per la vivibilità dei nostri centri urbani con una terapia, quella del cemento, che produce un ulteriore danno al parco, cancellando suoli e superfici agricole.
“L’obiettivo di queste proposte – spiega Massimo D’Avolio, presidente Pd dell’Assemblea dei sindaci del Parco Sud – è di favorire un’equilibrata organizzazione dei territori comunali del Parco così da garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali delle collettività locali riqualificando le zone degradate e assicurando la qualità ambientale dell’area protetta. Si tratta di un’esigenza molto sentita e richiesta dai sindaci dei Comuni del Parco perché il territorio è cambiato così come sono cambiate le esigenze”.
“Questa scelta - dichiara Bruna Brembilla, presidente del Parco Sud - integra il lavoro degli ultimi quattro anni in cui la Provincia e il Parco sud hanno lavorato per realizzare i Piani di cintura, cinque grandi parchi metropolitani attraverso il principio della compensazione che porterebbe ad edificare poche aree marginali e degradate nel parco per qualche migliaio di abitanti, in cambio di 20 milioni di mq di aree verdi”.
QUANDO IL DIRITTO NON DECOLLA
Dicembre 12, 2008
Segnalo l’interessante iniziativa.
Lo studio vale più di tante parole, di tanti spot, di tante conferenze stampa. La ricerca scientifica più della propaganda e della deformazione della realtà.
Bravo Walter!
Questa è politica.
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La storia dell’aeroporto
di Milano Malpensa:
QUANDO IL DIRITTO NON DECOLLA
Presentazione pubblica della tesi di laurea del Dott. Walter Girardi
GIOVEDÌ 18 DICEMBRE 2008 ore 21.00
Sede ACLI – Via Agnelli 33 GALLARATE
Interventi di:
Beppe Balzarini – presidente di UNI.CO.MAL.
Dott. Walter Girardi, giurista ambientale
Mi risponde Carlo Petrini
Dicembre 11, 2008
Qualche settimana fa, ho scritto una lettera aperta a Carlo Petrini, con la quale manifestavo le mie perplessità rispetto alla presenza della Lumachina di Slowfood sotto i piedi dell’Uomo Vitruviano di Expo2015.
Ecco la risposta del presidente di Slowfood
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Caro Domenico Finiguerra,
Ho letto con molta attenzione la Sua lettera del 23 ottobre e sono a dirle non solo che la condivido, ma che non ho alcuna intenzione di fare la foglia di fico rispetto a una speculazione edilizia attorno all’Expo 2015, a dispetto del tema di questa manifestazione, che ho condiviso e sostenuto.
Stia certo che non assisterò passivamente o, peggio ancora “complice” di un’ulteriore colata di cemento, per il rispetto del movimento che rappresento e per quella poca credibilità che mi è ancora riconosciuta.
Non stia a disagio, ogni cosa a suo tempo. E complimenti per il Suo lavoro.
Sinceri auguri,
Carlo Petrini
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LA FEBBRE DEL CONSUMO
Dicembre 10, 2008
Marco Cedolin
A Valley Stream, un sobborgo di New York è accaduto qualcosa che nella sua drammaticità rappresenta per molti versi la sublimazione del consumo per il consumo, così come lo vorrebbero i “timonieri” che ci governano attraverso esortazioni a consumare sempre di più, comunque di più, anche se per farlo saremo costretti ad indebitarci sempre più, fino al momento in cui le banche ci porteranno via la casa e la macchina insieme agli oggetti dei nostri acquisti e all’ottimismo che ci aveva indotto ad acquistare bulimicamente.
A Valley Stream lo scorso venerdì, quello che segue il giorno del Ringraziamento e tradizionalmente viene chiamato “Black friday” (in quanto inaugura il periodo degli acquisti natalizi e porta le casse dei commercianti ad uscire dal rosso) l’orgia del consumo, favorita anche dai fortissimi sconti praticati per attirare la clientela in un momento di crisi, ha raggiunto livelli mai sperimentati prima neppure negli Stati Uniti.
Venerdì alle 4,55 del mattino, quando la notte era ancora fonda ed in cielo tremolavano le stelle, circa 2000 persone si sono ritrovate assiepate dinanzi all’ingresso di un ipermercato della catena Wal – Mart, che proprio alle 5 del mattino avrebbe aperto le proprie porte sull’universo degli acquisti, fatto di schermi al plasma, forni microonde, macchine fotografiche digitali, cellulari all’ultimo grido, console per videogiochi, piumini imbottiti, robot da cucina e mirabilie di ogni genere. Molte di loro, per guadagnare le prime posizioni, si erano messe in fila già il giorno prima ed erano all’addiaccio nel parcheggio dell’ipermercato da 24 ore.
Quando ormai non mancavano che pochi minuti all’apertura, quasi fosse caduta preda di una sorta di fervore mistico, sconosciuto perfino a chi, come Berlusconi e Unieuro si dice pronto a giurare sull’onnipotenza dell’ottimismo, la folla ha iniziato a premere, sfondando i cancelli ancora chiusi e travolgendo qualunque cosa si frapponesse sul suo cammino. Ne ha fatto le spese Jdimypai Damour, impiegato temporaneo di 34 anni originario della Giamaica, travolto ed ucciso dalla folla che gli è letteralmente “passata sopra”, mentre sono rimaste ferite anche alcune persone scivolate a terra nella calca, fra le quali una donna incinta di 8 mesi.
Secondo le numerose testimonianze i “consumatori” non si sono minimamente curati dell’inserviente da loro stessi ammazzato e senza farsi alcuno scrupolo hanno perfino ostacolato i suoi colleghi che tentavano di soccorrerlo, interessati unicamente a razziare i prodotti sugli scaffali prima che gli stessi rischiassero di andare esauriti. Anche dopo l’arrivo dell’ambulanza e della polizia, il flusso dei clienti è continuato come se nulla fosse accaduto ed il rito degli acquisti natalizi è andato avanti per tutta la giornata rimpinguando le tasche di Wal – Mart.
Pur senza cadere nella retorica e nel facile moralismo, eccessi di follia come quello di Valley Stream, le cui dinamiche (fortunatamente non le conseguenze) ricalcano episodi accaduti anche in Italia, basti pensare agli incidenti al centro commerciale Panorama di San Mauro Torinese negli anni 90, inducono a riflettere su quanto in profondità l’imperativo del consumo per il consumo abbia ormai penetrato la nostra società, trasformandoci in individui disumanizzati che ambiscono unicamente ad interpretare il ruolo di tubi digerenti della produzione industriale. Merci che per un sempre crescente numero di persone rappresentano ormai un vero e proprio surrogato dei sentimenti e delle emozioni, un rifugio sicuro all’interno del quale esorcizzare la mancanza di punti di riferimento esistenziali, la superficialità dei contatti umani, il vuoto assoluto di un viversi in modo esclusivamente materialistico, l’incapacità di trovare un senso all’interno di vite che non riescono a correre in profondità. Oggetti di consumo che diventano il terminale delle emozioni, dei sentimenti, dei sacrifici, delle attenzioni. Compagni fedeli che una volta “posseduti” non tradiranno mai, accettando di buon grado l’individuo con tutte le sue contraddizioni.
Trascorrere un’intera giornata festiva e affrontare il freddo della notte, accampati nel posteggio di un centro commerciale, per essere sicuri di non mancare l’acquisto del lettore dvd a metà prezzo o del frigorifero digitale super scontato, rappresenta senza dubbio una manifestazione di follia. Così come è folle l’atteggiamento di migliaia di persone che a notte fonda invadono le corsie di un ipermercato, preoccupandosi unicamente dei propri acquisti scontati, ignorando l’uomo da loro stessi ucciso pochi minuti prima che ancora giace steso per terra.
Ma tanta follia, esacerbata all’interno di episodi surreali come quello di Valley Stream, trova il proprio humus in una società come quella Occidentale all’interno della quale la valenza dell’essere umano viene misurata esclusivamente in virtù delle sue potenzialità di consumatore. Dove chi non consuma a sufficienza non è un buon cittadino, dove l’esibizione degli acquisti superflui equivale all’affermazione del proprio status quo, dove occorre essere ottimisti anche quando si comprende che nel giro di pochi mesi ci si ritroverà a vivere in mezzo ad una strada, dove l’indice del PIL è diventato l’unico valore che conti, dove preservare gli incassi delle grandi catene di distribuzione durante il periodo natalizio è una questione di vita o di morte, dove facendo un lavoro interinale si può morire nel mezzo della notte, schiacciati dalla ressa che alle 5 del mattino sta invadendo le corsie alla ricerca del regalo di Natale a prezzo di sconto.

