RISPUNTA L’AMMAZZAPARCHI

Gennaio 30, 2009

C’era da aspettarselo. L’avevano promesso. Ci riproveranno.

Formigoni, Boni & co.

Nel testo dela nuova proposta di legge di riordino dei parchi lombardi svetta  l’articolo 8,  il quale prevede che la giunta regionale nella fase istruttoria del coordinamento del parco o delle sue varianti garantirà il confronto tra l’ente gestore e il comune, in caso di conflitto tra un parco e un ente locale, l’ultima parola spetterà al Pirellone.

Praticamente, viene riproposto l’emendamento ammazzaparchi, il quale consentiva appunto ai comuni di bypassare il parere contrario dei parchi concordando la variante direttamente in Regione. 

Così,  se un comune ha un attacco improvviso di incontinenza edilizia (che l’ente parco, a causa di vincoli, lacci e laciuoli non può soddisfare), ci pensa mammina regione.

Ma comunque, la nuova legge di Formigoni è già più avanti. Perchè? Perchè garantirà l’eliminazione dello stesso dissenso. Come? Facile. Nominando i direttori dei Parchi.

Avete mai sentito un direttore dell’ASL mettere in discussione il modello sanitario lombardo?

 

PRIMO FIRMATARIO

Gennaio 29, 2009

L’intervento di Gino Scarsi, primo firmatario della Campagna Nazionale Stop al consumo di Territorio.

MEMORIA

Gennaio 27, 2009

Dal Blog TRENETTE E MATTONI, storie di cemento in Liguria di Marco Preve – Autore del libro IL PARTITO DEL CEMENTO

Questa è la cronaca di una bella serata trascorsa a Collegno. L’occasione per scoprire quanto è esteso, nonostante il silenzio dei mass media ufficiali, il fenomeno dei comitati di difesa del territorio, come, nonostante le distanze e le differenze territoriali, vi siano gli stessi problemi e gli stessi nomi, come esistano sindaci che pur avendo decretato l’opzione zero cemento siano ancora al loro posto, anzi siano stati rieletti. E di come tutto questo possa portare, come si augura giustamente Luca Mercalli, alla fine dell’ambientalismo, nel senso della sparizione di quel suffisso -ismo. Perché non ci deve essere un partito o una fazione che si occupa di ambiente. L’ambiente è o dovrebbe essere trasversale. Collegno, quindi. Periferia torinese dove i terreni agricoli sono già stati in larga parte sacrificati a cubi di cemento per case e centri commerciali sempre più grandi (Ikea sta realizzando la madre di tutti i suoi centri vendita italiani). Adesso sta nascendo un comitato che cerca di difendere il parco agronaturale della Dora dal progetto di un campo da golf. I proponenti sono quelli di Collegno2000, società nota a Genova per due motivi apparentemente slegati uno dall’altro. Il primo è puro mecenatismo, ovvero il finanziamento, alcuni anni fa, della Fondazione dell’Archivolto, ossia la struttura legata al teatro Modena. Il secondo è un progetto da 80mila metri quadrati a Fegino per un grande centro commerciale in origine Carrefour. Il progetto attende i nulla osta amministrativi. E c’è chi pensa che Collegno 2000 abbia voluto dimostrare la propria buona volontà finanziando un benemerito polo culturale i cui responsabili, come il regista Giorgio Gallione, sono amici e soci dell’Associazione Maestrale del presidente della regione Liguria Claudio Burlando. Per un costruttore piemontese che viene in Liguria ecco un ligure, il gruppo Geo dell’albenganese Andrea Nucera che sbarca nel milanese a Limbiate, per un’operazione che ha visto nascere un comitato e ha prodotto proteste e ricorsi giudiziari.
L’altra sera a Collegno c’era pure una sorta di pecora bianca. Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano. Questo giovane e coraggioso primo cittadino ha fatto una cosa che potrebbe trasformare in tanti Pinocchio tutti quei sindaci che si stracciano le vesti  che dicono che l’unico modo per finanziare le opere pubbliche è attraverso gli oneri di urbanizzazione per edilizia privata. Domenico ha deciso che nel suo comune non si costruisce più. Basta, finito, stop cemento. Eppure riesce a finanziare la spesa per asili, giardini, illuminazione. Sapete come? Ha alzato di un punto l’Ici sulle attività commerciali.  Guerra civile, disordini, attentati, assalto al municipio? Niente di tutto questo.  A Cassinetta la vita va avanti come prima, anzi meglio di prima. Attento Domenico, potresti diventare un brutto esempio per quei sindaci liguri che, per sostituire una lampadina o tappare un buco nell’asfalto, dicono di essere obbligati ad autorizzare la costruzione di un grattacielo.

LUCA MERCALLI

Gennaio 25, 2009

Luca Mercalli annuncia con soddisfazione l’avvio della Campagna Nazionale Stop al Consumo di Territorio.

Grazie Luca!

DOMENICO FINIGUERRA

Gennaio 24, 2009

24 GENNAIO 2009

PARTE LA CAMPAGNA NAZIONALE

PER VEDERE IN DIRETTA L’ASSEMBLEA DI CASSINETTA DI LUGAGANNO – STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO DEL 24 GENNAIO 2009

CLICCA QUI’

OPPURE SU LUCA MERCALLI…

BUONA VISIONE

Campagna Nazionale
“Stop al Consumo di Territorio”
Sabato 24 gennaio 2009 alle ore 10, presso il Palazzo Comunale di Cassinetta di Lugagnano, verrà presentata l’iniziativa nata per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul preoccupante fenomeno della cementificazione in Italia.

 

Interverranno:

Luca MERCALLI – Presidente Società Meteorologica Italiana

Domenico FINIGUERRA – Sindaco di Cassinetta di Lugagnano

Gino SCARSI – Cittadino di Canale d’Alba, primo firmatario della Campagna

Vanda BONARDO – Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

Marco BOSCHINI – Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi

Mauro BAIONI – Direttore Scuola di Formazione Eddyburg

Renata LOVATI – Allevatore e agricoltore, Cascina Isola Maria Albairate

Mario AGOSTINELLI – Presidente Unaltralombardia

 

L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.

Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.

Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi, è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.

Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari. Non si può andare avanti così!

La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.

La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata.

Curiamola!

FABER E PIERO

Gennaio 11, 2009

Ringrazio Simone.