RIFIUTI ZERO
Marzo 25, 2009
Capannori (LU) è il primo comune in Italia ad aver aderito alla “Strategia rifiuti zero”. Attraverso una delibera consiliare l’amministrazione ha voluto cioè impegnarsi in una sfida totalmente controcorrente e per questo rivoluzionaria.
Infatti se oggi aprissimo a caso una qualsiasi pagina di giornale o ci collegassimo con un telegiornale nazionale, le uniche parole legate al tema dei rifiuti sarebbero sporcizia, emergenza, termovalorizzatori… In questa cittadina toscana, al contrario, le parole (e i fatti) raccontano di un modo nuovo e diverso di amministrare un territorio: buon senso, inventiva, concretezza.
In questi anni il Comune di Capannori ha dimostrato che l’aumento dei rifiuti non è più un dato immodificabile, ma solo un fattore che può essere governato con il coraggio di una politica che guarda alla sostenibilità e alla necessità di scelte coraggiose e concrete per un comune futuro possibile. A Capannori si è costruita cioè una politica ambientale i cui punti fondamentali sono essenzialmente due: sostenibilità e partecipazione.
Il Comune ed ASCIT (l’azienda locale che si occupa della raccolta dei rifiuti) hanno dunque avviato una completa riorganizzazione del servizio andando ad eliminare dal territorio tutti i cassonetti ed attivando la raccolta domiciliare “porta a porta”, con la consegna a tutte le famiglie degli strumenti per la raccolta differenziata.
Qui il “Porta a porta” è un sistema ormai consolidato: su oltre 26 mila dei 45 mila cittadini del comune, con una raccolta differenziata che supera l’80%. Sono bastate queste cifre per far schizzare la raccolta a livello comunale oltre il 57% nel 2007. Con questi dati già dal 2006 Capannori è il primo comune toscano per raccolta differenziata.
Con la raccolta differenziata dal 2004 al 2007 sono stati avviati a riciclaggio 56.861 tonnellate di rifiuti. A Marlia e Lammari (le due frazioni più abitate servite dal porta a porta) sono stati avviati a riciclo, dal gennaio 2006 al dicembre 2007, ben 8.288 tonnellate di rifiuti.
Dall’avvio del “Porta a porta”, grazie all’aumento della raccolta differenziata c’è stata una riduzione dei rifiuti indifferenziati di oltre 10.000 tonnellate.
Grazie alla sola raccolta differenziata della carta nel 2007 si è risparmiato l’abbattimento di 100.000 alberi, il consumo di 2.85 milioni di litri di acqua, l’emissione di 9.100 tonnellate di CO2. Per un termine di paragone 2,85 milioni di litri di acqua risparmiati equivalgono al risparmio idrico del consumo annuo di ben 31.647 cittadini.
Grazie al riciclo del vetro e della plastica, la mancata emissione in atmosfera di CO2 è stata pari a ben 821.200 kg. Grazie all’utilizzo di sfalci e potature si è ottenuto un risparmio di 1.074.500 kg di CO2.
Sommando questi dati si ottiene la mancata emissione di 1.904.800 tonnellate di CO2 in atmosfera, dato che coincide con il mancato consumo di 676.204 barili di petrolio.
Nel 2007 sono state raccolte 15.723 tonnellate di materiale differenziato. In Provincia di Lucca il costo medio di conferimento dell’indifferenziato è di 160 euro alla tonnellata. Se queste 15.723 tonnellate fossero finite nel circuito dei rifiuti indifferenziati sarebbero stati necessari ben 2.515.680,00 euro per il loro smaltimento. La spesa di conferimento agli impianti di riciclaggio di queste 15.723 tonnellate è stata invece di 507.688 euro. Inoltre, occorre considerare che la carta è una risorsa. Infatti, dalla vendita delle 6.439 tonnellate di carta raccolta nel 2007, sono stati ricavati ben 340.010 euro.
Andando dunque a sottrarre il costo di smaltimento dei materiali differenziati, al ricavo ottenuto con la vendita della carta, si ottiene un costo complessivo per le 15.723 tonnellate di rifiuti differenziati di 167.678 euro. Se confrontiamo questo dato con il costo che sarebbe derivato dallo smaltimento nel ciclo dell’indifferenziato, il risparmio nel conferimento agli impianti è dunque pari a 2.348.000 euro nel solo 2007. Qualcosa di incredibile!
Un ulteriore elemento positivo dell’esperienza di raccolta domiciliare a Capannori è l’aspetto del lavoro. Il “porta a porta” necessita infatti di un numero più elevato di operatori. Dall’inizio del sistema di raccolta “Porta a porta” ad oggi ci sono state circa 30 nuove assunzioni. Questo non ha significato però maggiori costi perché questi sono stati compensati dai risparmi ottenuti dal mancato smaltimento dei rifiuti indifferenziati. Questi risparmi sono stati investiti non solo in mezzi più piccoli ed ecologici ed in nuovo personale ma anche garantendo un risparmio sulla tariffa al cittadino.
Con i risparmi ottenuti dal non dover smaltire i rifiuti indifferenziati, oltre a coprire i costi delle nuove assunzioni, il Comune ha riconosciuto una riduzione della tariffa ai cittadini, pari al 20% sulla parte variabile.
I cittadini di Capannori possono inoltre conferire qualsiasi tipologia di rifiuti presso due isole ecologiche realizzate con un sistema informatico che registra ogni conferimento, attribuendo all’utente un punteggio e registrandolo su una tessera magnetica. Alla fine dell’anno, il punteggio si trasforma in un bonus economico inviato con assegno direttamente a domicilio.
Ma è sul fronte della riduzione dei rifiuti che il Comune di Capannori sta ottenendo risultati ancora più sorprendenti. Oltre alla pratica ormai capillarmente diffusa del compostaggio domestico, incentivato con un ulteriore sconto del 10% sulla parte variabile della tariffa, il Comune ha cominciato a vendere latte alla spina, in collaborazione con un produttore a soli 200 metri di distanza dal luogo in cui è stato sistemato l’erogatore automatico. Ebbene, ogni giorno vengono distribuiti circa 600 litri di latte crudo al prezzo di 1 euro al litro, vantaggioso sia per il cittadino (che risparmia 30-40 centesimi ogni volta) che per il produttore (che ricava più del doppio di quanto non avrebbe percepito dal circuito tradizionale).
Il progetto “Il mio latte appena munto” garantisce anche una diminuzione consistente di rifiuti, infatti le famiglie si portano il recipiente da casa, evitando così di consumare inutili contenitori usa e getta.
Stesso percorso è stato seguito per la messa al bando delle acque minerali in bottiglia nelle mense scolastiche, sostituite da brocche di acqua fresca (controllata ed economica) del rubinetto. Il progetto, avviato in via sperimentale in alcune scuole, ha già permesso di risparmiare all’ambiente circa 10.000 bottigliette di plastica usa e getta.
Con lo stesso obiettivo di diminuire l’utilizzo delle acque minerali ma anche per valorizzare i luoghi delle fonti naturali presenti sul territorio come luoghi di “bene comune”, è stato costruito un percorso denominato: “La Via della Buona Acqua”. Il percorso valorizza la presenza delle fonti con una cartellonistica stradale e l’indicazione delle proprietà dell’acqua che ne sgorga e la garanzie dell’assoluta sicurezza nell’utilizzo.
E’ stato inoltre costituito un tavolo con tutti i comitati paesani che organizzano le sagre (circa di 10 nel territorio comunale), e con loro è stato concordato un percorso di progressiva eliminazione di stoviglie usa e getta per i coperti. Il progetto “Eco sagre”, pensato per ridurre la scia di rifiuti che si lasciano dietro le tante manifestazioni estive organizzate ogni anno, ha preso spunto dal progetto “Ecofeste” lanciato con successo qualche anno fa dalla Provincia di Parma, e ripreso da diversi enti locali italiani.
Per settembre, infine, è in programma l’introduzione negli asili nido comunali dei pannolini lavabili in sostituzione degli usa e getta, oltre che a forme di incentivo per tutti i bambini da zero a tre anni residente nel territorio comunale.
Un progetto ambizioso, quello di Capannori, frutto dell’impegno e della passione di amministratori intelligenti e virtuosi (la città di Capannori è iscritta dal 2008 all’Associazione dei Comuni Virtuosi), che hanno scelto di interpretare il proprio ruolo in modo diverso e originale: al servizio del pianeta e dei suoi abitanti.
(L’intervista ad Alessio Ciacci, assessore all’ambiente del Comune di Capannori)
NOI SIAMO RIACE
Marzo 25, 2009
L’Associazione dei Comuni Virtuosi con la persona del presidente Gianluca Fioretti, ha più volte manifestato la propria vicinanza e condivisione delle politiche del comune partecipando all’assemblea annuale di Recosol e ai convegni promossi nella splendida località in provincia di Reggio Calabria. Riportiamo di seguito il testo della mail del nostro presidente in solidarietà al sindaco e invitiamo tutti a scrivere e a manifestare il proprio appoggio in un momento tanto difficile.
“Caro Domenico,
con la presente, Ti esprimo la mia più sincera solidarietà e vicinanza per i gravi fatti di intimidazione subiti dalla tua comunità. Sono sicuro che i colpevoli saranno presto punti, e, nel contempo, tu possa continuare a svolgere la tua encomiabile opera di accoglienza e solidarietà al servizio di Riace e del suo territorio. E’ importante che tale attività, che svolgi attraverso la cooperativa Città Futura e la tua Amministrazione comunale, non si fermi.
Per questo motivo, sai che puoi contare su tutti i tuoi amici di Re.Co.Sol., su di me e sull’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi. Non esitare a chiamarmi, e a contattarci, ogni qual volta tu senta la necessità. Tieni duro, ti siamo vicini!…
Un abbraccio, Luca Fioretti”
Cari “amici di Riace” ho sentito Domenico sindaco poco fa, era il caserma, si trova per denunciare il fatto di aver trovato sparatala porta del ristorante. E’ preoccupato soprattuto per i giovani operatori che si sono un po’ spaventati.
Riace è molto esposta, ancora di più con la proposta di legge Regionale presentata tre giorni fa sull’accoglienza immigrati le cose che fanno in quel territorio sono sempre davvero “hard”. Se ritenete fatevi vivi, il fax del comune è 0964 778016, la email dell’associazione citta.futura@tiscali.it (ma non sempre funziona…).
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L’Amministrazione di Cassinetta di Lugagnano, si unisce alla Rete dei Comuni Solidali, all’associazione Comuni Virtuosi ed esprime solidarietà e vicinanza al sindaco Domenico Lucano e alla comunità di Riace.
PORTA LA SPORTA
Marzo 23, 2009

Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?
Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato “gratuitamente “ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo!
- Costituisce un’inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili, deriva dal petrolio
- Deturpa e inquina per centinaia di anni ogni luogo del pianeta
- Per opera di agenti naturali e attraverso scarichi e corsi d’acqua raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
I sacchetti uccidono ogni anno oltre centomila esseri viventi:
mammiferi marini, tartarughe, uccelli,… che li inghiottono scambiandoli per cibo o che vi rimangono intrappolati morendo per fame o asfissia
ORA LO SAI, PARTI DA QUESTO PICCOLO GESTO PER MODIFICARE STILI DI VITA INSOSTENIBILI, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA ….
FAI COME NOI, SEMPRE E OVUNQUE PORTA LA SPORTA !
Meno di un miliardo di euro per 200.000 posti di lavoro!
Marzo 12, 2009

Raccolta differenziata e Riciclo: ingredienti per una ricetta contro la crisi.Meno di un miliardo di euro per 200.000 posti di lavoro!
Grandi opere, ecoincentivi, permessi di costruire, condoni: molti tentativi si rincorrono per cercare vie da esplorare per vincere una crisi complessa.
Vorrei provare a fornire una proposta al governo e ai decisori.
Abbiamo una grande opportunità in Italia per creare posti di lavoro a costo ridotto per la società: promuovere la raccolta differenziata di tipo domiciliare.
Le amministrazioni virtuose italiane che hanno già intrapreso questa via hanno dimostrato come il cambiamento della raccolta rifiuti da stradale a domiciliare, con una raccolta differenziata integrata, necessita almeno del 50% di manodopera in più.
In pratica servire i 45milioni di italiani, che ancora non lo sono, con raccolta domiciliare, significherebbe creare circa 100.000 posti di lavoro diretti.
Un intervento di questo tipo ha tre considerazioni immediate:
- richiede tempi di attivazioni rapidissimi, dell’ordine di mesi, come si direbbe per le grandi opere è immediatamente cantierabile;
- dà ordine al sistema dei rifiuti riportando le materie nei canali corretti contribuendo al contenimento della produzione complessiva, aumentando l’efficienza degli impianti di smaltimento, garantendo un maggior controllo di filiera evitando conferimenti fraudolenti;
- aumenta la qualità (non solo la quantità) delle materie prime seconde, creando ulteriori posti di lavoro nel comparto del recupero, quantificabili in ulteriori 100.000 posti di lavoro. Comparto a dura prova della crisi globale, ma certamente più flessibile dell’industria classica che si basa sull’utilizzo delle risorse naturali prime, distanti e costose.
Ovviamente tutto ciò ha un costo: la raccolta e il trattamento post raccolta costano mediamente il 30 – 50% in più dell’attuale costo di raccolta.
È altresì vero che in questo modo diminuiscono i costi alla collettività dello smaltimento finale (discariche in particolare) e il modello nell’arco di 3 anni può raggiungere un nuovo equilibrio.
Si tratta di sottrarre risorse dallo smaltimento per investirle nelle raccolte.
In termini ancor più visivi si tratta di smetterla di buttare biglietti da 100 euro sotto terra e darli alle persone.
Se poi il governo decidesse di investire per contenere l’aumento di costi dello start up l’intera operazione il costo complessivo potrebbe aggirarsi attorno ai 900 milioni di euro.
Meno di un miliardo di euro per 200.000 posti di lavoro!
Roberto CAVALLO
Presidente AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale) www.assaica.org; www.envi.info
Presidente ERICA www.cooperica.it
Membro del direttivo ACR+ (Association Cities and Regions for Recycling and Sustainable Management of Resources) www.acrplus.org
Valutatore Esperto 7PQRS Commissione Europea Direzione Generale Ricerca
Cell. 335 8297916
e-mail presidenza@cooperica.it
Alba, lì 11 marzo 2009
Pronti a pagare il bidone nucleare?
Marzo 11, 2009

Il 24 febbraio Berlusconi e Sarkozy hanno presentato un accordo per costruire nuove centrali nucleari in Italia. Qualcuno ha commentato che finalmente il nostro paese si appresta a recuperare vent’anni di ritardo, causati dal famigerato referendum del 1987.Ma con la chiusura in Italia del nucleare, il referendum c’entra poco. Il referendum non bloccò alcunché in realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo per il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non economiche, già chiuse o destinate ad essere chiuse da Enel. Ricordiamo che quando si svolse il Referendum nel 1987, la centrale di Garigliano era già chiusa, quella di Borgo Sabotino era ferma dall’anno prima, quella di Trino era già stata fermata due volte (nel ‘67 e nel ‘79) per problemi tecnici.
La verità è che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu il referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. Se si guarda alla stessa Francia, si scopre che l’EPR (il reattore ad acqua pressurizzata) attualmente in costruzione è il primo impianto nuovo dopo vent’anni e che negli Stati uniti d’America, la patria del nucleare con i suoi 104 reattori ancora attivi, l’ultima costruzione venne ordinata nel 1978.
Perchè questa crisi? Perchè economicamente non conveniva ed a maggior ragione non conviene ora. L’attuale “ritorno di fiamma” è fondato sulla necessità di ridurre le emissioni di CO2.
L’annuncio del governo però é in netta contraddizione con questo argomento, ovvero l’indispensabilità del nucleare per rispettare gli impegni di Kyoto e dell’Unione Europea in materia di riduzione delle emissioni climalteranti. In contraddizione perchè l’impegno a produrre il 20% dell’energia da fonti alternative scade nel 2020 e per quella data il ministro Scajola ha annunciato che sarà pronta la prima centrale (se tutto andrà per il verso giusto), che impiegherà qualche anno per recuperare la Co2 (tanta), che si consuma per costruire quel mammut di acciaio e cemento che è una centrale di tipo EPR. Centrale, sia detto per inciso, che altro non e’ se non una centrale di seconda generazione (e’ un reattore ad acqua in pressione come quello di Trino Vercellese ideato nel 1961) in cui i sistemi di sicurezza sono notevolmente potenziati attraverso il sistema della ridondanza dei circuiti. Dunque il nucleare non servirà a mantenere gli impegni di riduzione delle emissioni che alterano il clima concordati con le altre nazioni dal nostro paese.
A che cosa servirà allora? A ridurre l’insicurezza degli approvvigionamenti dicono, ed è innegabile che dipendere, nella generazione elettrica, per il 60% dal gas non sia una scelta ottimale.
Ma l’ultima edizione delle “Prospettive dell’energia nucleare 2008?, edito dall’OCSE (non dall’eco delle alternative), sta scritto che “Le risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050?. La domanda sorge spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime sul costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sara’ forse pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per 30 anni?
In questi anni si è parlato con entusiasmo del reattore in costruzione in Finlandia, quando proprio questo reattore è stato citato dal Financial Times (3 novembre 2008), come simbolo negativo della presunta rinascita nucleare perché sta accumulando ritardi ed i costi sono saliti enormemente, tanto che è in corso una causa legale fra committenti e il costruttore francese.
E questi francesi, come mai sono cosi disponibili ad offrirci il loro know-how? Improvvisamente filantropi? Semplicemente siamo una bella occasione per loro, l’occasione di fare un sacco di denaro trovando sbocco ad una industria che in regime di libero mercato non sta in piedi, sta in piedi solo in regimi statalisti. Sì perché tornando a guardare fuori della finestra si nota bene che a parte la Finlandia col suo ormai famoso impianto di Olkiluoto, a costruire centrali oggi sono paesi in cui l’energia è affare di stato. Areva, la società francese che costruisce gli EPR, nel 2008 ha registrato un calo degli utili del 21% rispetto all’anno precedente ed ha bisogno di 10 miliardi di euro nei prossimi quattro anni per finanziare gli investimenti programmati nell’attività mineraria di estrazione dell’uranio e negli impianti di produzione del combustibile. Con l’uscita di Siemens il suo debito salirà a 5,5 miliardi di euro (fonte Wall Street Journal Europe 26 feb 2009).
Sarkozy sta semplicemente facendo da piazzista per le sue imprese e la posta in palio e’ alta, il costo dell’EPR finlandese attualmente e’ arrivato a 4,5 miliardi, Alessandro Clerici (nuclearista convinto e presidente del Gruppo di Lavoro WEC “Il futuro ruolo del nucleare in Europa”) stima in 5 miliardi il costo di un EPR oggi, per cui 4 EPR fanno ben 20 miliardi di euro! Mica male di questi tempi.
Ma attenzione il conto non e’ finito qui perché per arrivare al 25% di produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perché il nucleare, non dimentichiamolo, e’ un sistema. Non come un parco eolico che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea di distribuzione ed e’ finita li, o come qualche pannello solare che si monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo importare dall’estero e produce pericolose scorie che vanno messe da qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 pagano ogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.
Nel bilancio 2006 della Sogin – la società italiana preposta allo smaltimento delle centrali – era riportata la cifra di 4,3 miliardi di euro per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito. La stima che circolava lo scorso anno per costruire la discarica definitiva dove mettere il combustibile consumato, attualmente stoccato un po’ ovunque (in Italia e all’estero) e’ di (ulteriori) 1,5 miliardi.
Dunque siamo pronti a pagare?
Noi no, a noi sembra più conveniente pensare ad altre risorse per produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato 1,010 MW di eolico (fonte Enav) e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh (+62,9% rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di fotovoltaico (fonte GSE). All’estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno installato eolico pari a 8 volte quello installatoda noi ( e sono balzati subito in prima posizione superando la Germania), seguiti dalla Cina (6 mila MW) e dall’India (fonte GWEC). Che dire poi della riqualificazione energetica degli edifici italiani? Basta ricordare che il nuovo che si costruisce annualmente in base a nuovi parametri è circa pari a un 3%, ma è l’esistente, pari al 97%, la miniera nascosta di energia risparmiabile e di posti di lavoro.
In economia si dice che ogni paese debba sfruttare le proprie risorse, nel commercio si persegue la specializzazione seguendo la legge dei vantaggi comparati, perché non fare lo stesso in materia di energia? Perché copiare un paese vicino quando abbiamo altre risorse naturali che ci renderebbero davvero indipendenti da ricatti esterni, riducendo le emissioni inquinanti?
Ma forse e’ una soluzione troppo semplice che non permette la gestione di grandi commesse…
Roberto Meregalli (Beati i costruttori di pace)
Roberto Brambilla (Rete Lilliput)
Mario Agostinelli (Unaltralombardia)
Le proposte dei blog per salvare il clima
Marzo 10, 2009

Diamo una spinta alla Rivoluzione Verde Italiana
Di fronte alla crisi economica e energetica Berlusconi fa esattamente il contrario di Obama. In Usa stanno investendo miliardi in fonti rinnovabili, in Italia si fa il contrario arrivando a peggiorare le già poche misure a favore della razionalizzazione energetica. E’ necessario impegnarsi per la cancellazione dei nuovi balzelli di Berlusconi sugli impianti di pannelli solari fotovoltaici. Ma non basta.
In questi mesi il fronte ecologista ha giocato in difesa provando a difendere i risultati attenuti sotto il Governo Prodi. Oggi è arrivato il momento di chiedere all’Italia di fare un passo in avanti verso la sostenibilità ambientale. Come? Passando dalla protesta alla proposta. La nostra idea è quella di lanciare una seconda catena di blog Contro il suicidio energetico e nucleare. Abbiamo visto che è uno strumento di comunicazione efficace. Qui sotto trovate alcune richieste che vanno da piccole iniziative fino a grandi cambiamenti.
Per una settimana discuteremo di queste e altre idee che chiunque potrà portare nei blog www.jacopofo.com e blog.libero.it/kudablog. Dopodiché elaboreremo un documento con il pacchetto legge blog-ambiente che sottoporremo ai nostri parlamentari, forse qualcuno di loro riterrà le nostre proposte sensate e le porterà in aula. Ecco le prime idee, nei commenti lo spazio per migliorarle o proporne di nuove:
1- TOGLIERE L’ICI DAL FOTOVOLTAICO, RIPRISTINARE LE CONDIZIONI DI PAGAMENTO INIZIALI DEL FINANZIAMENTO SUGLI IMPIANTI: gli impianti solari fotovoltaici a terra e sui tetti quelli non integrati, vengono classificati come impianti industriali e si impone l’onere di accatastarli e di pagare quindi l’Ici. Inoltre il governo Berlusconi ha modificato una serie di aspetti secondari dei meccanismi di pagamento in modo peggiorativo: vogliamo sia ripristinata la situazione iniziale. (+ info)
2- RIPORTARE IL RECUPERO DEL 55% DELL’IRPEF SPALMABILE SU 10 ANNI: per i lavori sull’efficienza energetica, con le nuove norme, si può recuperare il 55% di detrazione spalmandolo su un periodo di 5 anni. Di fatto si penalizza chi ha un reddito inferiore e quindi può recuperare ogni anno una quota inferiore di finanziamento. Chiediamo che anche i cittadini che non pagano l’Irpef e quindi non possono recuperare nulla venga dato modo di usufruire di pari incentivi o rimborsi. E’ assurdo che possa investire in efficienza energetica solo la fascia medio alta della popolazione. Inoltre chiediamo che vengano immediatamente emessi i decreti attuativi per la detrazione 2009, senza i decreti attuativi la detrazione del 55% del’Irpef non esiste. (+ info)
3- RECUPERO DELL’OLIO FRITTO PER FARNE BIODISEL: istituire la raccolto degli olii alimentari come in Germania dove si consegnano ai distributori di carburante che rilasciano un buono sconto proporzionato alla quantità d’olio fritto. Inoltre togliere il divieto di commercializzare liberamente il biodiesel, oggi i produttori hanno l’obbligo di conferirlo ai petrolieri che lo mischiano con il diesel. (+ info)
4- OBBLIGARE I COMUNI A PUBBLICARE LA LORO BOLLETTA ENERGETICA e chiedere un impegno perchè ogni anno ci sia una diminuzione del consumo pro-capite. (+ info)
5- ISTITUIRE FORME DI CREDITO PERMANENTI PER CHI VUOLE INVESTIRE IN ECOTECNOLOGIE magari su esempio di quello che ha fatto la Provincia di Milano.
6- SBLOCCARE LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ELETTRONICI: Il 1 gennaio 2008 sarebbe dovuto partire il nostro sistema di raccolta dei rifiuti hi-tech. Ufficialmente ma non nella realtà! Mancano all’appello diversi decreti attuativi necessari a tradurre in pratica le disposizioni di legge. Tra questi, c’è il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, che obbliga la distribuzione a ritirare gratuitamente, in ragione di uno contro uno, l’apparecchiatura usata al momento dell’acquisto di un nuovo articolo simile destinato a un nucleo domestico. Questo decreto doveva entrare in vigore entro il 28 febbraio 2008, ma ancora non vede luce. (+ info)
7- SOSTEGNO ALLA MOBILITA’ CICLABILE: introdurre in tutti i comuni la legge che prevede il diritto di parcheggiare le biciclette nei cortili dei palazzi e delle aziende. Obbligare i gestori dei trasporti pubblici a permettere il trasporto delle biciclette su metropolitana ed autobus per almeno il 50% del tempo di servizio. (+ info)
8- RIDURRE L’USO DI BATTERIE USA E GETTA: tassazione sulle batterie usa e getta per finanziare un incentivo a quelle ricaricabili. (+ info)
9- SOSTEGNO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA: mettere simboli chiari su ogni materiale utilizzato nelle confezioni in modo da evitare confusioni. (+ info)
e poi una proposta macro:
10- INVESTIRE NELLE FONTI RINNOVABILI I SOLDI DEL NUCLEARE, DELLE CENTRALI ELETTRICHE ALIMENTATE DA FONTI ENERGETICHE NON RINNOVABILI E DEI NUOVI INCENERITORI: nei recenti accordi Francia-Italia si parla di una spesa di oltre 20 miliardi di euro per costruire centrali nucleari in Italia che daranno energia solo tra 12/15 anni. Investire subito le stesse risorse sul centrali e microimpianti alimentati da fonti rinnovabili per avere energia da subito e non trovarsi il problema delle scorie e di eventuali incidenti. (+ info)
PARLA CON ME
Marzo 10, 2009
MARCO BOSCHINI, I COMUNI VIRTUOSI E CASSINETTA DI LUGAGNANO A PARLA CON ME
Torna la speculazione anni ‘60
Marzo 9, 2009

Nel dossier su la Repubblica , 8 marzo 2009 le prime reazioni al piano casa preannunciato dal governo e l’analisi dell’andamento dell’edilizia dal 2000 (m.p.g.)
Berlusconi: “Via al piano edilizia”
ma molte Regioni dicono no
di Paola Coppola
Serve “per smuovere l’economia”, per rimettere in moto l’edilizia “ferma e impastoiata da mille burocratismi”. Darà “a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia la possibilità di aggiungere una o due stanze”. Senza rischi di abusi, garantisce Berlusconi. Il piano straordinario per l’edilizia si farà, e subito: alla prossima riunione del Consiglio dei ministri, “venerdì faremo il provvedimento”, chiarisce il premier.
Per il ministro delle Infrastrutture Matteoli è possibile trovare punti di incontro sul provvedimento perché “è una necessità non solo delle Regioni di centrodestra ma di tutto il Paese”. Giusto riparlare del piano per il leader leghista Bossi, che però frena: “Alcuni ci credono molto, io meno”.
Ora toccherà alle Regioni valutare il documento, discusso con Veneto e Sardegna, e che potrebbe essere ripreso in gran parte dal governo con una norma nazionale da affiancare a quelle regionali. Il piano dà il via libera a un aumento delle cubature del patrimonio edilizio con la possibilità per le Regioni che lo accettano di ampliare gli edifici esistenti del 20%, di abbattere edifici realizzati prima del 1989 per ricostruirli, con il 30% di cubatura in più in base agli “odierni standard qualitativi, architettonici, energetici”, di abolire il permesso di costruire e sostituirlo con una dichiarazione di conformità da parte del progettista.
Ma la maggioranza delle Regioni già frena sul testo che dovrebbe essere alla base della normativa che vuole rivoluzionare le norme su costruzioni e ristrutturazioni. Se il Veneto si candida a fare da apripista, e per il governatore Galan “non ci sarà alcuno scempio, ma si tratterà di operare sul patrimonio edilizio esistente”, e la Sardegna è favorevole, l’Abruzzo è pronto a valutare il piano e la Sicilia lo “sposa pienamente”, come dice l’assessore ai Lavori pubblici della giunta Lombardo, Gentile, ma molti governatori di centrosinistra sono perplessi perché temono soprattutto l’impatto ambientale.
È cauto il governatore lombardo Formigoni: “Tutto ciò che va nella direzione della sburocratizzazione e della accelerazione dei procedimenti normativi non può che essere positivo”, dice. E precisa: “Studieremo il progetto con un atteggiamento di apertura, ma anche con prudenza, per ciò che può andare a discapito del territorio. Quello della Lombardia è già fortemente antropizzato”. Frena anche l’assessore lombardo al Territorio, il leghista Boni: “Abbiamo approvato una legge che restringe i poteri dei Comuni per impedire di occupare nuovo suolo pubblico”. Bocciatura dal Piemonte: “Discutibile la proposta di permettere di aumentare la cubatura nelle parti esterne, senza controlli: potrebbe provocare disastri nel patrimonio architettonico e nel paesaggio”, dice Mercedes Bresso. In Piemonte una legge permette già di ampliare la cubatura per interventi di ecoedilizia e per le ristrutturazioni di mansarde e parti interne degli edifici. Il piano preoccupa il presidente della Regione Emilia Romagna, Errani; Martini lo bolla come “una proposta inaccettabile, costruita solo con alcune regioni, anziché attraverso un confronto con tutte”. Anche in Toscana si possono ampliare le superfici abitative o installare impianti di energia rinnovabile “con i contributi regionali e senza far saltare leggi e regolamenti”, dice il governatore. Per Marrazzo, governatore del Lazio, è “una forma surrettizia di condono”. Rilanciare l’edilizia è un volano utile, ma bisogna ripartire da quella pubblica, dice Burlando, governatore della Liguria. Contraria la presidente della Regione Umbria, Lorenzetti, il governatore delle Marche, Spacca, chiede di “evitare la deregulation”. E “no” anche da Campania, Puglia e Basilicata. Perplesso Loiero: “Si può raggiungere meglio l’obiettivo con incentivi reali come quelli che la Calabria ha messo a disposizione e senza cambiare le regole”.
Ambientalisti sul piede di guerra
di Adriano Bonafede
La più dura è Legambiente, che in una nota scomoda addirittura il classico Mani sulla città di Francesco Rosi: “Sembra di tornare alla situazione descritta in quel film, al tempo in cui in barba a qualsiasi norma, Piano o Regolamento edilizio, negli anni ‘60 in Italia, speculatori senza scrupoli hanno potuto ampliare, demolire, ricostruire edifici brutti e insicuri”. Secondo l’organizzazione di difesa dell’ambiente, “sono pagine di storia del nostro Paese che hanno fatto nascere edifici e periferie squallide, dove l’edilizia ha creato ricchezza solo per gli speculatori e case invivibili”. Ha poi aggiunto Edoardo Zanchini, responsabile Urbanistica di Legambiente: “Pensare di premiare con il 20-30% di aumento di cubatura interventi che verrebbero realizzati in deroga a Piani urbanistici e regolamenti edilizi significa rendere più brutte e invivibili le città italiane e premiare gli speculatori”.
Le preoccupazioni degli ambientalisti riecheggiano anche nel commento di Ermete Realacci, ora responsabile di queste tematiche per il Pd: “È indispensabile un forte rilancio dell’edilizia pubblica sia per l’uso abitativo che per quello scolastico. Ma le norme annunciate dal governo appaiono confuse e pericolose. La proposta di oggi sarebbe iniqua e devastante per l’equilibrio delle città, speriamo resti solo un annuncio come tanti altri”.
Per Giovanna Melandri, responsabile Cultura del Pd, “l’Italia rischia di dare l’ultimo assalto alla propria bellezza e al proprio paesaggio, valori imprescindibili della nostra identità e del nostro futuro”.
Da parte degli urbanisti, come si vede anche dagli articoli in pagina, si insiste sul fatto che con questa liberalizzazione il governo rinuncia sia al progetto iniziale che al controllo finale. Dice Daniel Modigliani, ex direttore del Piano Regolatore di Roma: “Il governo ha di fatto deciso di non volersi occupare della trasformazione edilizia delle aree metropolitane, nelle quali, peraltro, abita l’85 per cento della popolazione italiana. È quasi peggio di un condono edilizio: almeno quello riguarda soltanto gli edifici irregolari; in questo caso, invece, anche tutto ciò che è regolare”.
Gli unici a vedere con favore il provvedimento “liberalizzatore” sono i costruttori, che si aspettano una nuova stagione di affari.
Fuksas:
“Un delirio che può accadere solo qui in Italia”
L’architetto Massimiliano Fuksas è categorico: “Non esiste nessun altro paese in cui si possa fare quello che il governo italiano sembra ora ipotizzare. In Francia, in Spagna, in Germania, paesi che conosco bene, c’è sempre la presentazione di un progetto e c’è un’autorizzazione. Qui invece c’è la resa totale dello Stato. È un delirio”. Per Fuksas il governo, anche nel campo edilizio, ripropone una strada che ha già battuto in altri casi: “Il messaggio è chiaro: la burocrazia non è capace, quindi fate come credete. Così come si dice: fatevi le ronde perché la polizia non può farlo. Per uno come me, affezionato all’idea di Stato, c’è un senso di frustrazione”. Un intervento sull’edilizia si può fare: “Ma ci vorrebbe un piano vero come il Piano Fanfani negli anni 50″.
Cervellati:
“Sciagura che impoverisce tutto il Paese”
“Manca totalmente un progetto. C’è semmai un elemento di speculazione e di favore per chi ha già una casa, che può ampliarla. L’edilizia ha un valore ma andrebbe indirizzata verso determinate aree e problemi”. L’urbanista Pier Luigi Cervellati è a dir poco allarmato. “Siamo di fronte a una forma di deregulation con il paravento del risparmio energetico. E poi, nessuno sa con quali parametri misuro questo risparmio: aumento la profondità dei muri? Lavoro all’interno? In Trentino Alto Adige sono stati identificati dei parametri. È evidente che il tutto andrebbe pianificato, studiato con obbiettivi molto precisi. Senza di ciò il progetto diventa una forma di speculazione che porta a un impoverimento del paese. Il liberismo nell’edilizia senza un’idea è una sciagura”.
Secchi:
“Uno scandalo che farà scattare
la deregulation selvaggia”
“Questo progetto mi sembra veramente scandaloso”. A parlare è l’architetto Bernardo Secchi, ordinario di Urbanistica all’Università di Venezia. “È vero che quando si adeguano gli edifici alle norme energetiche c’è bisogno di qualche metro quadro in più, ma tutto ciò non può essere lasciato all’iniziativa di chiunque”. All’estero, aggiunge Secchi, si fanno sempre dei progetti di massima, “dove gli urbanisti dicono quali sono le performance che devono avere gli edifici (ad esempio in Francia ci sono le classi A,B,C, ecc). Soltanto all’interno di questi progetti possono intervenire i singoli”. E poi non basta un’autocertificazione del progettista: “Certo che no. La certificazione deve essere fatta da un apposito ente, altrimenti è liberalizzazione selvaggia”.
Buzzetti:
“Il progetto darà una spallata alla burocrazia”
“Comprendo le perplessità che alcuni hanno manifestato, ma confido nel fatto che alla fine il progetto del governo sarà più equilibrato di quanto non sia apparso finora”. Chiedere a un costruttore cosa ne pensa di una norma che di fatto liberalizza e semplifica l’edilizia è come chiedere all’oste se il vino è buono. Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, fa dunque il suo mestiere, ma si rende conto delle criticità: “Io credo che la norma che prevede l’abolizione dell’autorizzazione riguarderà solo gli interventi più piccoli, non i più grandi. In ogni caso da sempre i costruttori chiedono ai governi una semplificazione e una maggiore rapidità delle procedure. Questo provvedimento darà una spallata alla burocrazia”.
Otto anni di boom edilizio ininterrotto
di Rosa Serrano
Quanto è cresciuto in questi anni il patrimonio abitativo italiano? Quanti metri cubi di cemento si sono posati uno sull’altro per venire incontro alla richiesta di case delle famiglie italiane? E soprattutto, questo bisogno è stato alla fine soddisfatto? Alla vigilia della nuova “rivoluzione del mattone” annunciata dal presidente del Consiglio, cerchiamo di dare qualche risposta, di diradare qualche dubbio. E come prima cosa, scopriamo che dal 2000 ad oggi il flusso di nuove abitazioni costruite ogni anno si è fatto via via sempre più impetuoso. Il dato ci viene fornito dal Cresme: nel 2000 erano 159 mila. Lo scorso anno quasi il doppio: 287.000 (che salgono a 323 mila se includiamo gli ampliamenti di edifici esistenti). Un balzo di oltre l’80 per cento, che sarebbe stato anche maggiore se nel 2008 non si fosse registrata una lieve flessione. L’Agenzia del territorio non fa che confermare questo boom pluriennale del mattone: tra il 2003 e il 2007 il patrimonio residenziale complessivo (cioè lo stock esistente) è salito da 28,8 milioni di abitazioni a 31,4: 2 milioni 600 mila in più. Metà di questo aumento è concentrato al Nord. Il resto se lo dividono Centro e Mezzogiorno con una prevalenza di quest’ultimo, dove lo stock è salito di 700 mila unità.
Malgrado l’ultimo rallentamento creato dalla crisi economica, si è tornati a costruire allo stesso ritmo degli anni ‘80, decennio che conobbe il primo grande condono edilizio, quello deciso da Bettino Craxi. Seguìto dalle due sanatorie di Berlusconi e dalla legge “padroni a casa propria”, che oggi il premier vuole in qualche modo riprendere ed estendere dalle ristrutturazioni interne alle cubature esterne.
Di fronte a questo rinnovato e duraturo boom edilizio, ci si aspetterebbe di veder soddisfatta gran parte della fame di abitazioni delle famiglie italiane, ancora non proprietarie. Invece no. Sentiamo quello che ci dice l’associazione dei costruttori, l’Ance, in un suo report. Nel quadriennio 2003-2007 sono stati rilasciati permessi per costruire 1,2 milioni di alloggi a fronte di un fabbisogno abitativo proveniente da nuove famiglie di circa 1,5 milioni di case. Insomma, alla fine ci sono 78 abitazioni per 100 nuove famiglie. Cosa significa questo? Che bisogna costruire ancora di più? In realtà, finora si è costruito moltissimo per il mercato (sempre più ricco) e pochissimo per l’edilizia popolare. Al rilancio di quest’ultima ora punta il Piano Casa che il governo ha sbloccato ieri l’altro con le Regioni. Si cerca in altre parole di intercettare quelle fasce deboli di famiglie tagliate fuori in tutti questi anni dai prezzi inaccessibili e dalla stretta creditizia che ha drasticamente ridotto il ricorso ai mutui soprattutto da parte di giovani o immigrati. Ma tagliate fuori anche da una scarsa offerta di case in affitto a canoni possibili. Chi contesta, come gli ambientalisti, il ricorso a nuove costruzioni, ricorda a questo proposito il fenomeno delle case sfitte. Secondo una recentissima ricerca del Sunia, a Roma sono oltre 245.000 su 1,7 milioni di abitazioni; a Milano 81.000 su 1,6 milioni.
Oltre al piano di edilizia popolare che il governo cerca di legare a una maggiore offerta di affitti a basso prezzo, resta da capire se e in che misura la “liberalizzazione edilizia” che Berlusconi si appresta a presentare (con libertà di ampliare, di demolire e di ricostruire case) verrà incontro alle esigenze delle famiglie attraverso il recupero del patrimonio abitativo esistente, o se verrà utilizzato solo per nuove speculazioni edilizie.
Licenze edilizie, no della Puglia
di Giuliano Foschini
“Nessun aumento di cubature straordinarie. “Fin quando governeremo noi, operazioni scellerate come questa non saranno mai possibili”. L’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente, chiude le porte in faccia alla proposta di legge del governo Berlusconi che consentirebbe aumenti di cubature dal 20 al 35 per cento a tutte le strutture residenziali. “Non firmeremo mai quella convenzione – continua l’assessore che è anche docente al Politecnico di Bari in Pianificazione urbanistica – perché sarebbe come mandare all’aria decenni di studi, di dibattiti, di leggi e discussioni sulla pianificazione del territorio soltanto per soddisfare pericolosissimi appetiti speculativi. Questa manovra con lo sviluppo non ha nulla a che fare: è un’operazione che serve soltanto a sanare gli abusi, prima ancora che diventino tali, senza una verifica della sostenibilità ambientale e paesaggistica degli interventi”.
“In questi anni – continua la Barbanente – la Regione ha dato in materia di urbanistica e quindi di tutela del territorio degli indirizzi ben precisi, puntando soprattutto sulla sostenibilità ambientale. La nostra linea di governo è questa, chiara e netta. Se qualcuno ha intenzione di portare avanti la politica dell´abuso e delle sanatorie, dovrà bussare ad altre porte”.
La Barbanente è critica con Berlusconi anche sulla vicenda legata al piano casa. “Stanno cercando di fare propria – spiega – un’operazione voluta e finanziata del governo Prodi che loro avevano distrutto e che oggi è stata recuperata soltanto grazie alla strenua resistenza delle Regioni, comprese quelle di centrodestra. Oggi il governo ha sbloccato 200 milioni di euro, rispetto ai 550 iniziali, privilegiando i progetti cantierabili. Noi quindi dovremmo vederci finanziare tutti i nostri progetti da 36 milioni”. Ma non è soltanto l’urbanistica il terreno di scontro tra il governo pugliese e quello nazionale. Ieri il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha criticato duramente la spartizione dei fondi Cipe e Fas decisa venerdì dal consiglio dei ministri. “Dagli interventi del Governo – dice – sono scomparsi il piano per le bonifiche dei siti inquinati, comprese quelle per Brindisi e Taranto, i fondi Industria 2015, e gli interventi per le imprese. L’alta capacità ferroviaria Bari-Napoli è completamente assente mentre opere come la Maglie-Leuca ed il Nodo di Bari non rappresentano alcuna novità, essendo già state indicate dai piani del governo precedente”.
…fondata sul cemento
Marzo 7, 2009

PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
Il vecchio scarpone è una Repubblica fondata sul cemento.
La sovranità appartiene al costruttore, che la esercita come gli pare.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’impresa edilizia, sia come singola sia nelle associazioni temporanee di impresa (ATI), e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di parcheggi, svincoli e raccordi autostradali.
Art. 3.
Tutti gli immobiliaristi hanno pari libertà di costruire e sono eguali davanti alla concessione edilizia.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine paesaggistico e ambientale, che, limitando di fatto la libertà di edificare, impediscono il pieno sviluppo dell’impresa edilizia e l’effettiva partecipazione di tutti i costruttori alla devastazione ambientale, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti gli imprenditori del mattone il diritto alla cubatura e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra alla cementificazione materiale o spirituale della società.
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura edificatoria e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il cemento dal paesaggio e dal patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il sacco di cemento 325 portland.
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mi viene da piangere, e mi viene voglia di cambiare paese
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Le mani sulla città
Marzo 7, 2009
| Un commento a caldo di Edoardo Salzano (www.eddyburg.it) sulla “nuova” politica urbanistica lanciata da Berlusconi: torniamo indietro di qualche secolo. Il manifesto, 8 marzo 2009 |

| Scatenare gli “spiriti animali” della speculazione edilizia più forsennata e rozza per dare uno choc all’economia, un colpo alla burocrazia e un volano enorme all’edilizia: questo, secondo le sue parole, il progetto di politica urbanistica dell’uomo che gli italiani, aiutati da una legge elettorale balorda, hanno scelto per governare. Si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici residenziali esistenti e della stessa quantità le aree coperte dagli edifici ad altra destinazione. Si potranno demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici costruiti prima del 1989. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici: basta la certificazione di un tecnico.
Siamo alla follia. Si cancellano non pochi decenni, ma alcuni secoli di tentativi di regolare un mercato (quello dell’utilizzazione del suolo a fini urbani) che, lasciato alla spontaneità, stava distruggendo le città e rendendone invivibili le condizioni per gli abitanti e le attività. La regolamentazione del territorio nell’interesse collettivo non nasce nei paesi del socialismo reale, e neppure in quelli del welfare state, ma agli albori del XIX secolo nei paesi del capitalismo maturo. Arrivò più tardi nei paesi in cui le debolezza dell’imprenditoria moderna lasciava ampio spazio alla rendita, come l’Italia. Qui la regolamentazione urbanistica venne introdotta, nell’epoca fascista, dopo un conflitto che vide, all’interno di quel mondo, la vittoria delle forze del profitto su quelle della rendita: fu nel 1942, quando la legge del fascista Gorla fu approvata contro le resistenze dei difensori del privilegio indiscriminato della proprietà privata. Aumentare le cubature e le superfici delle costruzioni esistenti in deroga a piani (per di più già spesso sovradimensionati) significa compromettere tutte le condizioni della vivibilità: peggiorare le condizioni del traffico, il carico delle reti dell’acqua e delle fogne, ridurre l’efficienza delle scuole, del verde, dei servizi sociali, peggiorare le condizioni dell’aria e dell’acqua, ridurre gli spazi pubblici, rendere più difficile la convivenza. Significa privilegiare, nell’economia, le componenti parassitarie rappresentate dalla speculazione immobiliare rispetto a quelle della ricerca, dell’innovazione dei sistemi produttivi, dell’utilizzazione delle risorse peculiari della nostra terra. Non dimentichiamo che scatenare l’attività edilizia indiscriminata provocherà la distruzione di paesaggi, di beni artistici e culturali, di testimonianze storiche e di bellezza: insomma, di tutte le componenti del patrimonio comune, già così debolmente tutelati nel nostro paese. Non è un caso che uno dei presidenti regionali che darà il via al provvedimento è quel Cappellacci, viceré della Sardegna in nome di Berlusconi, cui lo champagne di festeggiamento del trionfo elettorale fu offerto da quel tale che aspetta di costruire 300mila mc sulla necropoli punica di Tuvixeddu-Tuvumannu. E riflettiamo sul fatto che affidare le decisioni delle demolizioni e ricostruzioni e degli ampliamenti edilizi al parere tecnico di professionisti pagati dagli stessi operatori immobiliari interessati significa sottrarre ogni decisione non a una parassitaria burocrazia, ma ai pareri di qualificati funzionari pubblici e alla possibilità dei cittadini di concorrere, mediante le procedure della pianificazione urbanistica e l’intervento diretto di partecipazione, alle scelte di trasformazione dei territori sui quali vivono. Da quale palazzo o palazzetto della politica nascerà il segnale di una protesta che fermi la marcia verso la devastazione? |