Milano, 25 aprile 2009

Aprile 27, 2009

Dal Blog diMArio Agostinelli

64 ° Anniversario della Liberazione

24 aprile 2009
Ore 21.00
Presso il Salone della ex Scuola Materna – Piazza Negri 3
Proiezione del Film “Il Partigiano Jhonny”
Cineforum a cura di Luigi Paoli

25 aprile 2009
Ore 11.30 Ritrovo presso Piazza Negri
Partenza del corteo per le vie cittadine, deposizione della
corona presso il Monumento ai Caduti
in Piazza Vittorio Veneto. Alzabandiera.
Onore ai Caduti nella guerra di liberazione.
Il corteo proseguirà oltre il Ponte sul
Naviglio dove avverrà l’inaugurazione
della Piazza 25 aprile

Ore 21.00 presso il Salone della ex Scuola Materna – Piazza Negri 3
Nell’ambito della rassegna “Il sabato si va a teatro”
La fenice Teatro – l’associazione tra artisti Ciridì
presenta
IN PIANURA NON SI CANTAVA

Ingresso Libero
Narrazione per voci, oggetti e immagini sulla Resistenza nel SudOvest milanese. Lo spettacolo è un piccolo viaggio attraverso i nostri campi e i nostri paesi, a cercare storie significative di giovani che hanno scelto di combattere la lotta di Liberazione nella terra in cui sono nati.
Non la Resistenza “famosa” della montagna, nè quella delle medaglie delle grandi città, ma la Resistenza nascosta, della gente semplice, dei paesi, delle cascine, di una pianura in cui i nascondigli non esistono (in pianura dove ti nascondi?) e non ti puoi fidare di nessuno.

La Resistenza delle SAP e dei piccoli gruppi, forse un pò disorganizzati, ma che hanno fatto la loro parte. Una parte forse piccola, come un canto che
nasce dal cuore ma non può uscire perchè è troppo pericoloso (in pianura non si può cantare, ti sentirebbero tutti!).

Ma che sa resistere in attesa di unirsi al coro della Liberazione.
Attori e musicisti cantano e raccontano con passione queste piccole storie nella grande Storia.

Per non dimenticare e per continuare a passare il testimone.
E a fare la propria parte.

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FERRARA

VENERDI’ 24 APRILE

DALLE 16.30 ALLE 18.30

Introduzione: Monia Benini, Pres. di PER IL BENE COMUNE

Relatori:
Domenico Finiguerra, Sindaco di Lugagnano di Cassinetta, promotore della campagna nazionale STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

Fernando Rossi, Resp. tematico Economia del Coordinamento nazionale di PER IL BENE COMUNE

L’appuntamento potrà essere seguito in diretta su

www.mogulus.com/perilbenecomune

Chiunque potrà rivolgere domande e/o interloquire con i relatori attraverso la chat del canale web.

SCARICA LOCANDINA

IL COMUNE DI CASSINETTA RICEVERA’ IL PREMIO BRUNO CARLI

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Borgone di Susa (Torino): un premio al Comune di Cassinetta di Lugagnano All’interno dell’edizione 2009 del Valsusa FilmFest, Domenica 19 Aprile PREMIO BRUNO CARLI
Presidio di Borgone – ore 15:00
Consegna del Premio Bruno Carli a Domenico Finiguerra, sindaco del Comune di Cassinetta di Lugagnano, promotore della campagna nazionale “Stop al consumo di territorio”, neonato movimento nazionale di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato.

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Ringrazio, commosso, a nome di tutta la comunità di Cassinetta di Lugagnano per il prestigioso premio.

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Chi era Bruno Carli

Comune di Cassinetta di Lugagnano

Provincia di Milano

Ufficio del Sindaco

Cassinetta di Lugagnano, 9 aprile 2009

Ill.mo Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 370
00187 ROMA

Oggetto: Terremoto Abruzzo. Lettera Aperta. Richiesta formale.

Ill.mo Presidente,

il drammatico terremoto che ha devastato la città de L’Aquila e i suoi dintorni obbliga tutti i rappresentanti delle istituzioni e coloro che, a vario titolo, ricoprono ruoli di responsabilità di governo ad esercitare con il massimo impegno e con il più alto senso dello Stato le proprie funzioni pubbliche.
In queste ore l’Italia è una grande famiglia colpita da un grave lutto collettivo e da un’immane disgrazia. Una disgrazia aggravata dal fatto che l’Italia, nonostante sia un paese altamente esposto al rischio sismico e al dissesto idrogeologico, vede le proprie istituzioni intervenire solo ad evento catastrofico avvenuto.
In queste ore migliaia di cittadini vivono in condizioni precarie. Piangono parenti e amici morti sotto le macerie. In questi momenti, tutti gli italiani sono commossi per i bambini e per gli studenti deceduti in seguito a crolli che potevano essere evitati. Sentono rabbia per le responsabilità che stanno emergendo. Anche e soprattutto per quelle da imputare alle istituzioni.
In questi giorni emerge con evidente chiarezza quanto si renda urgente e necessaria una riconsiderazione degli investimenti programmati e da realizzare nel nostro paese, mettendo nel giusto ordine di priorità gli interventi da eseguire.

Ill.mo Presidente, con questa lettera aperta mi rivolgo pubblicamente a Lei ed al Governo della Repubblica da Lei presieduto per chiedere formalmente quanto segue:
1. aumentare gli stanziamenti dei fondi destinati ad affrontare il rischio sismico ed il grave dissesto idrogeologico del territorio italiano;
2. aumentare gli stanziamenti dei fondi destinati alla messa in sicurezza di tutti gli immobili destinati ad uso pubblico, in particolare sanitario, assistenziale e scolastico.

A tal fine, propongo e richiedo di:
1. stornare il Miliardo e 300 milioni di Euro destinati dal CIPE alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina;
2. rinunciare ad Expo 2015 e quindi alle infrastrutture connesse all’evento;
3. rinunciare al completamento delle Linee Ferroviarie ad Alta Velocità;
4. rinunciare ai programmi di ripresa della produzione di energia nucleare;
5. tagliare del 50% le spese militari;
6. riverificare le priorità delle grandi opere previste dalla Legge Obiettivo e rinunciare a quelle che non sono direttamente o indirettamente connesse al ripristino e alla messa in sicurezza di immobili destinati ad uso sanitario, assistenziale o scolastico o a fronteggiare situazioni di rischio sismico e idrogeologico.

Certo che questa mia missiva aperta si accompagnerà a quella di numerosi altri rappresentanti delle istituzioni, di numerosi altri cittadini e di numerose associazioni e organizzazioni della società civile, La saluto con osservanza.

Dalla residenza municipale,

Il Sindaco
Domenico Finiguerra

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Scarica Lettera Aperta

FAC SIMILE LETTERA

Crediamo che in una situazione di crisi finanziaria ed economica grave, in un paese come il nostro altamente esposto al rischio sismico e al dissesto idrogeologico, sia immorale, sbagliato, stupido continuare a ignorare la realtà dei fatti e perseguire politiche basate su grandi eventi, grandi opere, condoni, cementificazione del territorio. Siamo convinti che il sisma in Abruzzo debba diventare, a differenza di precedenti catastrofi e dato il periodo storico in cui accade, l’occasione per voltare pagina e rimediare agli errori, agli sprechi e alla miopia di scelte che vedono nel territorio una risorsa inesauribile e nel costruire l’unico motore allo sviluppo.

Rinunciare a Expo 2015, rinunciare al Ponte sullo Stretto, alla TAV, alle centrali nucleari e ad altre inutili e costose grandi opere, spesso dannose per il territorio e il paesaggio; destinare i miliardi di Euro previsti per queste opere per la messa in sicurezza degli edifici nelle zone sismiche del paese, per affrontare il grave dissesto idrogeologico del nostro paese; gli eventi e le catastrofi naturali non sono sempre prevedibili o evitabili, ma con accorte politiche si possono ridurre o annullare le conseguenze, i costi, i drammi.
Questa dovrebbe essere la priorità di un Paese normale, questa sarebbe la strada non solo per prevenire catastrofi ma anche per creare occupazione, ricchezza per i territori, equilibrio tra ambiente e insediamenti antropici.

Per questo siamo convinti che non si possa affrontare la vicenda abruzzese come nelle occasioni precedenti, ma debba partire un moto di sdegno e volontà popolare che eviti lo sperpero di denaro nostro (sì perché per saper chi paga Expo e tutti gli obbrobri simili basta che vi guardiate allo specchio) e destini le scarse risorse del nostro Paese agli impieghi prioritari e al sostegno di chi oggi ha bisogni ben più importanti.

Si Abruzzo, No Expo !

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Questo appello del “Comitato No Expo” è condiviso dal Movimento nazionale per lo “Stop al Consumo di Territorio”, dal sottoscritto e da…(aggiungente la vostra firma con un commento)

 

Il governo intende rilanciare l’economia. In una recente intervista il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi cita un detto francese per appoggiare il piano di rilancio del governo: “quand le bâtiment va, tout va”! (quando l’edilizia va, tutto va) dimenticando (o forse non sapendo) che si tratta di un detto di oltre 50 anni fa da contestualizzare al dopo guerra, quando si rendeva necessaria la ricostruzione delle infrastrutture devastate dai recenti bombardamenti. Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, dal canto suo, insiste nei suoi discorsi sull’importanza dei “capannoni” . La legge che porta il suo nome e che permette di dedurre dalle tasse gran parte delle spese relative alla costruzione di queste orrende (a dire poco) strutture ha avuto come effetto immediato e innegabile la devastazione dei paesaggi italiani. Una Italia che da “bel paese” è diventata ormai una nazione da “quarto mondo” sotto al profilo ambientale. Il rilancio dell’economia secondo questo governo dovrebbe quindi passare dal cemento (con grande profitto per i produttori dello stesso) anziché sulla valorizzazione dei beni intellettuali, artistici e naturalistici di un paese che, sotto a questi profili, è potenzialmente uno dei più ricchi e attraente al mondo. Ma quando avremo insidiato gli ultimi tratti di territorio, le ultime spiagge, le ultime foreste e campagne, dopo quella nuova ondata di cemento cosa resterà all’economia del paese? Non saremo forse tornati da capo, ma con i nostri beni più preziosi in meno?

Se proprio non siamo pronti, nonostante il sintomo eloquente della crisi economica, a cambiare radicalmente il nostro stile di vita in una esistenza più sobria e saggia, perché non puntare almeno su di un vero piano di rilancio economico a lungo respiro, che guardi in faccia il futuro dell’umanità e del pianeta? Perché non puntare, per esempio, sui tanti beni artistici in attesa di restauro, sulla realizzazione di grandi parchi cittadini e naturali, sulla conversione dell’agricoltura intensiva e inquinante in agricoltura biologica di qualità, sulla riforestazione, su leggi che incentivino la produzione di materiali biodegradabili, sulla pulizia e il rinnovo dei mezzi di trasporto pubblico, sulla valorizzazione dei paesaggi e così via? Simili incentivazioni, oltre a produrre lavoro e ricchezza, migliorerebbero allo stesso tempo lo stato del territorio, la qualità della vita dei cittadini e renderebbero più appetibile il nostro paese ai turisti. Purtroppo, il “piano casa” del governo e la realizzazione delle cosiddette “grandi opere”, come per esempio il ponte sullo stretto di Messina, vanno in direzione esattamente opposta.

Antoine Fratini

Fidenza, il 10 Marzo 2009

tratto dal sito web http://eddyburg.it

L’agenzia AGI (Agenzia giornalistica Italia) ha diramato ieri pomeriggio (31 marzo) il testo della bozza di accordo Stato-regioni, approvato all’unanimità dalla Conferenza Regioni e province autonome. Se il la bozza è quella bisogna dire che le regioni, all’unanimità, si sono sdraiate sulla strategia proposta da Berlusconi nel suo decreto-annuncio.Obiettivo della proposta di Berlusconi era liberare dai lacci e lacciuoli delle leggi di tutela del paesaggio e dell’urbanistica, e da quelli della pianificazione urbanistica, territoriale e paesaggistica, gli animal spirits del mercato immobiliare e della conseguente attività edilizia. Questo obiettivo, che abbiamo largamente descritto e denunciato nelle sue implicazioni su eddyburg.it, è rimasto intatto e sarà perseguito dagli atti successivi, col pieno accordo unanime delle regioni, al di là delle dichiarazioni dei Martini, degli Errani, delle Lorenzetti.

Se non ci si affida alle affermazioni trionfalistiche dei presidenti delle regioni e invece si legge con un minimo di attenzione il documento si scopre facilmente l’inganno, e la ragione per cui Errani e Galan, Martini e Cappellacci hanno potuto ugualmente approvare lo stesso documento. Si scopre che, mentre tutte le parole dedicate alla tutela delle leggi vigenti, della pianificazione, del territorio e del paesaggio sono inviti, raccomandazioni, suggerimenti, opzioni possibili, quelle che invece si riferiscono alle deroghe, alla scomparsa dei controlli – insomma, alla riduzione della guida pubblica delle trasformazioni del territorio – sono precise, obbligatorie, tassative, inderogabili: fino a prevedere lo scavalcamento dei consigli regionali da parte dei presidenti, d’intesa col governo, con una prescrizione palesemente incostituzionale.

Si rifletta su alcuni punti.

Il documento chiede di “[...] introdurre forme semplificate e celeri per l’autorizzazione degli interventi edilizi di cui alla lettera a) e b) in coerenza con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia e della pianificazione comunale”. Che significa “in coerenza”? chi la stabilisce? Una norma che voglia prescrivere che “le forme semplificate e celeri” di autorizzazione dell’attività edilizia si svolgano nel rispetto delle leggi e dei piani lo dice con chiarezza: come nel medesimo documento si dice a proposito delle leggi sul lavoro, a proposito delle quali giustamente si proclama “la priorità assoluta del pieno rispetto della vigente disciplina in materia di rapporto di lavoro”.

Il documento dichiara che “le leggi regionali possono individuare gli ambiti nei quali gli interventi di cui alle lettera a) e b) sono esclusi o limitati, con particolare riferimento ai beni culturali e alle aree di pregio ambientale e paesaggistico [...]“.Insomma, la tutela dei beni culturali ecc. è un optional. Le regioni “possono individuare” le aree che, per le loro caratteristiche, devono essere salvaguardate e sono perciò escluse dalle costruzioni in deroga ai piani: questa salvaguardia non è un obbligo perentorio stabilito dalla Costituzione e garantito dalle leggi vigenti!

Tassative sono invece, anche perché affidate prevalentemente al governo, le prescrizioni liberatorie da “lacci e lacciuoli”. Come “la previsione di un termine certo per il rilascio delle autorizzazioni, permessi o altri atti di assenso comunque denominati, di competenza delle amministrazioni e organismi statali”; dove si finge di dimenticare che stabilire “termini certi” (cioè il silenzio-assenso) è ragionevole unicamente se si rafforzano le strutture che devono rilasciare le autorizzazioni; altrimenti, significa eludere i controlli di merito. Come la definizione, da parte del Governo, di “principi per la legislazione regionale atti a consentire l’ampliamento delle tipologie degli interventi non soggetti a titolo di abilitazione preventiva”: avanti dappertutto con il silenzio-assenso.

Su questa base, il Capo può procedere tranquillo, cantieri si apriranno dappertutto: basta essere “coerenti” con le leggi e i piani urbanistici, territoriali e paesaggistici. La “coerenza”, naturalmente, sarà stabilita in un Accordo di programma con gli immobiliaristi grandi e piccini. O forse no? Se qualche regione – dove la cultura moderna della pianificazione ha più solide radici e l’attuale establishment è più libero dall’ideologia neoliberista – vuole comportarsi diversamente, lo faccia: le altre si muoveranno come ruspe, garantite dall’accordo unanime.

Infine una perla, che rivela il baratro nel quale è caduta la grammatica normativa dei “legislatori” dell’Italia popolare e proprietaria, e dei berluscones effettivi e di complemento che la rappresentano. Il documento prevede “la fissazione dei principi fondamentali in materia di misure di perequazione e compensazione urbanistica, all’interno dei piani urbanistici, sulla base delle norme già presenti nei disegni di legge attualmente all’esame del Parlamento”. Evidentemente il testo è stato scritto dopo un’abbondante e unanime libagione. Mai visto un riferimento a “disegni di legge attualmente all’esame del Parlamento”: e a quale dei ddl? Al più permissivo? Al più rigoroso? A quello che esclude perequazione e compensazione?

Dimenticavamo: e la “casa”? La parola magica che ha sfoderato il Capo in cerca di alibi? Quella “casa” che è il tormento di tantissimi italiani non ricchi? Per quella c’è un ottimo auspicio: “Il Governo si impegna [...] in merito al sostegno dell’edilizia residenziale pubblica, ad aprire un tavolo di confronto con le Regioni e le Autonomie locali”. Quando Giovanni Giolitti voleva insabbiare un problema nominava una commissione parlamentare per studiarlo; nel XXI secolo, nell’Italia berlusconata si istituisce un Tavolo.

In conclusione. Con l’accordo delle regioni il governo sta distruggendo il governo pubblico delle trasformazioni del territorio. Sta distruggendo la possibilità di rendere le città e i territori più vivibili, più ragionevolmente organizzati, più efficacemente serviti dai servizi pubblici, più armoniosi e meglio9 inseriti nella natura: quegli obiettivi per i quali la societa borghese e liberale, temperando lo spontaneismo del capitalismo liberista, aveva inventatoi e praticato la pianificazione urbanistica. Scatenando gli spiriti animali degli interessi del “blocco edilizio” si torna indietro di due secoli e si calpestano, con il piede della speculazione, i diritti della città e dei suoi abitanti.

Sarà un lunedì nella Fossa dei Leoni??!!

In diretta nazionale su Radio Radicale

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I Parlamentari radicali – eletti con il Partito Democratico – hanno invitato il nostro Movimento (Stop al Consumo di Territorio) ad intervenire ad un incontro nazionale che si terrà a Roma lunedì 6 aprile, con orario 15,00 – 19,00, trasmesso in diretta da Radio Radicale sull’intero territorio nazionale, avente per oggetto:

-          la nuova legge urbanistica dello Stato, più esattamente “legge quadro sul governo del territorio”, che il Parlamento si appresta a varare in tempi molto brevi;

-          la difesa del patrimonio paesaggistico e del suolo agricolo ancora esistente;

-          il cosiddetto “piano-casa” governativo e le ipotesi di un possibile piano nazionale di rottamazione edilizia e ridisegno urbanistico del territorio (la cosiddetta “rottamazione edilizia”).

L’incontro sarà trasmesso in diretta da Radio Radicale sull’intero territorio nazionale.

Convegno: Piano casa, rottamazione edilizia e riforma della legge sul governo del territorio.

Lunedì 6 aprile 2009, Partito Radicale
Via di Torre Argentina 76 (terzo piano), Roma 

Ore 14.30
Saluto di Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani
Relazione introduttiva di Aldo Loris Rossi, autore del “Manifesto di Torino”, approvato dal XXIII Congresso mondiale dell’Unione internazionale degli Architetti

Ore 15
Presiede Elisabetta Zamparutti, deputata radicale componente la Commissione Ambiente

Interventi programmati:

Maria Cristina Treu, Ordinario di urbanistica al Politecnico di Milano

Paolo Berdini, Urbanista

Giuliano Cannata, Segretario dell’Autorità di Bacino del Sarno

Francesco Erbani, giornalista de “La Repubblica”

Arturo Diaconale, direttore de l’Opinione e Presidente Parco Gran Sasso-Laga

Luca Molinari, Architetto e docente

Domenico Finiguerra, “Stop al Consumo di Territorio” e  Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo Comune italiano a “crescita zero”

Vittorio Sgarbi, Sindaco di Salemi

Sebastiano Venneri, Vice Presidente Legambiente

Carlo Ripa di Meana, Presidente Comitato Nazionale del Paesaggio

Mirella Belvisi, Italia Nostra

Marcello Paolozza, Rete Romana di Muto Soccorso

Valeria di Blasio, Associazione No auto

Pierluigi Mantini, deputato (UDC) primo firmatario pdl 1794 su principi in materia di governo del territorio

Massimo Pompili, deputato (PD) e Assessore della Regione Lazio all’Urbanistica

 

Ore 18.30
Domande ed interventi dal pubblico

Di Renata Lovati, Contadina

Mi permetto di inserirmi nel dibattito sul progetto A.N.A.S, collegamento veloce con Malpensa.
Ci tengo a precisare il luogo dove dovrebbe portare questa spropositata infrastruttura, perché così chiunque nel nostro territorio può riflettere sull’interesse e il beneficio che questa strada porterà.
Sono contenta naturalmente che se ne riparli e le persone vengano coinvolte anche dalle amministrazioni che si sono finalmente accorte che al tavolino della Regione non si riusciva a cambiare il volto di un’opera devastante, costosa ed inutile.
Del resto il nostro territorio è già mutato profondamente in questi ultimi anni, grazie agli insediamenti logistici, ai centri commerciali, alle villettopoli.
La sensibilità fortunatamente sta cambiando, nel giro di soli due o tre anni, parlare di consumo di suolo non è più un’eresia, pian piano i semi gettati da chi lanciò per primo un grido di allarme per la conservazione dei nostri paesaggi e delle bellezze del nostro Paese, stanno incominciando a dare i loro frutti.
Il primo probabilmente fu il prof. Asor Rosa che diede vita al coordinamento dei comitati toscani per la difesa del territorio.
Da allora in tanti hanno fatto la loro parte e io come coordinatrice degli agricoltori del progetto papaveri e fiordalisi ho lavorato, e in una fase iniziale, devo dire tanto, per cercare di diffondere quel messaggio che era partito da Bosco in Città nel 2006, seminando i primi campi di cereali con le fioriture scomparse proprio dentro alla città di Milano.
All’idea iniziale di riavvicinare i cittadini ai paesaggi agricoli e ridare valore alla biodiversità, ho aggiunto quella della sensibilizzazione al problema del consumo di suolo provocato nelle aree agricole dall’eccessiva urbanizzazione
Ma chi si voleva sensibilizzare?
Il Sindaco di Cisliano, che positivamente sta muovendosi per cercare di fermare il progetto, ha giustamente detto che l’amministrazione del Parco Sud poco ha fatto per tutelare il nostro territorio se non a parole o con campagne di immagine su papaveri e fiordalisi.
Ora io credo che con questa piccola iniziativa, che tuttavia si sta allargando e pian piano trova consensi anche al di fuori delle nostre zone, siamo riusciti a sensibilizzare non solo i cittadini, ma anche qualche amministratore e una piccola parte di agricoltori.
Se non fosse stato per questi ultimi che hanno dapprima strabuzzato gli occhi di fronte alla mia proposta, e poi hanno aderito con coraggio e con sensibilità diverse a questa iniziativa, l’assessora all’ambiente e all’agricoltura non avrebbe seminato neanche un’aiuola.
Il comitato tecnico agricolo del Parco, per quanto ne so, ha cercato più volte di mettere in evidenza le carenze di valutazione dell’impatto ambientale dell’opera, l’ultima pochi giorni dopo che ad Ottobre2008, in sede UE, era stata accolta la petizione presentata dai cittadini e da alcuni Comuni.
Le risposte della politica purtroppo prendono strade diverse dai nostri desideri, ma in questo caso io auspico che la ragionevolezza e il senso di appartenenza al nostro territorio ci unisca nel desiderio di preservare una delle poche zone agricole e accoglienti intorno alla grande città.
Un’altra mobilità è possibile con lo sforzo di ognuno di noi.
Cerchiamo di unire gli sforzi dei Comuni, dei cittadini, degli agricoltori, delle associazioni, dei comitati, dei Gas, che stanno promuovendo la creazione di un distretto equosolidale del Sud Milano, di tutti coloro che hanno capito quanto sia inutile e dannoso questo progetto autostradale.
Mi sento di chiedere che, con coraggio, le amministrazioni del Parco Sud e del Parco del Ticino, tutelino, non solo a parole, come in tanti pensano, l’agricoltura e la qualità di vita di questo territorio.
Se con un semplice ma profondo slogan per ottenere un cibo Buono, Pulito e Giusto l’associazione di Slow Food è riuscita con il suo progetto di Orti in condotta ad allestirne uno persino alla Casa Bianca, forse noi con un concetto simile per una mobilità Pubblica, Pulita e Giusta riusciremo a fermare il progetto ANAS.

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Sottoscrivo ogni parola dell’amica Renata

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