REVISIONISMO

Ottobre 31, 2008

Ieri sera sono rientrato tardi.

Alla TV c’era Bruno Vespa. Parlavano del film di Spike Lee su Sant’Anna di Stazzema. Ma anche di quello ispirato dal libro di Pansa, il Sangue dei Vinti.

In studio c’era una vedova di Sant’Anna di Stazzema. Lei aveva 20 anni quando suo marito morì, a 24.

Ascoltava con gli occhi lucidi le parole di Pansa e Galli della Loggia.

Viscida e ripugnante la conduzione di Bruno Vespa.

Ogni tanto partiva un servizio o uno spezzone di uno dei film. Sottotraccia, si percepiva il tentativo strisciante di riabilitare, parificare, semplificare. Perchè i morti sono tutti uguali. Perchè erano giovani anche i repubblichini. Perchè credevano nella patria e nell’onore. Perchè anche i partigiani hanno commesso crimini…

Insistono. Ogni occasione è buona. Per dare picconate alla resistenza. Per piaggeria? Per dabbenaggine? Non lo so. Credo anche e soprattutto per bieco opportunismo.

Avrei voluto abbracciarla.

Avrei voluto stringerla.

Loro insistono. Senza vergogna e senza ritegno.

Noi resistiamo.

Dedicato alla vedova di Sant’Anna di Stazzema, ripubblico

25 APRILE 2008

Cassinetta di Lugagnano

 

63° Anniversario della Liberazione

 

 

Cari cittadini, cari amici, cari compagni,

vi ringrazio per essere presenti, ringrazio l’ANPI, le associazioni d’arma e degli ex-combattenti e le forze dell’ordine.


Il 25 Aprile del 1945, l’Italia riconquistava la libertà.

Dopo più di un ventennio di dittatura fascista, che aveva condotto il paese alla rovina, portandolo in guerra a fianco della Germania di Hitler.
Dopo più di vent’anni di regime sotto il duce, Benito Mussolini,
Dopo più di vent’anni di paure, sofferenze, dolore e rabbia repressa, l’Italia era di nuovo libera.

Benedetto Croce diceva che chi non conosce la storia del passato non ha futuro” e quasi un secolo dopo, il reverendo Jessy Jackson ricordava che “chi non ha passato non ha futuro”.

 

Ma il passato, spesso fa paura più del presente e del futuro. Forse perché talvolta rende evidenti i nostri limiti e la nostra inadeguatezza.

E purtroppo, nuovamente, alla vigilia del 25 aprile, si agitano commentatori, politici e amministratori che chiedono un revisionismo di rivincita sulla storia.

Nuovamente e puntualmente, qualcuno cerca di  intorbidire l’avvio di legislatura, che spesso cade in prossimità del 25 aprile, dando voce a personaggi che vogliono mettere in discussione il valore della resistenza italiana al nazifascismo ed il ruolo che ebbe nella ricostruzione democratica del nostro paese.

Taluni  proclamano di voler riscrivere i libri di scuola,  condizionati dai valori della resistenza.

Altri vietano bella ciao.

Altri ancora disconoscono il significato attuale del 25 aprile volendolo consegnare alla storia, scippandolo alla prossime generazioni ed estromettendolo dalle fondamenta che stanno alla base della nostra repubblica.

 

Ma la nostra repubblica affonda le proprie radici nella resistenza e chi vuole disconoscerla o ridurla ad un evento storico tra i tanti, commette un grosso errore, non solo storico ma anche morale ed etico. Un figlio non può cancellare il lavoro, il sudore e il sangue versato dal proprio padre per lui. Certo può rinnegarlo. Ma sarebbe un bravo figlio?

 

Io lo voglio dire qui e ora, in un piccolo paese della pianura padana. Quella pianura padana che ha conosciuto il fascismo, l’occupazione nazista, la guerra e la liberazione.

Chi si dichiara democratico,

chi ispira il proprio impegno politico ai valori della libertà,

chi trae la propria motivazione all’agire pubblico dalla convinzione nei  valori di soldarietà e di fratellanza,

chi fa scorrere la propria passione politica nel letto di un fiume scavato dalla fede,

chi viene spronato ad impegnarsi per l’emancipazione dei più deboli e di chi resta indietro

chi dice di impegnarsi con queste motivazioni non può non indignarsi

nell’ascoltare parole come quelle del direttore di un quotidiano che ieri ha affermato che chi oggi sfila per le strade d’Italia per commemorare la resistenza, i suoi morti e la liberazione, sia un Bamba, 

o nell’udire quelle di un pregiudicato, condannato a nove anni per associazione mafiosa, il quale ha pubblicamente dichiarato e mai smentito che i libri di storia saranno riscritti perché troppo condizionati troppo dalla resistenza.

 

Caro direttore FeItri e caro senatore DeII’Utri, se i libri di storia fossero stati veramente condizionati dalla resistenza, le vostre dichiarazioni non avrebbero trovato orecchie pronte ad ascoltarle e sarebbero state espulse dal panorama democratico.

E i veri eroi d’italia sono quei giovani che hanno rifiutato il regime fascista, la sicurezza che si provava indossando una camicia nera, e che hanno invece scelto di andare in montagna a patire il freddo e la fame. Lontani dagli affetti. Per ricercare e riconquistare la libertà. Per il Popolo.

 

Una parola di sorpresa mista a sconforto la voglio infine rivolgere alla mia collega Letizia Moratti, sindaco di Milano, che oggi non sarà presente al corteo della città medaglia d’oro della resistenza. Devo dire che mi rende davvero triste vedere come al tanto impegno dedicato al raggiungimento di un traguardo ritenuto importante come l’ottinemnto di expo 2015, faccia da contraltare il disinteresse ostentato rispetto alla celebrazione dell’anniversario della riconquista della libertà.

 

Credo sia doveroso,in questa occasione dare ancora voce alle parole di Sandro Pertini, pronunciate nel suo discorso di insediameno alla Presidenza della Repubblica:

Non posso non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.

Anche per ricordare italiani come Pertini, cari cittadini, noi siamo ancora qui, a celebrare la festa della liberazione. Nonostante tutto.

 

Solitamente, i discorsi in occasione del 25 aprile, contengono molte citazioni, date di battaglie, di esecuzioni, di rastrellamenti. Spesso incise su lapidi o monumenti. Si ricordano eventi tragici o gloriosi. Si fanno i numeri dei morti, dei deportati, delle vedove e degli orfani. Ci si sofferma su cifre. Fredde e crudeli.

Numeri anonimi. Quanti ebrei sono satati deportati. Quanti socialisti, quanti comunisti, quanti democristiani e quanti liberali sono stati esiliati,  annientati nello spirito, nella parola e nel fisico. Quanti omosessuali. Quanti zingari. Quanti sindacalisti. Quanti preti sono stati condotti nei campi di concentramento. Quanti bambini. Quante donne. Quanti anziani. Quante famiglie. Quanti uomini sono morti. Quanto sangue e stato versato e quante vite si sono interrotte.

 

Bruscamente, senza lasciare il tempo di un ultimo saluto.

Di un ultimo bacio.

Di un’ultima carezza al proprio figlioletto.

Di un ultima notte con la propria amata.

Di un ultimo abbraccio con il proprio babbo o con la propria mamma adorata.

 

Io oggi, vorrei ricordare soprattutto loro. Le singole vite spezzate, stravolte, mutilate.

Quelle di chi non ha avuto l’onore di nessuna pagina sui libri di storia. Quelle vite che drammaticamente e silenziosamente, hanno costituito l’anima, la rabbia e il dolore della resistenza.

 

Perchè se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche a chi durante la resistenza è morto nel silenzio di un sentiero di montagna.

Giovani di vent’anni che hanno lasciato figli e mogli, magari incinte.

Mogli, madri e figle che a casa hanno aspettato invano il ritorno di un marito, di un figlio di un padre o di un fratello.

Donne che hanno raggiunto i loro uomini in montagna, per combattere o per diventare staffette.

Trivellate alle spalle mentre cercavano di scappare nei campi. In bicicletta o a piedi, di corsa, con il fiatone che gia mischiava la morte all’ossigeno.

 

La liberazione fu il risultato della sommatoria di tutte queste vite, di questi drammi, che insieme diedero vita ad un grande movimento popolare.

Un movimento la cui rabbia, passione e spirito democratico venne fatto confluire, all’indomani della liberazione, nel referendum per la repubblica, nella costituente e infine nella costituzione oggi vigente.
Una costituzione, la nostra, avanzatissima, che sancisce diritti civili e che disegna obiettivi ambiziosi ma doverosi per un paese che vuole diventare veramente civile.

 

Noi e i nostri figli abbiamo avuto la fortuna di vederci garantiti, grazie alla resistenza, alla liberazione e alla costituzione, quei beni, quei valori, quelle speranze, che i nostri padri e i nostri nonni, da giovani, non avevano conosciuto.

 

E proprio ai giovani di oggi, cresciuti in un’Italia libera, in un’Europa pacifica e unita, dico: non dimenticate mai gli ideali che ispirarono coloro che diedero la vita per voi.

 

Non dimenticate mai che l’Italia non è sempr stata libera.

Non dimenticate mai e insegnatelo ai vostri figli che la democrazia, la libertà e la speranza sono un fiore, che va coltivato da mani gentili e riconoscienti.

 

Sono il fiore del partigiano, morto per la libertà.

 

VIVA LA RESISTENZA                  

VIVA I PARTIGIANI

VIVA L’ITALIA LIBERA                   

VIVA LA DEMOCRAZIA

ALTRI AMERICANI

Ottobre 16, 2008

senza parole

LODO CARNEVALE!!!

Ottobre 13, 2008

 

 

Ve lo ricordate il giudice Corrado Carnevale, soprannominato “ammazzasentenze”, per via dei processi che annullava dalla Suprema Corte per vizi formali?

 

Esatto, proprio quello che diede del “cretino” a Giovanni Falcone, dicendo: “certi morti io non li rispetto”.

 

Il centrodestra, ha deciso di applicare un vecchio proverbio: “batti il ferro finchè è caldo”. Così, sulla scia del lodo Alfano, che ha ridato slancio alle leggi vergogna, ha riaperto una vecchia pratica in sospeso…

Dopo aver fatto una leggina ad hoc nel 2003, per ripescarlo dalla pensione, la maggioranza che sostiene Berlusconi gliene fa una proprio su misura.

Con un provvedimento infilato di soppiatto dall’onorevole Luigi Compagna, Forza Italia, nel decreto legge che dà più soldi ai magistrati in marcia verso le sedi disagiate, il giudice “ammazzasentenze” Carnevale concorrerebbe (senza problemi) all’incarico di primo presidente della Cassazione.  

 

Giusto per memoria, ricordo che le sentenze annullate da Corrado Carnevale riguardarono aspetti ed eventi particolarmente delicati: mafia, Banda della Magliana, Strage del Rapido 904. 

 

Cosuccie…

 

QUALE FUTURO CI ASPETTA

Ottobre 10, 2008

Una serata con Giuletto Chiesa

COSTRUIAMO INSIEME UN FUTURO MIGLIORE


In molti siamo seriamente preoccupati per quanto sta accadendo nel mondo e nel nostro paese.

La crisi senza freni della finanza mondiale, che trova confronti solo con quella storica del 1929, metterà probabilmente in ginocchio l’economia reale dei prossimi anni.

Il collasso dell’ecosistema globale è un rischio sempre più concreto e vicino.

Venti di guerra spazzano il pianeta, sostenuti da colossali interessi economici e ideologie distorte, e contrastati da politiche di pace sempre più deboli.

Per quanto riguarda il nostro paese, esso pare aver imboccato la via di un grave declino culturale, sociale, economico e politico.

Le organizzazioni criminali di stampo mafioso si sono ormai impadronite di fette consistenti della nostra economia, e i loro intrecci con gli ambienti politici e finanziari sono sempre più tentacolari.

La libertà di informazione è seriamente compromessa da conflitti d’interessi e dal pesante condizionamento delle forze politiche.

L’indipendenza della magistratura, uno dei capisaldi di ogni democrazia liberale, è fortemente minacciata.

Le ondate di immigrazione, accanto a sincere manifestazioni di solidarietà, stanno facendo emergere i sentimenti peggiori della popolazione italiana, dalla paura al rifiuto fino a sentimenti di aperto razzismo.

Stanno inoltre emergendo profonde contraddizioni economiche, che vedono allargarsi sempre più la forbice tra un élite di privilegiati e il resto della popolazione, che scivola più o meno lentamente verso la povertà.

Di fronte a questa situazione la politica, cioè il luogo in cui dovrebbero essere elaborate le risposte a questi problemi, mostra un panorama desolante. Penso che oggi molti cittadini del nostro paese accomunati da sinceri sentimenti democratici e da importanti valori di fondo non si sentano adeguatamente rappresentati da alcuna delle forze politiche in campo.

L’associazione culturale “Il Faro”, già nel maggio scorso aveva sollecitato l’attenzione dei cittadini del legnanese sulla necessità di colmare questo “vuoto” politico, con un incontro pubblico intitolato “Il partito che non c’è”, cui hanno partecipato Elio Veltri, Vittorio Agnoletto, Basilio Rizzo.

Pochi giorni fa Paolo Flores D’Arcais dalle autorevoli pagine di Micromega ha lanciato un grande forum politico (“Un’altra Italia, un’altra opposizione”) in cui chiama all’appello le forze di “resistenza democratica” per la presentazione di una lista civica nazionale alle prossime elezioni europee.

Il “Faro” ritiene questa proposta e la discussione che ne è seguita di grande importanza per il futuro del Paese.

Per questo ha organizzato per venerdì 17 ottobre alle 21,00, presso il Circolo Fratellanza e Pace di via San Bernardino,12 a Legnano, un incontro pubblico con Giulietto Chiesa, giornalista ed europarlamentare, proprio su queste tematiche.

Tutti i cittadini, le associazioni e i giornalisti del legnanese sono invitati.

Andrea Rapetti

Presidente dell’associazione “Il Faro”

 

Perchè non ci siano maiali più uguali degli altri.

 

     

 

Il percorso del referendum per l’abolizione della sciagurata legge denominata: ”Lodo Alfano” ha cominciato il suo iter.

Domani parte la raccolta firme – minimo 500 mila – in tutta Italia.

Questo il quesito proposto: “Volete voi – è il quesito che si vuole sottoporre agli elettori – che sia abrogata la legge 23 luglio 2008, n. 124, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008, recante Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato?”.

FIRMATE, FIRMATE, FIRMATE

INFO

 

COLLOQUI DI DOBBIACO 2008

Settembre 16, 2008

 

I Colloqui di Dobbiaco 2008

26 e 27 settembre

LA GIUSTA MISURA

La limitazione come sfida per l’Era Solare

Ideatore e moderatore: Wolfgang Sachs

Tra il 1985 e il 1999, a Dobbiaco, punto d’incontro tra due culture, i Colloqui di Dobbiaco ideati e organizzati da Hans Glauber hanno trattato le tematiche ambientali di maggior rilievo, proponendo di pari passo delle proposte risolutive. Nel corso degli anni, i Colloqui di Dobbiaco si sono affermati come una delle manifestazioni più prestigiose di tutto l’arco alpino e oltre Dopo una pausa di 5 anni, nel 2005, Hans Glauber ha dato inizio ad un nuovo ciclo dei Colloqui di Dobbiaco. L’idea ispiratrice era l’avvio dell’Era Solare, intesa come progetto organico di civiltà. Dopo l’inatteso decesso di Hans Glauber nell’aprile 2008, i Colloqui di Dobbiaco si trovano davanti a una nuova svolta. Fu proprio un desiderio di Hans Glauber che fosse Wolfgang Sachs ad assumere il ruolo di “curatore” dell’edizione del 2008, dedicata a un tema che riprende la formula programmatica “meno velocità e quantità, più qualità e bellezza” coniata da Hans Glauber per l’ingresso nell’era solare.

Testo introduttivo alla tematica del convegno

Siamo in un momento di passaggio da un’epoca della smisuratezza a un’era ispirata alla moderazione. Il petrolio, il metano e gli altri combustibili fossili sono sempre più difficili da estrarre, e quindi sempre più cari, ed è ormai evidente che gli anni gloriosi della crescita sono passati. Ma anche l’era solare non è compatibile con gli eccessi, e potrà decollare solo con una svolta di civiltà basata su un consumo minore di risorse naturali, velocità ridotte, prodotti selezionati e profitti piú modesti. Del resto, è ormai assodato che avere o produrre “di piú” non significa affatto vivere “meglio”, anzi: sono sotto gli occhi di tutti gli effetti deleteri dell’eccesso di cibo, di canali televisivi, di marchi commerciali, e anche dell’eccesso di lavoro. Trovare la giusta misura, quindi, farebbe bene anche al nostro equilibrio interiore. Ma che cosa si deve intendere per “eccesso”, e fin dove arriva la “giusta misura”? I Colloqui di Dobbiaco di quest’anno vogliono approfondire i motivi e le forme di quei limiti che, nell’era solare, saranno d’importanza cruciale sia per l’ambiente, sia per ciascuno di noi.

L’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco

L’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco organizza i Colloqui di Dobbiaco e promuove corsi di formazione su varie tematiche. Tra le iniziative di maggior successo figurano l’agricoltura nelle zone alpine, il turismo sostenibile e „Costruire nell’Era Solare“. In collaborazione con la locale Centrale Termica, l’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco darà vita ad iniziative nel campo dell’efficienza energetica e della sostenibilità nella piccola regione dell’Alta Pusteria.

Impatto climatico zero

I Colloqui di Dobbiaco 2008, un convegno ad “impatto climatico zero” Come negli anni precedenti i Colloqui di Dobbiaco 2008 saranno ad “impatto climatico zero”. Il viaggio e il soggiorno dei partecipanti, la stampa e l’invio dei materiali e le varie attività organizzative produrranno circa 14 tonnellate di CO2. Questo impatto sul clima sarà „compensato“ investendo in progetti destinati alla tutela dell’ambiente in altri luoghi e che a loro volta ridurranno le emissioni di CO2. Nel caso specifico verrà investito nella protezione dell’ambiente attraverso l’organizzazione certificata myclimate di Zurigo. Pertanto possiamo venire a Dobbiaco con meno rimorsi. Ciò nonostante vi invitiamo a scegliere la modalità di viaggio più sostenibile possibile.

Relatrici e relatori 2008

Rudi Dalvai, cofondatore della Cooperativa Terzo Mondo altromercato e presidente dell’ IFAT International Fair Trade Association, Bolzano

Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, (Milano)

Christoph Holzner, responsabile tecnico del Cleaner Production Center Austria, (Ökoprofit Graz), Graz

Hermann Knoflacher, direttore dell’Istituto di Costruzioni stradali e Traffico presso l’Università Tecnica di Vienna, Vienna

Hildegard Kurt, cofondatrice di “und.Istituto per Arte Cultura e Sostenibilità”, Berlino

Reinhard Loske, Assessore all’ambiente, all’urbanistica e agli affari europei del Land Brema, Brema

Fred Luks, economista, Istituto Austriaco per la sostenibilità, Vienna

Maurizio Pallante, membro fondatore del movimento „Decrescita, Asti

Carlo Petrini, fondatore e presidente del movimento Slow Food, Bra (Cuneo)

Reinhard Pfriem, Professore di economia aziendale, Oldenburg

Wolfgang Sachs, Wuppertal Institut, Istituto per Clima, Ambiente, Energia , Professore onorario Università Kassel

Traudi Schwienbacher, contadina e fondatrice della scuola invernale della Val d’Ultimo

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COMUNICATO STAMPA

 

ECCO LA MIA

Luglio 8, 2008

“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. 

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. 

Poi vennero a prendere gli omosessuali,  E fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

 

Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare”

 

 

Ma non era la Lega che diceva giù le mani dai bambini…

Ecco allora giù le mani dai bambini…rom

 

Intanto prendete la mia, eccola!

a scuola…

Luglio 7, 2008

Bologna,
sabato 12 luglio 2008
piazza Maggiore
(Palazzo d’Accursio)
ore 10
– 13.30

Primo incontro della

Scuola di formazione politica Antonino Caponnetto

 

 

 

C’ERA UNA VOLTA
IL VOTO…”

 Introduce
Nando dalla Chiesa

 

Interverranno
Gianni Barbacetto, 
Diego Bianchi, 
Silvia Della Monica, 
Tana de Zulueta,
Giorgio Galli, 
Giovanni Guzzetta, 
Stefania Pellegrini
Sarà presente  Elisabetta Caponnetto


Salvatore Calleri porterà il saluto della Fondazione “Antonino Caponnetto”

L’incontro inaugura la “Scuola di formazione politica Antonino Caponnetto”,  ideata da Nando dalla Chiesa ed indirizzata a giovani, cittadini impegnati o desiderosi di impegnarsi nella vita pubblica, politici, amministratori locali, giornalisti, intellettuali, esponenti della società civile. Una Scuola rivolta a coloro che vogliono costruire una nuova Italia fondata sui valori praticati e predicati dal grande Magistrato: pace, giustizia, solidarietà, legalità, Costituzione, antimafia, democrazia, etica pubblica. Una Scuola per coloro che sono orgogliosi di credere nei grandi valori costituzionali e nel fondamento etico dei costumi pubblici.

Si prega di confermare la presenza telefonando al 345. 2941157 (tutti i giorni dalle ore 16.00 alle 20.00) e, al di fuori di questo orario, al numero 377. 1389499.  Per ulteriori informazioni scuolacaponnetto@gmail.com