SALUTI ROMANI

Giugno 15, 2009

SENZA PAROLE…

64 ° Anniversario della Liberazione

24 aprile 2009
Ore 21.00
Presso il Salone della ex Scuola Materna – Piazza Negri 3
Proiezione del Film “Il Partigiano Jhonny”
Cineforum a cura di Luigi Paoli

25 aprile 2009
Ore 11.30 Ritrovo presso Piazza Negri
Partenza del corteo per le vie cittadine, deposizione della
corona presso il Monumento ai Caduti
in Piazza Vittorio Veneto. Alzabandiera.
Onore ai Caduti nella guerra di liberazione.
Il corteo proseguirà oltre il Ponte sul
Naviglio dove avverrà l’inaugurazione
della Piazza 25 aprile

Ore 21.00 presso il Salone della ex Scuola Materna – Piazza Negri 3
Nell’ambito della rassegna “Il sabato si va a teatro”
La fenice Teatro – l’associazione tra artisti Ciridì
presenta
IN PIANURA NON SI CANTAVA

Ingresso Libero
Narrazione per voci, oggetti e immagini sulla Resistenza nel SudOvest milanese. Lo spettacolo è un piccolo viaggio attraverso i nostri campi e i nostri paesi, a cercare storie significative di giovani che hanno scelto di combattere la lotta di Liberazione nella terra in cui sono nati.
Non la Resistenza “famosa” della montagna, nè quella delle medaglie delle grandi città, ma la Resistenza nascosta, della gente semplice, dei paesi, delle cascine, di una pianura in cui i nascondigli non esistono (in pianura dove ti nascondi?) e non ti puoi fidare di nessuno.

La Resistenza delle SAP e dei piccoli gruppi, forse un pò disorganizzati, ma che hanno fatto la loro parte. Una parte forse piccola, come un canto che
nasce dal cuore ma non può uscire perchè è troppo pericoloso (in pianura non si può cantare, ti sentirebbero tutti!).

Ma che sa resistere in attesa di unirsi al coro della Liberazione.
Attori e musicisti cantano e raccontano con passione queste piccole storie nella grande Storia.

Per non dimenticare e per continuare a passare il testimone.
E a fare la propria parte.

Scarica il Programma

IL COMUNE DI CASSINETTA RICEVERA’ IL PREMIO BRUNO CARLI

****************************

Borgone di Susa (Torino): un premio al Comune di Cassinetta di Lugagnano All’interno dell’edizione 2009 del Valsusa FilmFest, Domenica 19 Aprile PREMIO BRUNO CARLI
Presidio di Borgone – ore 15:00
Consegna del Premio Bruno Carli a Domenico Finiguerra, sindaco del Comune di Cassinetta di Lugagnano, promotore della campagna nazionale “Stop al consumo di territorio”, neonato movimento nazionale di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato.

***************************

Ringrazio, commosso, a nome di tutta la comunità di Cassinetta di Lugagnano per il prestigioso premio.

**************************

Chi era Bruno Carli

PER NON DIMENTICARE

Febbraio 9, 2009

Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.
Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”

 

 

 

 

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN).

Roma 11 febbraio 1950

FASCISTI SU TERRA

Novembre 7, 2008

Ormai è un fiume in piena. E gli argini sono stati prima indeboliti, poi erosi e infine travolti…

REVISIONISMO

Ottobre 31, 2008

Ieri sera sono rientrato tardi.

Alla TV c’era Bruno Vespa. Parlavano del film di Spike Lee su Sant’Anna di Stazzema. Ma anche di quello ispirato dal libro di Pansa, il Sangue dei Vinti.

In studio c’era una vedova di Sant’Anna di Stazzema. Lei aveva 20 anni quando suo marito morì, a 24.

Ascoltava con gli occhi lucidi le parole di Pansa e Galli della Loggia.

Viscida e ripugnante la conduzione di Bruno Vespa.

Ogni tanto partiva un servizio o uno spezzone di uno dei film. Sottotraccia, si percepiva il tentativo strisciante di riabilitare, parificare, semplificare. Perchè i morti sono tutti uguali. Perchè erano giovani anche i repubblichini. Perchè credevano nella patria e nell’onore. Perchè anche i partigiani hanno commesso crimini…

Insistono. Ogni occasione è buona. Per dare picconate alla resistenza. Per piaggeria? Per dabbenaggine? Non lo so. Credo anche e soprattutto per bieco opportunismo.

Avrei voluto abbracciarla.

Avrei voluto stringerla.

Loro insistono. Senza vergogna e senza ritegno.

Noi resistiamo.

Dedicato alla vedova di Sant’Anna di Stazzema, ripubblico

25 APRILE 2008

Cassinetta di Lugagnano

 

63° Anniversario della Liberazione

 

 

Cari cittadini, cari amici, cari compagni,

vi ringrazio per essere presenti, ringrazio l’ANPI, le associazioni d’arma e degli ex-combattenti e le forze dell’ordine.


Il 25 Aprile del 1945, l’Italia riconquistava la libertà.

Dopo più di un ventennio di dittatura fascista, che aveva condotto il paese alla rovina, portandolo in guerra a fianco della Germania di Hitler.
Dopo più di vent’anni di regime sotto il duce, Benito Mussolini,
Dopo più di vent’anni di paure, sofferenze, dolore e rabbia repressa, l’Italia era di nuovo libera.

Benedetto Croce diceva che chi non conosce la storia del passato non ha futuro” e quasi un secolo dopo, il reverendo Jessy Jackson ricordava che “chi non ha passato non ha futuro”.

 

Ma il passato, spesso fa paura più del presente e del futuro. Forse perché talvolta rende evidenti i nostri limiti e la nostra inadeguatezza.

E purtroppo, nuovamente, alla vigilia del 25 aprile, si agitano commentatori, politici e amministratori che chiedono un revisionismo di rivincita sulla storia.

Nuovamente e puntualmente, qualcuno cerca di  intorbidire l’avvio di legislatura, che spesso cade in prossimità del 25 aprile, dando voce a personaggi che vogliono mettere in discussione il valore della resistenza italiana al nazifascismo ed il ruolo che ebbe nella ricostruzione democratica del nostro paese.

Taluni  proclamano di voler riscrivere i libri di scuola,  condizionati dai valori della resistenza.

Altri vietano bella ciao.

Altri ancora disconoscono il significato attuale del 25 aprile volendolo consegnare alla storia, scippandolo alla prossime generazioni ed estromettendolo dalle fondamenta che stanno alla base della nostra repubblica.

 

Ma la nostra repubblica affonda le proprie radici nella resistenza e chi vuole disconoscerla o ridurla ad un evento storico tra i tanti, commette un grosso errore, non solo storico ma anche morale ed etico. Un figlio non può cancellare il lavoro, il sudore e il sangue versato dal proprio padre per lui. Certo può rinnegarlo. Ma sarebbe un bravo figlio?

 

Io lo voglio dire qui e ora, in un piccolo paese della pianura padana. Quella pianura padana che ha conosciuto il fascismo, l’occupazione nazista, la guerra e la liberazione.

Chi si dichiara democratico,

chi ispira il proprio impegno politico ai valori della libertà,

chi trae la propria motivazione all’agire pubblico dalla convinzione nei  valori di soldarietà e di fratellanza,

chi fa scorrere la propria passione politica nel letto di un fiume scavato dalla fede,

chi viene spronato ad impegnarsi per l’emancipazione dei più deboli e di chi resta indietro

chi dice di impegnarsi con queste motivazioni non può non indignarsi

nell’ascoltare parole come quelle del direttore di un quotidiano che ieri ha affermato che chi oggi sfila per le strade d’Italia per commemorare la resistenza, i suoi morti e la liberazione, sia un Bamba, 

o nell’udire quelle di un pregiudicato, condannato a nove anni per associazione mafiosa, il quale ha pubblicamente dichiarato e mai smentito che i libri di storia saranno riscritti perché troppo condizionati troppo dalla resistenza.

 

Caro direttore FeItri e caro senatore DeII’Utri, se i libri di storia fossero stati veramente condizionati dalla resistenza, le vostre dichiarazioni non avrebbero trovato orecchie pronte ad ascoltarle e sarebbero state espulse dal panorama democratico.

E i veri eroi d’italia sono quei giovani che hanno rifiutato il regime fascista, la sicurezza che si provava indossando una camicia nera, e che hanno invece scelto di andare in montagna a patire il freddo e la fame. Lontani dagli affetti. Per ricercare e riconquistare la libertà. Per il Popolo.

 

Una parola di sorpresa mista a sconforto la voglio infine rivolgere alla mia collega Letizia Moratti, sindaco di Milano, che oggi non sarà presente al corteo della città medaglia d’oro della resistenza. Devo dire che mi rende davvero triste vedere come al tanto impegno dedicato al raggiungimento di un traguardo ritenuto importante come l’ottinemnto di expo 2015, faccia da contraltare il disinteresse ostentato rispetto alla celebrazione dell’anniversario della riconquista della libertà.

 

Credo sia doveroso,in questa occasione dare ancora voce alle parole di Sandro Pertini, pronunciate nel suo discorso di insediameno alla Presidenza della Repubblica:

Non posso non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.

Anche per ricordare italiani come Pertini, cari cittadini, noi siamo ancora qui, a celebrare la festa della liberazione. Nonostante tutto.

 

Solitamente, i discorsi in occasione del 25 aprile, contengono molte citazioni, date di battaglie, di esecuzioni, di rastrellamenti. Spesso incise su lapidi o monumenti. Si ricordano eventi tragici o gloriosi. Si fanno i numeri dei morti, dei deportati, delle vedove e degli orfani. Ci si sofferma su cifre. Fredde e crudeli.

Numeri anonimi. Quanti ebrei sono satati deportati. Quanti socialisti, quanti comunisti, quanti democristiani e quanti liberali sono stati esiliati,  annientati nello spirito, nella parola e nel fisico. Quanti omosessuali. Quanti zingari. Quanti sindacalisti. Quanti preti sono stati condotti nei campi di concentramento. Quanti bambini. Quante donne. Quanti anziani. Quante famiglie. Quanti uomini sono morti. Quanto sangue e stato versato e quante vite si sono interrotte.

 

Bruscamente, senza lasciare il tempo di un ultimo saluto.

Di un ultimo bacio.

Di un’ultima carezza al proprio figlioletto.

Di un ultima notte con la propria amata.

Di un ultimo abbraccio con il proprio babbo o con la propria mamma adorata.

 

Io oggi, vorrei ricordare soprattutto loro. Le singole vite spezzate, stravolte, mutilate.

Quelle di chi non ha avuto l’onore di nessuna pagina sui libri di storia. Quelle vite che drammaticamente e silenziosamente, hanno costituito l’anima, la rabbia e il dolore della resistenza.

 

Perchè se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche a chi durante la resistenza è morto nel silenzio di un sentiero di montagna.

Giovani di vent’anni che hanno lasciato figli e mogli, magari incinte.

Mogli, madri e figle che a casa hanno aspettato invano il ritorno di un marito, di un figlio di un padre o di un fratello.

Donne che hanno raggiunto i loro uomini in montagna, per combattere o per diventare staffette.

Trivellate alle spalle mentre cercavano di scappare nei campi. In bicicletta o a piedi, di corsa, con il fiatone che gia mischiava la morte all’ossigeno.

 

La liberazione fu il risultato della sommatoria di tutte queste vite, di questi drammi, che insieme diedero vita ad un grande movimento popolare.

Un movimento la cui rabbia, passione e spirito democratico venne fatto confluire, all’indomani della liberazione, nel referendum per la repubblica, nella costituente e infine nella costituzione oggi vigente.
Una costituzione, la nostra, avanzatissima, che sancisce diritti civili e che disegna obiettivi ambiziosi ma doverosi per un paese che vuole diventare veramente civile.

 

Noi e i nostri figli abbiamo avuto la fortuna di vederci garantiti, grazie alla resistenza, alla liberazione e alla costituzione, quei beni, quei valori, quelle speranze, che i nostri padri e i nostri nonni, da giovani, non avevano conosciuto.

 

E proprio ai giovani di oggi, cresciuti in un’Italia libera, in un’Europa pacifica e unita, dico: non dimenticate mai gli ideali che ispirarono coloro che diedero la vita per voi.

 

Non dimenticate mai che l’Italia non è sempr stata libera.

Non dimenticate mai e insegnatelo ai vostri figli che la democrazia, la libertà e la speranza sono un fiore, che va coltivato da mani gentili e riconoscienti.

 

Sono il fiore del partigiano, morto per la libertà.

 

VIVA LA RESISTENZA                  

VIVA I PARTIGIANI

VIVA L’ITALIA LIBERA                   

VIVA LA DEMOCRAZIA

QUALE FUTURO CI ASPETTA

Ottobre 10, 2008

Una serata con Giuletto Chiesa

COSTRUIAMO INSIEME UN FUTURO MIGLIORE


In molti siamo seriamente preoccupati per quanto sta accadendo nel mondo e nel nostro paese.

La crisi senza freni della finanza mondiale, che trova confronti solo con quella storica del 1929, metterà probabilmente in ginocchio l’economia reale dei prossimi anni.

Il collasso dell’ecosistema globale è un rischio sempre più concreto e vicino.

Venti di guerra spazzano il pianeta, sostenuti da colossali interessi economici e ideologie distorte, e contrastati da politiche di pace sempre più deboli.

Per quanto riguarda il nostro paese, esso pare aver imboccato la via di un grave declino culturale, sociale, economico e politico.

Le organizzazioni criminali di stampo mafioso si sono ormai impadronite di fette consistenti della nostra economia, e i loro intrecci con gli ambienti politici e finanziari sono sempre più tentacolari.

La libertà di informazione è seriamente compromessa da conflitti d’interessi e dal pesante condizionamento delle forze politiche.

L’indipendenza della magistratura, uno dei capisaldi di ogni democrazia liberale, è fortemente minacciata.

Le ondate di immigrazione, accanto a sincere manifestazioni di solidarietà, stanno facendo emergere i sentimenti peggiori della popolazione italiana, dalla paura al rifiuto fino a sentimenti di aperto razzismo.

Stanno inoltre emergendo profonde contraddizioni economiche, che vedono allargarsi sempre più la forbice tra un élite di privilegiati e il resto della popolazione, che scivola più o meno lentamente verso la povertà.

Di fronte a questa situazione la politica, cioè il luogo in cui dovrebbero essere elaborate le risposte a questi problemi, mostra un panorama desolante. Penso che oggi molti cittadini del nostro paese accomunati da sinceri sentimenti democratici e da importanti valori di fondo non si sentano adeguatamente rappresentati da alcuna delle forze politiche in campo.

L’associazione culturale “Il Faro”, già nel maggio scorso aveva sollecitato l’attenzione dei cittadini del legnanese sulla necessità di colmare questo “vuoto” politico, con un incontro pubblico intitolato “Il partito che non c’è”, cui hanno partecipato Elio Veltri, Vittorio Agnoletto, Basilio Rizzo.

Pochi giorni fa Paolo Flores D’Arcais dalle autorevoli pagine di Micromega ha lanciato un grande forum politico (“Un’altra Italia, un’altra opposizione”) in cui chiama all’appello le forze di “resistenza democratica” per la presentazione di una lista civica nazionale alle prossime elezioni europee.

Il “Faro” ritiene questa proposta e la discussione che ne è seguita di grande importanza per il futuro del Paese.

Per questo ha organizzato per venerdì 17 ottobre alle 21,00, presso il Circolo Fratellanza e Pace di via San Bernardino,12 a Legnano, un incontro pubblico con Giulietto Chiesa, giornalista ed europarlamentare, proprio su queste tematiche.

Tutti i cittadini, le associazioni e i giornalisti del legnanese sono invitati.

Andrea Rapetti

Presidente dell’associazione “Il Faro”

Pubblicato Sabato 27 Settembre 2008 in Inghilterra [The Guardian]

****************************************

                                                                                

Io sono fascista, dice la stella del Milan Christian Abbiati

Uno dei giocatori del Milan di Silvio Berlusconi ha dichiarato di essere fascista. Christian Abbiati, 31 anni, giocatore italiano della nazionale, ha detto: “Non mi vergogno di dichiarare il mio credo politico. Condivido gli ideali del fascismo, come la patria e i valori della religione cattolica”.

Le osservazioni del portiere, pubblicate oggi sulla rivista Sportweek, alimentano il dibattito sul passato fascista dell’Italia e sul suo presente di destra, sotto la guida del miliardario presidente del Milan.

Il partner di minoranza nell’alleanza parlamentare di Berlusconi, il Popolo delle Libertà, è un partito venuto fuori dal movimento neofascista del paese. Alcuni membri rimangono spudorati apologeti della dittatura di Benito Mussolini.

Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, ha provocato un’accesa discussione questo mese in seguito all’omaggio reso ai soldati italiani che combatterono a fianco delle truppe tedesche nella seconda guerra mondiale. I suoi commenti sono stati preceduti da quelli del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha dichiarato ad una rivista di non considerare il fascismo un “male assoluto”. Berlusconi ha eluso una domanda sul proprio punto di vista, rispondendo: “Penso solo a lavorare per risolvere i problemi del popolo italiano”.

*******************************************

 

Dopo l’8 settembre…

Settembre 9, 2008

…migliaia di Italiani hanno cominciato a sognare un futuro diverso e hanno deciso di combattere contro il nazifascismo.

…migliaia di uomini, donne e bambini sono stati deportati nei campi di concentramento nazisti, senza fare più ritorno .

…migliaia di uomini, donne e bambini sono stati trucidati in stragi e rastrellamenti.

…migliaia di uomini e donne hanno sacrificato la loro vita per la libertà.

…donne in bicicletta sono state uccise alle spalle mentre correvano nei campi per allertare i loro compagni partigiani.

…giovani uomini hanno rinunciato al futuro per garantirne uno libero ai loro figli.

Dopo l’8 settembre, ha preso corpo la resistenza italiana, solida base della nostra Costituizione Repubblicana, cui ha giurato fedeltà anche lei, signor ministro La Russa.

Dopo l’8 settembre, qualcuno ha iniziato a lottare per la libertà e la giustizia, ha lottato contro nazisti e repubblichini, gli stessi cui lei ha reso un vergognoso omaggio, un omaggio che insulta le istituzioni che rappresenta.

Comunicato Stampa dell’Anpi.

 

 

 

 

14 luglio 1789. Una folla inferocita prende d’assalto la fortezza della Bastiglia, simbolo del governo dispotico della dinastia dei Borboni. Un evento di dimensioni storiche: il potere non è più nelle mani del Re in quanto rappresentante di Dio, ma nelle mani del popolo. Nel giro di due giorni la Rivoluzione diventa incontrollabile. Per tutti i cittadini francesi la presa della Bastiglia diviene simbolo di libertà e di democrazia, nella lotta contro l’oppressione.

da wikipedia

Libertà

La prima parola del motto repubblicano, Liberté fu all’inizio concepita secondo l’idea liberale. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1795) la definiva così: «La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui». «Vivere liberi o morire» fu un grande motto repubblicano. Sotto il governo di Maximilien de Robespierre, la libertà era riservata a coloro che detenevano il potere: «Nessuna libertà per i nemici della libertà» recitava il motto del Terrore (Terreur ).

Uguaglianza

Secondo termine del motto repubblicano, la parola Égalité significa che la legge è uguale per tutti e le differenze per nascita o condizione sociale vengono abolite; ognuno ha il dovere di contribuire alle spese dello Stato in proporzione a quanto possiede.

Fratellanza

Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, parte integrante e iniziale della Costituzione dell’anno III (1795), la Fraternité, terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: «Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi; fate costantemente agli altri il bene che vorreste ricevere».

 Viva la Rivoluzione Francese