“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.”

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

 

 

Se Enrico Berlinguer fosse ancora tra noi, sarebbe in prima linea, nel duro e faticoso lavoro di restituire al paese la fiducia e la speranza di un futuro migliore.

Oggi, come allora, richiamarebbe tutti a stili di vita più sobri, rispettosi della natura, dell’acqua e della terra. Si farebbe interprete delle istanze che nascono dal basso e non trascurerebbe le grida allarmate di chi indica il baratro davanti ai piedi dell’uomo e del pianeta intero.

 

Lui è morto.

Ma il suo esempio, la sua austerità, la sua sincerità, la sua mitezza e la sua serietà sono ancora a disposizione. Basta volerlo. 

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L’AMACA, 22 febbraio 2009

Febbraio 25, 2009

di Michele Serra

Leggendo un dotto intervento di Piero Ostellino mi sono imbattuto nella ripetizione (ennesima) del concetto politico più gettonato degli ultimi anni: la sinistra non ha più identità propria, e vive solo di antiberlusconismo. Visto che lo dicono tutti dev’essere vero, mi sono detto. Ma ho anche aggiunto (ormai parlo da solo, come gli anziani e i matti) che magari, oltre a essere vero, è anche inevitabile. E cioè: il berlusconismo riassume così perfettamente ciò che le persone di sinistra non sopportano (ricchezza offensiva, ignoranza del limite, spregio per la cultura, clericalismo in campo etico e classismo anticristiano in campo sociale, più il resto che non sono spiccioli) da rendere ovvia la speranza che prima o poi questo momento deprimente e pericoloso della storia italiana finisca.
Piuttosto, vorrei chiedere a Ostellino: invece di chiedersi perché quelli di sinistra sono antiberlusconiani, perché non si chiede più spesso come fanno i liberali come lui a non esserlo? Chi non ha l’affanno, beato lui, di patire Berlusconi come una malattia di questo povero paese, è forse democraticamente più perspicace, più vigile e più coerente? E se venisse un giorno, caro Ostellino, che essere stati contro Berlusconi vorrà dire semplicemente essere stati a favore dei diritti delle persone, delle leggi repubblicane e della democrazia?

La trappola del partito

Febbraio 17, 2009

di Concita De Gregorio, Direttore de l’Unità – Fondato da Antonio Gramsci nel 1924

17 febbraio 2009

I due giorni che abbiamo appena trascorso sono stati i più bui nella breve storia del Partito democratico. Delle sue oligarchie, per l’esattezza: punite con severità assoluta da un elettorato stanco di lotte intestine e clandestine, dei giochi di potere sotterranei eppure così visibili, di mezze frasi dovute alla stampa e sorrisi di fratellanza esibiti ai fotografi da un residuo e sempre meno convinto obbligo di decenza. Dalla necessità di nascondere una lotta fratricida fatta di colpi bassi e bassissimi: una guerra che mai si cura del bene comune, dell’alleanza politica, dell’interesse pubblico, delle città e delle Regioni, delle persone che ci vivono, del Paese. Una politica dimentica di essere al servizio del Paese e dei cittadini, convinta che i cittadini siano al suo servizio: serbatoio di voti da usare alla bisogna come merce inerte. Gli oligarchi hanno ancora una volta giocato la loro partita a scacchi, fieri di escogitare ogni giorno nuovi trucchi, inedite strategie di offensiva reciproca. Gli elettori li hanno puniti: esausti, esasperati, nauseati fino al punto di farsi del male, pratica che del resto nel centrosinistra è consueta.

La bella e netta vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine segna il punto più basso della storia del partito che da solo fino all’altro ieri ha governato la città, che l’ha retta per decenni con maggioranze assolute e spesso “bulgare”, si diceva una volta. Gli eredi dei Ds hanno giocato ad ostacolarsi a vicenda in una trama che coinvolge ora anche gli epigoni della tradizione democristiana e che dunque vede sconfitto il cattolico Pistelli (candidato della segreteria), duramente sconfitto Michele Ventura (messo in campo all’ultimo minuto contro di lui dall’ala rivale), dignitosamente sconfitta l’unica donna che pure ha scontato l’impopolarità di un partito che il sindaco uscente ha più d’una volta apertamente criticato, per tacere del massacro che è stata la vicenda Cioni. Onore dunque alla vittoria di Renzi, trentenne presidente della Provincia gradito anche da un elettorato moderato e moderatissimo. Vince un giovane che si presenta come estraneo agli apparati, sebbene non esista Alice in un paese che ha perso ogni meraviglia. Renzi è il metro esatto della saturazione dei cittadini: un segnale definitivo di voglia di cambiare, l’ultimo.

Il tracollo catastrofico del centrosinistra sardo dentro il quale Renato Soru ha avuto successo personale molto alto (di 4 punti la sua distanza da Cappellacci, di 14 quella fra gli schieramenti nei dati provvisori della sera) racconta di un Pd che ha scelto di uccidersi piuttosto che provare a esistere. Soru è stato battuto dallo strapotere mediatico ed economico del premier, certo: un’offensiva senza precedenti che affonda nel burro di un’Italia indebolita allo stremo dalla lusinga perpetua della prepotenza del denaro e del disprezzo delle regole. Ma è rimasto vittima, Soru, anche della trappola del suo stesso partito. Quello che aveva apertamente sfidato e che nelle province rosse è arrivato ad esercitare il voto disgiunto contro di lui. Una vendetta. Uno sfregio che chi poteva non ha voluto o saputo evitare. Basta, ha detto il voto. A una sola cosa serve toccare il fondo quando non uccide. A risalire leggeri, sulla terra leggeri.

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APPELLO PER SORU

Febbraio 14, 2009

L’Appello al voto per Renato Soru promosso da eddyburg.it

Chi conosce lo stato di sfacelo in cui versa il paesaggio italiano, chi sa che il peggio potrebbe ancora venire, chi è preoccupato per la crescita continua e dissennata del suolo urbanizzato, chi è contrario all’urbanistica contrattata, chi pretende che si modifichi radicalmente il modo di governare il territorio, chi è convinto che per invertire l’attuale disastrosa situazione non si può che partire dalla tutela e dalla valorizzazione dell’identità culturale dei luoghi: tutti coloro che condividono le nostre preoccupazioni e le nostre speranze devono impegnarsi a sostenere la candidatura di Renato Soru a presidente delle regione Sardegna. Soru è l’unico politico italiano che ha saputo proporre e praticare una politica urbanistica fondata sulla prevalenza dell’interesse pubblico e non della proprietà fondiaria come succede ormai quasi dovunque. Noi contiamo su una straordinaria affermazione di Soru affinché la sua impostazione politica si estenda dalla Sardegna al resto d’Italia.

 

17 gennaio 2009

Vezio De Lucia, urbanista
Maria Pia Guermandi, archeologa
Antonio di Gennaro, agronomo
Sandro Roggio, urbanista
Antonietta Mazzette, sociologa
Giovanni Losavio, magistrato
Marisa Dalai, presidente “Bianchi Bandinelli”
Gabriella Corona, storica
Vittorio Emiliani, presidente Comitato per la bellezza
Luigi De Falco, urbanista
Margherita Signorini, consigliere nazionale Italia nostra
Piergiorgio Bellagamba, urbanista
Valeria Santurelli, architetto
Mauro Baioni, urbanista
Bernardo Rossi Doria, urbanista
Rita Paris, archeologa
Giuseppe Barbera, agronomo
Pierluigi Cervellati, urbanista
Alessandro Dal Piaz, urbanista
Dana Vocino, architetto
Sergio Brenna, urbanista
Carlo Paris, giornalista
Agostino Cassaro, dirigente d’azienda
Gigliola Corradini, imprenditrice
Dea Allegretti, insegnante
Maria Grazia Filetici, architetto
Paolo Nicoletti, geologo
Mauro Parigi, urbanista
Ugo Leone, geografo
Roberto Mannocci, consigliere nazionale Italia nostra
Dario Franchini, urbanista
Georg Frisch, urbanista
Alessandro Agostinelli, scrittore
Luisa Calimani, urbanista
Luigi Montano, medico
Gilberto Marselli, sociologo
Giuseppe Boatti, urbanista
Gaia Pallottino, ambientalista
Paolo Carrozza, avvocato
Anna Pacilli, giornalista
Giovanni Pizzuti, studente
Paolo Fornai, ingegnere
Olimpia Niglio, architetto
Teresa Liguori, consigliere nazionale Italia nostra
Walter Palmieri, ricercatore Cnr
Michele Sacerdoti, ambientalista
Mauro Borromeo, ambientalista
Enrico Prevedello, urbanista
Veronica Dini, avvocato
Martina Landesberger, architetto
Enrica Negri, architetto
Rolando Mastrodonato, ambientalista
Gabriele Berti
Gianni De Falco
Argia Morcavallo, architetto
Fabrizio Cinquini, architetto
Carlo Meletti, geologo
Orsola Bolognani, ingegnere
Elio Altese, ingegnere
Marta Battaglia, architetto
Laura Andreazzoli, geologo
Giuseppe Ottria, geologo
Sergio Lironi, architetto
Vieri Quilici, architetto
Chiara Prosperino, architetto
Edoardo Salzano, urbanista
Marina Foschi, architetto
Piero Bevilacqua, storico
Adriano La Regina, archeologo
Antonio Pinelli, storico dell’arte
Bruno Toscano, storico dell’arte
Andrea Emiliani , storico dell’arte
Desideria Pasolini dall’Onda, fondatrice Italia Nostra
Carlo Gasparri, archeologo
Ugo Mazza , consigliere regionale SD Emilia Romagna
Nino Criscenti, giornalista
Susanna Taddei, architetto
Elisa Cicconetti, avvocato
Luisa Ravanello, urbanista
Claudio Benenati, avvocato
Paolo Berdini, urbanista
Maurizio Andruetto
Monica Deri
Ignazio Camarda, docente universitario
Jacopo Gardella, architetto
Lodovico Meneghetti, urbanista
Giovanni Caudo, urbanista
Umberto Cao
Loredana Mozzilli, architetto
Vittorio Caporioni, architetto
Maurizio Garano, economista
Antonio Perrotti, architetto
Ernesto L. Francalanci, docente universitario
Roberto Pasqualetti, architetto
Mario Pasqualetti, architetto
Bianca Bottero, architetto
Leandro Janni, presidente Italia nostra Sicilia
Paolo Grassi, architetto
Andrea Malacarne, architetto
Maria Rosa Vittadini, urbanista
Andrea Bianco, ingegnere
Andrea Innamorati, sociologo
Francesca De Lucia, architetto
Antonella Arduini
Catia Temperini
Stefania Arduini
Claudia Terzani, statistica
Patrizia Pennazza, sociologa
Nicola Gagliardi, architetto
Emanuele Peschi, precario
Alessandro Abaterusso, architetto
Luciano Monticelli, assessore lavori pubblici, Roma 3
Bruno Bonanni, architetto
Giulietta Rak, ricercatrice
Mirko Lombardi, ambientalista
Roberto Musacchio, parlamentare europeo
Enzo Funari, biologo
Paolo Leon, economista
Maurizio Antonio Petrachi, impiegato
Vito Stricchiola, docente
Monica Giansanti, insegnante
Riccardo Rifici, funzionario ministero Ambiente
Rosalinda Brucculeri, ecologa
Andrea Giunti
Caterina Vollono, biologa
Dario Ticozzi, commerciante
Giuliana Serrini, sociologa
Paola Guglielmi
Roberta Ratti, pensionata
Antonella Chessa
Marco Ceraglia
Janet Smith
Carmine Donzelli, editore
Benedetta Origo, operatrice culturale
Fernando Ferrigno, giornalista televisivo
Mario Torelli, archeologo
Paolo Ceccarelli, architetto
Giorgio Massignan, architetto
Alessandro Tutino, urbanista
Carlo Iannello, docente universitario
Francesco Iannello, giornalista
Francesco De Notaris, già Senatore della Repubblica
Andrea Giura Longo, architetto
Claudio de Fiores, docente universitario
Roberto Gambino, urbanista
Maria Carla Baroni, dirigente politica e poeta
Paolo Baldeschi, docente universitario
Alberto Magnaghi, docente universitario
Gigi Mazza, professore universitario, urbanista
Alfredo Caprioli, dirigente Istituto Superiore di Sanità
Giancarlo Torricelli, segretario PRC Lazio
Patrizia Roselli, associazione per la Sinistra di Viterbo
Ghigo Rossi, naturalista zoologo
Piero Tola
Maria Giovanna Arghittu
Elena Gajani Monguzzi, traduttrice
Paola Guglielmi, tecnico psicologo
Giovanni Parente
Olimpia Mastroianni, impiegata
Ambra Giordano, avvocato
Laura Orgiana, insegnante
Giovanni Brizzi, docente universitario
Valeria Cicala, antichista
Marianna Verde, informatica
Maria Naccarato , architetto
Gianfranco Rondini , architetto
Stefano Commanducci, architetto
Domenico Finiguerra, sindaco Cassinetta di Lugagnano

FASCISTI SU TERRA

Novembre 7, 2008

Ormai è un fiume in piena. E gli argini sono stati prima indeboliti, poi erosi e infine travolti…

Obama ha vinto. Ha saputo interpretare il bisogno di cambiamento. Gli ha dato una faccia. Nuova. Vincente. Ha saputo parlare sia alla testa che alla pancia. E’ stato credibile.

Stamattina, tutta la classe dirigente del PD sta festeggiando l’elezione di un afroamericano alla Casa Bianca. Tutta la classe dirigente, i capicorrente, i piccoli e grandi notabili, stanno elogiando il cambiamento.

Bene. Sarebbe un bel cambiamento, se alla fine dei festeggiamneti, Veltroni, D’Alema, Marini, Rutelli e tutti i dirigenti che hanno occupato la scena del centrosinistra negli ultimi 20 anni, e che portano la responsabilità, nel bene e nel male, della attuale situazione politica, si presentassero tutti dimissionari.

Ma so già, che questa sera, come ieri sera e come domani sera, ci saranno le solite facce. Più o meno simpatiche. Più o meno credibili. Ma tutte molto meno vincenti.

Ies, ui ken.

VORREI UNA SPIEGAZIONE.

Ottobre 5, 2008

Recentemente è andata in onda l’avvincente fiction giornalistica che ha trattato delle indagini e delle intercettazioni telefoniche che, tra l’altro, hanno portato alla condanna a cinque anni per il Sen. dell’UDC Totò Cuffaro.

Senza addentrarsi in questa sede sul contenuto, chiunque abbia visto il documentario, basato su fatti e documenti reali, non può non aver provato un profondo senso di scoramento nel leggere al termine delle immagini, che l’ex Presidente della Regione Sicilia, sia stato eletto il 13 aprile Senatore della Repubblica (in quanto candidato copme testa della lista dall’UDC di Casini)

Detto questo, vado al sodo.

Mi domando come è possibile che il PD, partito che dichiara di aver ereditato l’insegnamento morale di Enrico Berlinguer, possa porre all’orizzonte del suo agire politico un qualche tipo di rapporto con una forza che ha eletto un personaggio come Totò Cuffaro?

Come è possibile che qualcuno possa balenare l’ipotesi di un’alleanza futura con il partito diretto da un condannato per reati gravissimi cui è stata applicata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici?

Come possono resistere senza battere ciglio le migliaia di iscritti, militanti e i tanti dirigenti del PD, osservando le piroette di Veltroni, D’ALema e soprattutto Rutelli, che a giorni alterni aprono e spingono per un’alleanza con l’UDC di Casini e Cuffaro?

Vorrei delle risposte. Soprattutto perchè nel PD si impegnano donne e uomini che stimo e che ammiro (e che talvolta mi domando come facciano a resistere).

Vorrei sapere se c’è un piano segreto. Se c’è una strategia illuminata dietro la tela con l’UDC, una tattica speciale che potrà portare il PD a vincere le elezioni senza dover poi pagare pegno ad un partito che ha visto uno dei suoi dominus (se non il principale) condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento (però semplice eh!) e per violazione del segreto istruttorio nel processo  sulle Talpe alla Procura di Palermo.

Vorrei davvero una valida spiegazione, che mi distolga dai miei pensieri animati da retrologia.

CI RISIAMO.

Settembre 28, 2008

“Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato, perche’ ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese”. Lo dice Massimo D’Alema a Bruno Vespa per il libro “Un’Italia diversa”.

Il super tattico baffino è grandioso. Dopo la Bicamerale e il dialogo Veltroniano, ci risiamo.

Mi pare di vedere la scena di un film grottesco in cui un uomo con le spalle al muro e un coltello puntato alla gola, dice al suo aggressore: “Guarda che se fai il bravo ragazzo, ti presto tutti i soldi che ho in tasca. Però me li devi ridare entro una settimana…”.

Ma si!!! Facciamogli fare pure il Presidente della Repubblica.

Il 12 giugno scorso ho lanciato una Petizione Nazionale Preventiva contro l’elezione del Sig. Berlusconi Silvio alla più alta carica dello stato.

L’ho inviata per conoscenza anche ai vertici del PD. Ora capisco perchè qualcuno non ha firmato. Stava già lavorando ad un’altra petizione…

Non sono iscritto ne ho vtato per il Partito Democratico, quindi non ho nessuna voce in capitolo nel “vivacissimo” dibattito interno.

Però, chi si riconosce, anche solo parzialmente e anche criticamente nel partito di Veltroni, non può restare in silenzio. E’ possibile che uno dei leader di punta, possa uscire con una proposta del genere senza che nessuno dei suoi amici e compagni di partito dica niente.

Intanto, se volete firmare e fare girare, la petizione preventiva è sempre aperta. E’ senza scadenza. Ed è piccola e gratuita opposizione…

Firma quì

Il 24 luglio 2008 ho formalmente comunicato la mia decisione di rendermi indipendente e di lasciare il movimento Sinistra Democratica.

Sono convinto che, in questa fase storica, non solo in Italia, la politica debba ricostruire se stessa a partire dalla base, dai territori, dalle problematiche e dalle contraddizioni che da globali si sostanziano a livello locale.

Se si vuole davvero partecipare alla ricostruzione di un rinnovato senso civico e cercare di ridare speranza e futuro al nostro pianeta, al nostro paese e alle nostre comunità, bisogna avere il coraggio di rimettere tutto in discussione e sgomberare il campo da equivoci. Comprese le proprie appartenenze partitiche. Che in questa fase sono solo di intralcio alla costruzione di un vero partito dei cittadini, per il bene comune, per la terra, per l’aria e per l’acqua, per la giustizia, per la pace tra i popoli e tra le generazioni, per i diritti civili, per la salute.

Chi decide di impegnarsi politicamente deve compiere una scelta:

A) cercare di salire su un grande transatlantico. Bello, luminoso, nuovo, che solchi rotte apparentemente sicure. Ma difficilmente questa bella nave potrà esplorare gli angoli dell’oceano dove nascono nuove specie deformi, i vortici dove si ammassano i rifiuti del pianeta, i fiordi morti dove l’acqua si imputridisce. Ma sarà impossibile per questo ingombrante natante risalire fiumi e addentrarsi in quelle terre dove gli uomini cercano di sopravvivere ad un modello di sviluppo che toglie loro il pane di bocca… e la natura stenta a riprodursi. Una bella nave, sicura per chi ci abita (anche se la punta di un iceberg nella nebbia può sempre apparire all’ultimo momento), ma devastante per chi capita sotto le sue eliche d’acciaio o per chi respira la sua fuliggine cancerogena.

oppure

B) costruirsi una zattera, leggera, che si accompagni ad altre mille zattere, umili, a remi. Che vada ad esplorare nuove terre e che si avventuri alla ricerca di un nuovo mondo. Che riscopra il desiderio della lotta per gli ultimi e per gli oppressi. Che riesca a ritrovare le virtuose correnti che portano all’isola della giustizia e della pace o alla città della gioia e della felicità, senza distizioni di sesso, censo, razza o religione. Che riesca a raggiungere tutti gli scogli pericolosi, anche per la grande nave, per costrirci sopra nuovi fari segnalatori, in grado di tracciare una nuova rotta, più sicura e più rispettosa della terra e di tutti i suoi abitanti. Una zattera fatta di materiale riciclabile, riutilizzabile, recuperabile. Una zattera sicuramente più pericolosa, facilmente ribaltabile dalle onde anomale provocate dal grande transatlantico, ma altrettanto facilmente in grado di ritrovare il filo d’acqua e restituire la luce del sole ai suoi marinai .

Io ho deciso. Comincio a costruire la mia zattera.

Tutti i marinai lo sanno, se si resta troppo vicini ad una grande nave, o si chiede di essere issati a bordo o si rischia di essere travolti dalla sue onde o ancora peggio dalle sue terribili eliche d’acciaio…

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E siccome credo nella trasparenza degli atti e dei comportamenti politici, pubblico la mia lettera indirizzata al coordinatore provinciale di SD.

LASCIO SD

Luglio 24, 2008

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Gent.ma Chiara Cremonesi
Coordinatore Provinciale
Sinistra Democratica Milano

Cara Chiara,
dopo mesi di riflessione ho maturato la decisione di rendermi indipendente da Sinistra Democratica.

E’ risultato sempre più difficile conciliare le mie posizioni e le mie convinzioni con quanto sostenuto o sottaciuto da SD a livello provinciale.

Grandi infrastrutture, rifiuti e inceneritori, Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e Expo 2015. Su questi temi, a mio modo di vedere strategici, SD non è riuscita a differenziarsi da quanto portato avanti dal Partito Democratico e dal suo alfiere Filippo Penati. E in diverse occasioni, tali posizioni (del PD e di Penati) sono state da me duramente e pubblicamente contestate.

Per coerenza con le mie convinzioni e con il mio operato amministrativo di sindaco di Cassinetta di Lugagnano, non posso continuare a militare in un movimento che a livello provinciale porta avanti o comunque non contrasta istanze ed idee del tutto diverse dalle mie.

1. Come ben sanno tutti i compagni milanesi impegnati nelle istituzioni provinciali e regionali, ho da molti anni una posizione contraria rispetto ad una delle più importanti infrastrutture (tangenziali esterne milanesi) che segnerà, insieme ad EXPO 2015, l’avvio della conquista immobiliarista del Parco del Ticino e del Parco Agricolo Sud Milano.
Ma l’assessore provinciale alla viabilità di SD, porta al tavolo istituzionale una posizione favorevole all’opera, seppur con richieste di attenzione e di mitigazione.

2. Negli ultimi mesi, insieme a molte associazioni locali, comitati, reti di acquisto solidali, agricoltori, sto partecipando ad una mobilitazione contraria all’inceneritore di Abbiategrasso. Una mobilitazione che è naturale conseguenza sia di una convinzione generale circa la pericolosità e stupidità di una politica dei rifiuti basata sugli inceneritori, sia di un semplice fatto: i cittadini del comune che mi onoro di amministrare raggiungono quasi l’80% di raccolta differenziata e il comune vicino (amministrato da Forza Italia e da un “sindaco segretario di Formigoni”), invece di puntare anch’esso alla raccolta differenziata come tutti i comuni vicini, decide di costruirsi un bell’impianto con l’OK di Penati e Brembilla.
Anche in tal caso la componente di SD in provincia approva il piano rifiuti che prevede proprio il nuovo forno di Abbiategrasso (contrario PRC, astenuti i Verdi).

3. Sono assolutamnete convinto che EXPO 2015 non sarà nient’altro che una vasta operazione immobiliare all’italiana, con enormi fette di territorio che passeranno da destinazione agricola a residenziale.
Ma devo prendere atto che SD, invece di “stonare” veramente rispetto al coretto deprimente di Moratti-Formigoni-Penati, decanta, certo con toni più dimessi, le chances per Milano e le opportunità di riqualificazione urbanistica, limitandosi a chiedere solo maggiore attenzione.

4. Dopo essermi fatto promotore di una grande mobilitazione contro l’emendamento cosiddetto ammazzaparchi proposto dall’assessore regionale leghista Boni (mobilitazione vincente, ma solo per ora, credo), insieme alle associazioni di categoria degli agricoltori, sto partecipando ad una campagna di sensibilizzazione contro la ridefinizione degli ambiti agricoli del PTCP.
Ma ho dovuto osservare che SD (e anche i silenzi contano) non riesce ad avere il coraggio necessario per “guastare” i compromessi di Penati con il Comune di Milano (senza dimenticare la vicenda del CERBA di Veronesi, gravissimo precedente per le sorti future del parcoSud).

Credo tu possa benissimo immaginare l’imbarazzo di sedersi a tavoli istituzionali o di partecipare a dibattiti pubblici consapevole di avere un’etichetta SD addosso, e vedersi rinfacciare dai propri avversari politici il fatto che i miei compagni non sono d’accordo con me.

Cara Chiara, sono davvero spiacente, ma nonostante la stima che nutro nei tuoi confronti, è diventato per me impossibile continuare a militare, addirittura rappresentandola quale coordinatore di zona, in Sinistra Democratica.

Mi (ti) risparmio la manfrina che si usava ai tempi del PCI-PDS-DS che portava i dissidenti ad iscriversi in altre federazioni.
Sono il Sindaco di un piccolo comune della Provincia di Milano. E’ quì che faccio politica. Ed è quì che voglio trovare i miei compagni di viaggio.

Confermandoti comunque, il mio impegno politico, in qualità di indipendente, e la mia disponibilità a collaborare con te e con i compagni che vorranno utilizzare la mia piccola esperienza, ti auguro un buon lavoro, per la sinistra e per il bene dell’Italia.
Fraternamente.

Domenico Finiguerra

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