scritto per il Collettivo99 – Giovani Tecnici Aquilani e pubblicato sulportale informativo AGI Energia

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Il terremoto ha distrutto molto a L’Aquila. Case, monumenti, luoghi di aggregazione, scuole, sedi istituzionali. La ricostruzione di questa bellissima città sarà segnata dal dramma collettivo del lutto, dalla sedimentazione dei sentimenti di disperazione e dalla rabbia dei cittadini che si percepisce a distanza di centinaia di kilometri.

Ma potrebbe anche essere vissuta come momento di altissima tensione dell’intera comunità aquilana. Un momento storico in cui i cittadini e gli studenti in particolare possano proiettare il loro sguardo verso il futuro, oltre il muro del dolore. E immaginare L’Aquila di domani. Non di quella che ospiterà il G8. Ma quella che i suoi cittadini dovranno vivere quotidianamente e trasmettere alle prossime generazioni.

Un’occasione. Un termine che stride moltissimo con l’evento che l’ha provocata. Ma tale è l’opportunità di poter ri-costruire una città.

Una sfida da affrontare con gli attrezzi e gli strumenti giusti. Una sfida che sarà la cartina di tornasole della maturità della cultura politica e amministrativa di chi eserciterà il ruolo di ricostruttore. Una sfida su tre punti: l’energia, il territorio, la partecipazione democratica.

L’Aquila è uno dei capoluoghi più freddi d’Italia. In Alto Adige le case consumano 7 litri di gasolio (o 7 mc di metano) a mq/anno. In Germania si punta a consumarne 1,5 e le case passive non sono più fenomeni da museo.

In Italia, i nostri immobili sono invece dei colabrodo, consumando in media 20 litri di gasolio al mq. Come verranno ricostruite le case degli Aquilani? Puntando al risparmio immediato o puntando al risparmio energetico? Saranno costruite utilizzando gli accorgimenti tecnici che consentono un abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera? Sfrutteranno l’energia del sole per produrre acqua calda ed elettricità?

Negli ultimi 15 anni l’Italia ha seppellito sotto il cemento e l’asfalto una porzione di terra grande quanto il Lazio e l’Abruzzo messi assieme. La tentazione di ricostruire su terra vergine è in Italia un riflesso condizionato. L’urbanizzazione selvaggia avanza a ritmi serratissimi. Basti pensare che solo in Lombardia si sacrificano sull’altare del cemento 13 ettari di terra al giorno. L’ideologia (perché di questo si tratta) dominante è quella dello sviluppo e della crescita ad ogni costo, soprattutto a danno di una risorsa finita e limitata: la terra. Il soddisfacimento delle esigenze abitative e di servizi per i cittadini de L’Aquila potrà avvenire in due modi diametralmente opposti: tramite il recupero e la ricostruzione all’interno del perimetro della città, oppure approfittando dell’occasione per allargarsi su superfici nuove e possibilmente piane.

Dall’impostazione di fondo che verrà elaborata, emergeranno le caratteristiche della nuova L’Aquila.

La pianificazione urbanistica, che non è esercizio di esclusiva competenza di tecnici e architetti, è un metodo necessario per governare in modo sistemico tutte le variabili che si intrecciano in un determinato territorio. Il disegno o il ri-disegno di una città non si limita a definire destinazioni d’uso e volumi. Il territorio non è uno scaffale stabilmente ancorato, dove posso prendere ciò che voglio senza che vi siano ripercussioni su ciò che resta sulle sue mensole. Gli elementi che lo compongono sono tra loro connessi in un sistema complesso. Un sistema in cui i cittadini possono avere, oltre al ruolo di abitanti stessi del sistema, anche quello di attori del governo del sistema.

Il Testo Unico degli Enti Locali lo afferma chiaramente: spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano l’assetto e l’utilizzo del territorio (art. 13). Il processo di ricostruzione della città potrà anche in questo caso seguire due strade alternative.

La prima, quella largamente più utilizzata in Italia, prevede decisioni assunte da poche persone in poche stanze.

La seconda, poco praticata finora, prevede la partecipazione attiva dei cittadini. Il loro coinvolgimento vero e diretto rispetto alle decisioni strategiche che segneranno lo sviluppo urbano. Un percorso sicuramente più difficoltoso e oneroso, ma l’unico in grado di restituire ai cittadini una città migliore. Perché i processi di partecipazione riescono a far emergere le competenze tecniche nascoste. Riescono a far riemergere la memoria storica dei luoghi. Riescono a consolidare un sentimento di amore per la propria terra.

La scelta di coinvolgere i cittadini, a partire dai bambini, è fondamentale e strategica. Tenere in considerazione il parere degli abitanti e chiedere loro di immaginare il futuro può essere un grande valore aggiunto sia per i tecnici che per gli amministratori. Spesso i politici dopo essere stati eletti si chiudono nelle loro stanze. Forse per paura di rimettersi in discussione. Sottovalutando i cittadini. Al contrario, questi ultimi possono essere di gran conforto nelle decisioni importanti e sanno consolidare la determinazione nel portare avanti le scelte compiute insieme. Soprattutto se sono compiute nell’interesse collettivo e per il bene comune.

E la città è un bene comune.

Domenico Finiguerra
Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Associazione Comuni Virtuosi

LED IT BE

Maggio 5, 2009

Microprogetti. Piccoli interventi per il risparmio energetico. Grande risparmio. In bolletta e in emissioni di CO2.

Cassinetta di Lugagnano come tutti i comuni ha un cimitero (purtroppo). Con centinaia di punti luce. Accesi 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.

Grazie alla sostituzione di ogni lampada votiva a filamento da 5w con una lampada votiva a LED da 0,38 w sono stati ridotti i consumi di oltre il 90%.

Inoltre, la durata media di una lampadina ad incandescenza è di 1,5 anni, mentre quelle a LED durano 11-13 anni.

Il dato più significativo, che pongo all’attenzione di tutti gli assessori al bilancio, è questo: con un investimento di 2.000 Euro,  si ottiene un risparmio annuo di energia elettrica di € 2.253. Quindi l’ammortamneto dell’investimento è addirittura inferiore a un anno.

Mentre agli assesori ai lavori pubblici faccio notare che per almeno dieci anni non è più necessario mandare periodicamente l’operaio o il custode a sostituire le lampadine.

Piccoli progetti. Una goccia nel mare. Ma quanti cimiteri ci sono (purtroppo) in Italia?

Il 24 febbraio Berlusconi e Sarkozy hanno presentato un accordo per costruire nuove centrali nucleari in Italia. Qualcuno ha commentato che finalmente il nostro paese si appresta a recuperare vent’anni di ritardo, causati dal famigerato referendum del 1987.Ma con la chiusura in Italia del nucleare, il referendum c’entra poco. Il referendum non bloccò alcunché in realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo per il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non economiche, già chiuse o destinate ad essere chiuse da Enel. Ricordiamo che quando si svolse il Referendum nel 1987, la centrale di Garigliano era già chiusa, quella di Borgo Sabotino era ferma dall’anno prima, quella di Trino era già stata fermata due volte (nel ‘67 e nel ‘79) per problemi tecnici.

La verità è che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu il referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. Se si guarda alla stessa Francia, si scopre che l’EPR (il reattore ad acqua pressurizzata) attualmente in costruzione è il primo impianto nuovo dopo vent’anni e che negli Stati uniti d’America, la patria del nucleare con i suoi 104 reattori ancora attivi, l’ultima costruzione venne ordinata nel 1978.

Perchè questa crisi? Perchè economicamente non conveniva ed a maggior ragione non conviene ora. L’attuale “ritorno di fiamma” è fondato sulla necessità di ridurre le emissioni di CO2.

L’annuncio del governo però é in netta contraddizione con questo argomento, ovvero l’indispensabilità del nucleare per rispettare gli impegni di Kyoto e dell’Unione Europea in materia di riduzione delle emissioni climalteranti. In contraddizione perchè l’impegno a produrre il 20% dell’energia da fonti alternative scade nel 2020 e per quella data il ministro Scajola ha annunciato che sarà pronta la prima centrale (se tutto andrà per il verso giusto), che impiegherà qualche anno per recuperare la Co2 (tanta), che si consuma per costruire quel mammut di acciaio e cemento che è una centrale di tipo EPR. Centrale, sia detto per inciso, che altro non e’ se non una centrale di seconda generazione (e’ un reattore ad acqua in pressione come quello di Trino Vercellese ideato nel 1961) in cui i sistemi di sicurezza sono notevolmente potenziati attraverso il sistema della ridondanza dei circuiti. Dunque il nucleare non servirà a mantenere gli impegni di riduzione delle emissioni che alterano il clima concordati con le altre nazioni dal nostro paese.

A che cosa servirà allora? A ridurre l’insicurezza degli approvvigionamenti dicono, ed è innegabile che dipendere, nella generazione elettrica, per il 60% dal gas non sia una scelta ottimale.

Ma l’ultima edizione delle “Prospettive dell’energia nucleare 2008?, edito dall’OCSE (non dall’eco delle alternative), sta scritto che “Le risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050?. La domanda sorge spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime sul costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sara’ forse pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per 30 anni?

In questi anni si è parlato con entusiasmo del reattore in costruzione in Finlandia, quando proprio questo reattore è stato citato dal Financial Times (3 novembre 2008), come simbolo negativo della presunta rinascita nucleare perché sta accumulando ritardi ed i costi sono saliti enormemente, tanto che è in corso una causa legale fra committenti e il costruttore francese.

E questi francesi, come mai sono cosi disponibili ad offrirci il loro know-how? Improvvisamente filantropi? Semplicemente siamo una bella occasione per loro, l’occasione di fare un sacco di denaro trovando sbocco ad una industria che in regime di libero mercato non sta in piedi, sta in piedi solo in regimi statalisti. Sì perché tornando a guardare fuori della finestra si nota bene che a parte la Finlandia col suo ormai famoso impianto di Olkiluoto, a costruire centrali oggi sono paesi in cui l’energia è affare di stato. Areva, la società francese che costruisce gli EPR, nel 2008 ha registrato un calo degli utili del 21% rispetto all’anno precedente ed ha bisogno di 10 miliardi di euro nei prossimi quattro anni per finanziare gli investimenti programmati nell’attività mineraria di estrazione dell’uranio e negli impianti di produzione del combustibile. Con l’uscita di Siemens il suo debito salirà a 5,5 miliardi di euro (fonte Wall Street Journal Europe 26 feb 2009).

Sarkozy sta semplicemente facendo da piazzista per le sue imprese e la posta in palio e’ alta, il costo dell’EPR finlandese attualmente e’ arrivato a 4,5 miliardi, Alessandro Clerici (nuclearista convinto e presidente del Gruppo di Lavoro WEC “Il futuro ruolo del nucleare in Europa”) stima in 5 miliardi il costo di un EPR oggi, per cui 4 EPR fanno ben 20 miliardi di euro! Mica male di questi tempi.

Ma attenzione il conto non e’ finito qui perché per arrivare al 25% di produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perché il nucleare, non dimentichiamolo, e’ un sistema. Non come un parco eolico che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea di distribuzione ed e’ finita li, o come qualche pannello solare che si monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo importare dall’estero e produce pericolose scorie che vanno messe da qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 pagano ogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.

Nel bilancio 2006 della Sogin – la società italiana preposta allo smaltimento delle centrali – era riportata la cifra di 4,3 miliardi di euro per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito. La stima che circolava lo scorso anno per costruire la discarica definitiva dove mettere il combustibile consumato, attualmente stoccato un po’ ovunque (in Italia e all’estero) e’ di (ulteriori) 1,5 miliardi.

Dunque siamo pronti a pagare?

Noi no, a noi sembra più conveniente pensare ad altre risorse per produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato 1,010 MW di eolico (fonte Enav) e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh (+62,9% rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di fotovoltaico (fonte GSE). All’estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno installato eolico pari a 8 volte quello installatoda noi ( e sono balzati subito in prima posizione superando la Germania), seguiti dalla Cina (6 mila MW) e dall’India (fonte GWEC). Che dire poi della riqualificazione energetica degli edifici italiani? Basta ricordare che il nuovo che si costruisce annualmente in base a nuovi parametri è circa pari a un 3%, ma è l’esistente, pari al 97%, la miniera nascosta di energia risparmiabile e di posti di lavoro.

In economia si dice che ogni paese debba sfruttare le proprie risorse, nel commercio si persegue la specializzazione seguendo la legge dei vantaggi comparati, perché non fare lo stesso in materia di energia? Perché copiare un paese vicino quando abbiamo altre risorse naturali che ci renderebbero davvero indipendenti da ricatti esterni, riducendo le emissioni inquinanti?

Ma forse e’ una soluzione troppo semplice che non permette la gestione di grandi commesse…

Roberto Meregalli (Beati i costruttori di pace)

Roberto Brambilla (Rete Lilliput)

Mario Agostinelli (Unaltralombardia)

Il prof. Wolfang Sachs, del Wuppertal Institut, il piu’ grande centro ricerche tedesco su energia alternative e clima stronca il nucleare. Intervista di Matteo Incerti

Nucleare? No. Punto!

Marzo 2, 2009

EARTH OVERSHOOT DAY 2008

Settembre 16, 2008

 

 

 

 

Il 23 settembre è l’Earth Overshoot day: il giorno in cui il nostro consumo di risorse naturali sorpassa la produzione naturale annua della Terra

Il 23 settembre – secondo i calcoli del Global Footprint Network, una associazione di ricerca che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo, e chi le usa – l’umanità avrà completamente utilizzato tutte le risorse rinnovabili che la natura ci può fornire nel 2008.

Proprio come ogni azienda, il nostro Pianeta ha un bilancio annuale secondo il quale produce un certo quantitativo di risorse ed è in grado di assorbire un certo quantitativo di rifiuti. Il problema è che la richiesta di risorse e servizi da parte dell’umanità eccede le capacità della Terra. Fin dal 1980, l’umanità è nella condizione di sovraconsumo (Overshoot), poiché usa le risorse naturali più velocemente di quanto possano essere rigenerate e immette carbonio nell’atmosfera più velocemente di quanto possa essere riassorbito.

Secondo il Global Footprint Network stiamo impiegando a livello globale la capacità biologica di 1,4 pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solo uno a disposizione. Il risultato è che le nostre riserve – come gli alberi e i pesci – continuano ad assottigliarsi e i nostri rifiuti – in primis l’anidride carbonica – continuano ad accumularsi.

In un paese densamente popolato come l’Italia – dice Roberto Brambilla del Gruppo impronta di Rete Lilliput – l’impronta ecologica dovrebbe far capire quanto è importante rilanciare una agricoltura a basso impatto grazie alle filiere corte e ai metodi biologici e quanto sia urgente incentivare il risparmio energetico, il riciclaggio dei rifiuti e l’uso delle energie rinnovabili per far diminuire la dipendenza dall’energia fossile inquinante e in via di esaurimento. Tutte iniziative che si tradurrebbero in enormi risparmi per le famiglie italiane.

Ogni anno, il Global Footprint Network calcola l’Impronta Ecologica dell’umanità (ovvero la sua necessità di campi, pascoli, foreste, aree di pesca e spazio per infrastrutture), e la confronta con la biocapacità globale (ovvero la capacità degli ecosistemi appena citati di produrre risorse e assorbire rifiuti). L’Impronta Ecologica può quindi essere utilizzata per determinare la data esatta in cui la comunità globale inizia a vivere oltre i mezzi che il pianeta produce ogni anno.

“Da adesso fino alla fine dell’anno noi attingeremo dalle nostre riserve ecologiche, chiedendo un prestito al futuro” dice il Mathis Wackernagel, Direttore Esecutivo del Global Footprint Network. “Questo può andare avanti per un breve periodo, ma fondamentalmente tutto ciò porta ad un accumulo di rifiuti e all’esaurimento delle reali risorse da cui dipende l’economia umana”.

Il sovraccarico ecologico è alla radice di molti dei più urgenti problemi ambientali che dobbiamo fronteggiare oggi: il cambiamento climatico, la diminuzione di biodiversità, la riduzione delle foreste, il collasso della pesca e l’attuale crisi alimentare globale.

L’ Earth Overshoot Day ogni anno arriva sempre più presto a causa della crescita dei consumi umani.

Il Primo Earth Overshoot Day fu il 31 dicembre 1986. Dieci anni più tardi, a causa di un consumo annuale maggiore del 15% rispetto alla capacità di produzione del pianeta, L’ Earth Overshoot Day cadeva in novembre. Quest’anno, a più di due decenni dal primo Overshoot la fatidica giornata cade il 23 settembre e il nostro livello di sovraconsumo è maggiore del 40% di quanto la Terra riesce a produrre annualmente.

Il Global Footprint Network e i suoi partners internazionali sono concentrati sulla soluzione di questo problema, lavorando con i leader dei governi e delle aziende affinché nei processi decisionali tengano nella massima considerazione i limiti ecologici.

I cittadini possono determinare la loro impronta ecologica e imparare come ridurla su www.footprintnetwork.org. Essi potrebbero avere un impatto molto maggiore se cercassero di spingere i governi e i leader a creare comunità a basso impatto grazie ad una intelligente pianificazione delle infrastrutture e alle migliori tecnologie verdi a disposizione.

Grazie ad un forte impegno internazionale per scongiurare queste dinamiche, l’Earth Overshoot Day potrebbe diventare storia e non più una notizia.

Gruppo impronta ecologica della Rete di Lilliput

Per maggiori informazioni Roberto Brambilla – Gruppo impronta ecologica 338 88 03 715 r.brambilla@mclink.it

Italiano Oscurità mondiale: il 17 settembre 2008 dalle 21.50 alle 22.00. Proponiamo di spegnere tutte le luci e gli apparecchi elettronici affinchè il nostro pianeta possa ‘respirare’. Se ci sarà una risposta collettiva l’energia risparmiata sarà moltissima. Solo dieci minuti e vedremo cosa succede. Stiamo 10 minuti nell’oscurità, prendiamo una candela e semplicemente fermiamoci a guardarla mentre il nostro pianeta respira. Ricordate che l’unione fa la forza e internet ha molta influenza, può essere qualcosa di veramente grande. gira la mail, se hai amici che vivono in altri paesi fai girare loro la notizia.

Spagnolo Oscuridad mundial: En Septiembre 17, 2008 desde las 21:50 a las 22:00 horas. Se propone apagar todas las luces y si es posible todos los aparatos eléctricos, para que nuestro planeta pueda ‘respirar’. Si la respuesta es masiva, la energía que se ahorra puede ser brutal. Solo 10 minutos y vea que pasa. Si estamos 10 minutos en la oscuridad, prendamos una vela y simplemente la miramos y nosotros estaremos respirando y nuestro planeta. Recuerde que la unión hace la fuerza y el Internet puede tener mucho poder y puede ser aun algo más grande. Pase la noticia, si usted tiene amigos que viven en otros países envíeselo a ellos.

Inglese Darkness world: On September 17, 2008 from 21:50 to 22:00 hours. Proposes to delete all lights and if possible all electrical appliances, to our planet can ‘breathe’. if the answer is massive, energy saving can be brutal. Only 10 minutes, and see what happens. Yes, we are 10 minutes in the dark, we light a candle and simply Be looking at it, we breathe and our planet. Remember that the union is strength and the Internet can be very power and can Even do something big. Moves the news, if you have friends to live in other countries send to them.

Cinese: 黑暗的世界:對2008年9月17日從21時50分至22:00 。 這是建議關掉所有電燈及可能的話,所有電器,使我們的星球可以’呼吸’ 。 如果答案是大規模,節能,可殘酷的。 只有10分鐘,並看看會發生什麼情況。 如果我們10分鐘,在黑暗中,成衣蠟燭和簡單的外觀和我們將呼吸和我們的星球。 記得當時的聯盟是實力和在互聯網上可以有很大的權力和,甚至可以更大一些。 通過新聞.

Portoghese: Escuridão mundial: No dia 17 de Setembro de 2008 das 21:50 às 22:00 horas propõe-se apagar todas as luzes e se possível todos os aparelhos eléctricos, para o nosso planeta poder ‘respirar’. Se a resposta for massiva, a poupança energética pode ser brutal. Só 10 minutos, para ver o que acontece. Sim, estaremos 10 minutos às escuras, podemos acender uma vela e simplesmente ficar a olhar para ela, estaremos a respirar nós e o planeta. Lembrem-se que a união faz a força e a Internet pode ter muito poder e podemos mesmo fazer algo em grande. Passa a notícia, se tiveres amigos a viver noutros países envia-lhes.

Arabo: ظلام العالم : على 17 سبتمبر 2008 من الساعة 21:50 الى 22:00 ويقترح حذف جميع الانوار واذا امكن جميع الاجهزه الكهرباءيه ، ويمكن لكوكبنا ‘تنفس’. اذا كان الجواب هاءله ، ويمكن الاقتصاد في استهلاك الطاقة وحشية. خلال 10 دقائق فقط ، ونرى ما سيحصل. نعم ، نحن على 10 دقائق في الظلام ، ونحن على ضوء شمعة وببساطة ان النظر اليها ، ونحن نتنفس وكوكبنا. نتذكر ان الاتحاد هو القوام وشبكة الانترنت يمكن ان تكون بالغة القوة ويمكن حتى تفعل شيئا كبيرا. التحركات الاخبار .

Francese: Darkness monde: Le 17 Septembre 2008 de 21:50 à 22:00 heures Propose de supprimer toutes les lumières et, si possible, tous les appareils électriques, à notre planète peut ‘respirer’. Si la réponse est massive, les économies d’énergie peuvent être brutales. Seulement 10 minutes, et de voir ce qui se passe. Oui, nous sommes 10 minutes dans le noir, on allume une bougie et simplement Être regarder, que nous respirons et de notre planète. N’oubliez pas que l’union fait la force et l’Internet peuvent être très électricité et peut Même faire quelque chose de grand. Déplace l’actualité..

Greco: Σκοταδι κοσµο: Στις 17 Σεπ του 2008 απο 21:50 εως 22:00 ωρες Προτεινει να διαγραψει ολα τα φωτα και αν ειναι δυνατον, ολες τις ηλεκτρικες συσκευες, να πλανητη µας µπορει να «αναπνεει». Εαν η απαντηση ειναι µαζικη, η εξοικονοµηση ενεργειας µπορει να ειναι κτηνωδης. Μονο 10 λεπτα, και να δουµε τι συµßαινει. Ναι, ειµαστε 10 λεπτα στο σκοταδι, θα αναψει ενα κερι και απλα Να εξεταζουµε, που αναπνεουµε και τον πλανητη µας. Θυµηθειτε οτι η ενωση ειναι η δυναµη και το Internet µπορει να ειναι πολυ δυναµη και µπορουν να Ακοµη κανουµε κατι µεγαλο. Μετακινησεις την ειδηση, αν εχετε φιλους να ζουν σε αλλες χωρες να στειλουν τους και τους..

Tedesco: Darkness Welt: Am 17 September 2008 von 21:50 bis 22:00 Uhr Schlägt vor, alle Lichter zu löschen und, wenn möglich, alle elektrischen Geräte, die unseren Planeten kann ‘atmen’. Wenn die Antwort ist derb, Energieeinsparung kann brutal. Nur 10 Minuten, und sehen Sie, was passiert. Ja, wir sind 10 Minuten im Dunkeln, wir Licht einer Kerze und einfach Sei es bei der Suche, die wir atmen, und unseres Planeten. Denken Sie daran, dass die Gewerkschaft ist Stärke und das Internet kann sehr Macht und können Selbst etwas tun groß. Verschiebt den Nachrichten.

Russo: Ночь на Земле: 17 сентября 2008 года с 21:50 до 22:00 часов отключите все огни, и, по возможности, все электроприборы, чтобы наша планета могла спокойно ‘подышать’ хоть 10 минут. В случае массового участия, этот проект приведет к огромному сбередению энергии по всему земному шару. Всего только 10 минут, и вы увидите как важен будет результат. За эти 10 минут можно просто посидеть в темноте, зажечь свечу и посидеть при ее свете. А за это время наша планета успеет спокойно отдышаться. Помните, что совместное действие – это мощь, а Интернет – это великая сила, вместе мы можем добиться очень многого. Сообщи о нас другим!!!

Olandese: Darkness wereld: Op 17 September 2008 van 21:50 tot 22:00 uur Stelt voor om alle lichten en zo mogelijk alle elektrische apparaten, om onze planeet kan ‘ademen’. Indien het antwoord is enorm, de energiebesparing kan worden wreder. Slechts 10 minuten, en zie wat er gebeurt. Ja, we zijn 10 minuten in het donker, we licht van een kaars en gewoon Wordt kijken, we inademen en onze planeet. Vergeet niet dat de unie is kracht en het internet kan zeer macht en kan Zelfs iets te groot.

COLLOQUI DI DOBBIACO 2008

Settembre 16, 2008

 

I Colloqui di Dobbiaco 2008

26 e 27 settembre

LA GIUSTA MISURA

La limitazione come sfida per l’Era Solare

Ideatore e moderatore: Wolfgang Sachs

Tra il 1985 e il 1999, a Dobbiaco, punto d’incontro tra due culture, i Colloqui di Dobbiaco ideati e organizzati da Hans Glauber hanno trattato le tematiche ambientali di maggior rilievo, proponendo di pari passo delle proposte risolutive. Nel corso degli anni, i Colloqui di Dobbiaco si sono affermati come una delle manifestazioni più prestigiose di tutto l’arco alpino e oltre Dopo una pausa di 5 anni, nel 2005, Hans Glauber ha dato inizio ad un nuovo ciclo dei Colloqui di Dobbiaco. L’idea ispiratrice era l’avvio dell’Era Solare, intesa come progetto organico di civiltà. Dopo l’inatteso decesso di Hans Glauber nell’aprile 2008, i Colloqui di Dobbiaco si trovano davanti a una nuova svolta. Fu proprio un desiderio di Hans Glauber che fosse Wolfgang Sachs ad assumere il ruolo di “curatore” dell’edizione del 2008, dedicata a un tema che riprende la formula programmatica “meno velocità e quantità, più qualità e bellezza” coniata da Hans Glauber per l’ingresso nell’era solare.

Testo introduttivo alla tematica del convegno

Siamo in un momento di passaggio da un’epoca della smisuratezza a un’era ispirata alla moderazione. Il petrolio, il metano e gli altri combustibili fossili sono sempre più difficili da estrarre, e quindi sempre più cari, ed è ormai evidente che gli anni gloriosi della crescita sono passati. Ma anche l’era solare non è compatibile con gli eccessi, e potrà decollare solo con una svolta di civiltà basata su un consumo minore di risorse naturali, velocità ridotte, prodotti selezionati e profitti piú modesti. Del resto, è ormai assodato che avere o produrre “di piú” non significa affatto vivere “meglio”, anzi: sono sotto gli occhi di tutti gli effetti deleteri dell’eccesso di cibo, di canali televisivi, di marchi commerciali, e anche dell’eccesso di lavoro. Trovare la giusta misura, quindi, farebbe bene anche al nostro equilibrio interiore. Ma che cosa si deve intendere per “eccesso”, e fin dove arriva la “giusta misura”? I Colloqui di Dobbiaco di quest’anno vogliono approfondire i motivi e le forme di quei limiti che, nell’era solare, saranno d’importanza cruciale sia per l’ambiente, sia per ciascuno di noi.

L’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco

L’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco organizza i Colloqui di Dobbiaco e promuove corsi di formazione su varie tematiche. Tra le iniziative di maggior successo figurano l’agricoltura nelle zone alpine, il turismo sostenibile e „Costruire nell’Era Solare“. In collaborazione con la locale Centrale Termica, l’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco darà vita ad iniziative nel campo dell’efficienza energetica e della sostenibilità nella piccola regione dell’Alta Pusteria.

Impatto climatico zero

I Colloqui di Dobbiaco 2008, un convegno ad “impatto climatico zero” Come negli anni precedenti i Colloqui di Dobbiaco 2008 saranno ad “impatto climatico zero”. Il viaggio e il soggiorno dei partecipanti, la stampa e l’invio dei materiali e le varie attività organizzative produrranno circa 14 tonnellate di CO2. Questo impatto sul clima sarà „compensato“ investendo in progetti destinati alla tutela dell’ambiente in altri luoghi e che a loro volta ridurranno le emissioni di CO2. Nel caso specifico verrà investito nella protezione dell’ambiente attraverso l’organizzazione certificata myclimate di Zurigo. Pertanto possiamo venire a Dobbiaco con meno rimorsi. Ciò nonostante vi invitiamo a scegliere la modalità di viaggio più sostenibile possibile.

Relatrici e relatori 2008

Rudi Dalvai, cofondatore della Cooperativa Terzo Mondo altromercato e presidente dell’ IFAT International Fair Trade Association, Bolzano

Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, (Milano)

Christoph Holzner, responsabile tecnico del Cleaner Production Center Austria, (Ökoprofit Graz), Graz

Hermann Knoflacher, direttore dell’Istituto di Costruzioni stradali e Traffico presso l’Università Tecnica di Vienna, Vienna

Hildegard Kurt, cofondatrice di “und.Istituto per Arte Cultura e Sostenibilità”, Berlino

Reinhard Loske, Assessore all’ambiente, all’urbanistica e agli affari europei del Land Brema, Brema

Fred Luks, economista, Istituto Austriaco per la sostenibilità, Vienna

Maurizio Pallante, membro fondatore del movimento „Decrescita, Asti

Carlo Petrini, fondatore e presidente del movimento Slow Food, Bra (Cuneo)

Reinhard Pfriem, Professore di economia aziendale, Oldenburg

Wolfgang Sachs, Wuppertal Institut, Istituto per Clima, Ambiente, Energia , Professore onorario Università Kassel

Traudi Schwienbacher, contadina e fondatrice della scuola invernale della Val d’Ultimo

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COMUNICATO STAMPA

 

  TESI DI DOBBIACO 2007

IL FASCINO DELL’ERA SOLARE

 

Economia e società nella transizione dal petrolio al sole

Tesi 1

In futuro, vivremo nella nuova era solare. È vero che l’era fossile attuale ha impresso una spinta enorme alla civiltà materiale, ma al prezzo di aver saccheggiato le risorse del Pianeta e alterato il suo equilibrio climatico. Se l’umanità vuole sopravvivere in modo civile, entro due generazioni dovrà entrare nell’era solare e avere la possibilità di farlo. A quel punto, grazie alle tecnologie solari e ai sistemi sofisticati di efficienza energetica, disporremo di energia in quantità sufficiente. Ma non bastano le tecnologie. Dobbiamo anche reimpostare i nostri rapporti: dal livello internazionale (equità nell’uso del carbonio), a quello europeo, nazionale e locale, ripensando il nostro modo di vivere e il nostro rapporto con la natura. La nuova Era Solare è il progetto organico e culturale di una nuova civiltà. Si tratta né più e né meno di transitare dal petrolio al sole. È l’unica opzione possibile, e al tempo stesso una sfida affascinante.

 

Tesi 2

Non ci resta più molto tempo. Chi altera l’equilibrio climatico intacca le risorse della nostra vita, ossia la crescita delle piante – da cui dipende la nostra alimentazione – e la biodiversità. Coi cambiamenti climatici galoppanti, stiamo intaccando queste risorse a ritmi così incalzanti che occorre agire subito e senza indugio. Le scelte dei prossimi 10–15 anni saranno decisive per diversi secoli, e da loro dipenderà il futuro di molte fasce costiere e di milioni di persone. Inoltre, stiamo consumando sempre più velocemente le risorse fossili, ossia carbone petrolio e metano. Ben presto sarà raggiunto il “picco” di estrazione del petrolio, e mancando nuovi giacimenti altrettanto produttivi, d’ora in poi il divario tra l’aumento della domanda e il calo dell’offerta sarà sempre più drammatico. L’impennata vertiginosa del prezzo del petrolio non è che l’inizio. L’era fossile e nucleare sarà solo un breve episodio nellastoria dell’umanità.

 

Tesi 3

I cambiamenti climatici stanno diventando un’emergenza planetaria. L’unico modo per scongiurarla è stipulare un patto sociale per una transizione rapida nell’Era Solare. Una politica di tutela del clima tempestiva ed efficace non può essere rivolta contro le imprese e i cittadini, ma deve contare sul contributo attivo di tutte le componenti della società. Le imprese, dal canto loro, sono chiamate a fornire conoscenze tecniche, potenziale produttivo e risorse finanziarie per la transizione nell’economia solare, e in compenso, potranno contare su regole affidabili e certe. I cittadini, a loro volta, devono mettere in gioco la propria creatività, energia e a volte anche disponibilità al sacrificio, per riconvertire la società in chiave solare. In compenso, gli organi politici devono garantire che tutti gli interventi di salvaguardia del clima siano socialmente equi. E poiché la difesa del clima non si realizza quando regnano incertezza e preoccupazione, va istituito un reddito minimo garantito a tutti i cittadini. Solo così si potrà evitare l’emergenza.

 

Tesi 4

L’economia dell’Era Solare sottrarrà alla natura meno materie prime, e in compenso produrrà oggetti da usare più a lungo. I servizi potranno essere meno costosi e sostituire i prodotti usa e getta. La nostra economia attuale determina non solo ingiustizie a livello planetario, ma erode sempre di più la coesione sociale anche in seno ai paesi ricchi industrializzati, dove cresce il divario tra povertà ed eccesso. Nell’Era Solare il lavoro, il reddito e i consumi saranno meglio distribuiti, stabilendo dei limiti che rispettino le esigenze di giustizia a livello globale. Oltre al lavoro professionale, sarà valorizzato il lavoro al servizio della collettività e della famiglia, ed anche il tempo libero, trovando un equilibrio sano tra il lavoro e la vita, e ridimensionando il ruolo dei consumi. Vivere col sole e del sole significa anche lavorare in modo sensato, autonomo e sano. Oltre alla rivoluzione dell’efficienza energetica, occorre una rivoluzione della cultura che ci faccia abbandonare l’ideologia neoliberista della crescita.

 

Tesi 5

Con le fonti energetiche rinnovabili è possibile assicurare in modo duraturo una disponibilità energetica meno inquinante, meno rischiosa e meno costosa. Tra le varie fonti disponibili, è soprattutto il sole che può fornirci energia in quantità più che abbondante. Continuando ad investire nell’efficienza energetica, occorre ampliare gradualmente la quota delle fonti rinnovabili fino a coprire con esse tutto il fabbisogno. Già oggi, il loro potenziale tecnologico è elevato, e tutto lascia presagire che aumenterà ancora notevolmente. Per ora sono ancora pochi i paesi che si impegnano seriamente ad investire nelle fonti rinnovabili, sicché occorrono urgentemente delle iniziative internazionali di politica energetica che stabiliscano obiettivi vincolanti, incentivi efficaci e adeguamenti strutturali. Altrimenti, non riusciremo a sfruttare i pochi anni che ancora ci restano per adottare misure di salvaguardia del clima in modo da limitare il rialzo della temperatura a non più di 2 gradi centigradi.

 

Tesi 6

Nell’Era Solare, l’uomo non sarà più considerato solo un consumatore passivo, ma potrà realizzare le proprie aspirazioni in modo assai più ampio e gratificante. Analogamente alla produzione dei beni, che dovrà migliorare sul piano qualitativo anziché dilagare nella quantità, anche l’uomo è chiamato a far emergere il meglio della propria natura, sviluppando in pieno il proprio patrimonio spirituale ed emotivo. Se è vero che per il momento stiamo sfruttando solo una frazione minima dell’energia solare disponibile, stiamo anche sfruttando una frazione esigua delle nostre reali risorse spirituali ed emotive. Per di più, diversamente dalle risorse naturali, quelle emotive, usandole, non si esauriscono, ma aumentano e si valorizzano. Un’educazione estetica in grado di far affiorare il meglio della natura umana, e di sfruttare la forza creativa, vitale e liberatoria delle necessarie limitazioni materiali, potrà spianare la strada alla nuova civiltà solare. 

 

Tesi 7

Una politica estera lungimirante, volta a favorire la transizione all’incipiente Era Solare, deve far sì che l’accesso alle risorse naturali non diventi una minaccia per la pace e la stabilità, e deve far capire che difendere il clima vuole anche dire difendere la pace. Oltre ai rischi ecologici ed economici, i cambiamenti climatici celano gravi pericoli per lo scoppio di nuovi conflitti, per esempio scatenati da una concorrenza sempre più agguerrita per accedere a risorse essenziali come l’acqua o le aree di pascolo. Potenziare in tutto il mondo le fonti energetiche rinnovabili – a partire da quella solare – è un contributo importante per scongiurare queste derive dagli effetti imprevedibili. L’energia solare ha un potenziale enorme, soprattutto nei paesi caldi arabi e nordafricani che s’affacciano sull’Europa. È qui, dunque, che deve far leva la politica internazionale, con un’opera di persuasione, con regole certe e condivisibili, e con forme sostenibili di collaborazione energetica. A queste condizioni, il potenziale dell’energia solare può diventare un’occasione concreta per la pace sul Pianeta. 

 

Tesi 8

La crescita economica dei paesi emergenti sta aumentando a ritmi incalzanti. L’unico modo per coprire in modo sostenibile una domanda d’energia sempre più elevata è quello di migliorare l’efficienza energetica a livello di produzione, trasformazione e utilizzo, e ricorrere sempre di più alle fonti rinnovabili. Le tecnologie per sfruttare in modo economico a livello globale gli enormi potenziali di efficienza energetica esistono già, ma stentano ad affermarsi per mancanza di professionalità, ostacoli strutturali, organizzativi o giuridici, ed anche per l’assenza di strategie e condizioni di mercato favorevoli. L’Europa ha le risorse per acquisire una qualificazione elevata nell’efficienza energetica e per maturare esperienze in questo campo, e deve stringere alleanze strategiche con altri paesi, soprattutto nell’Est Europeo e in Asia. Nel contempo, però, vanno concordati dei limiti alla crescita economica, nel rispetto delle risorse e dell’equità mondiale.

 

Tesi 9

La minaccia per la vita sul Pianeta causata dai cambiamenti climatici può essere affrontata solo con una collaborazione concreta fra tutti i paesi e i cittadini del mondo. Non possiamo pretendere dai paesi del Sud più ragionevolezza e slancio etico di quanto non riusciamo a produrre noi stessi. A fronte dei danni climatici prodotti dai nostri paesi ricchi, per garantire una cooperazione internazionale siamo noi a dover compiere i primi passi, con misure atte a costruire fiducia. Prima di tutto, dobbiamo ridurre drasticamente la nostra “impronta ecologica“. Poi, finanziare almeno in parte ai paesi emergenti la transizione diretta nell’Era Solare, saltando la fase insostenibile dell’economia fossile. Infine, dobbiamo agevolare con risorse economiche adeguate le misure di adattamento dei paesi più poveri agli impatti ormai inevitabili dei cambiamenti climatici. Occorre garantire il diritto all’accesso alle tecnologie. Il transfer finanziario dal Nord al Sud sarà dell’ordine di decine miliardi di euro l’anno.

 

 

Tesi 10

Già oggi, in tutto il mondo si stanno compiendo i primi passi verso l’Era Solare. Il modello della società dei “2000 Watt” pro capite scelto dalla città di Zurigo è un modo concreto per frenare i cambiamenti climatici. Questo limite si realizza con edifici progettati con cura, anche più convenienti nella realizzazione e soprattutto nella gestione, e col percorso SIA per l’efficienza energetica, uno strumento efficace per conseguire l’obiettivo. La Val Pusteria, culla dei Colloqui di Dobbiaco, è stata ormai ribattezzata “la valle del clima”. Gli edifici vengono riscaldati da centrali di teleriscaldamento a biomassa, si sta diffondendo l’agricoltura biologica, e anche nell’edilizia, grazie all’iniziativa CasaClima, si stanno realizzando progetti assai innovativi. In Cina il progetto di Dongtan darà vita ad una città ecologica di 500.000 abitanti, in grado di autoprodurre tutto il proprio fabbisogno energetico e alimentare. Sarà la prima vera città ecologica del mondo. La strada che ci porterà nell’Era Solare si percorre imitando e sviluppando ulteriormente questi esempi positivi.

 

Tesi 11

La comunicazione è essenziale per la transizione nella nuova Era Solare, anzi, è la chiave per cambiare concretamente la mentalità e le abitudini dominanti. Se all’inizio l’informazione sullo sviluppo sostenibile è stata allarmista e sensazionalista, in futuro occorrerà puntare su notizie positive, immagini accattivanti e soluzioni concrete. Le notizie su catastrofi ambientali hanno determinato uno shock che ha aperto la strada ad una politica ecologica, ma allarmismo e sensazionalismo innescano solo paura e rassegnazione. Per favorire una vera svolta sul piano scientifico, economico e sociale, occorrono invece nuove forme di comunicazione, più decentrate e meno monopolizzate. L’Era Solare ha come centro la decentralizzazione, così come la comunicazione via Internet. L’aumento della partecipazione e l’interesse pubblico condizioneranno sempre più la rete Internet, e l’aumento della partecipazione individuale coinvolgerà fortemente anche i mezzi d’informazione tradizionali.

 

Tesi 12

La transizione nella nuova era solare è una sfida difficile, ma anche una grande opportunità. Se riusciamo a gestirla consapevolmente, è un’occasione per migliorare la qualità della vita, se invece restiamo inerti e ci facciamo cogliere impreparati, può diventare una minaccia. Questa transizione può giovarsi di molti fattori positivi: il fascino delle tecnologie solari, il potenziale di democrazia ed equità del sole – che splende dappertutto, e in particolare nei paesi attualmente più poveri – e l’immagine del sole come simbolo della vita. In questo processo, noi dei paesi ricchi abbiamo una responsabilità maggiore: come possiamo indicare agli altri la strada della salva-guardia del clima e del rispetto delle risorse naturali, se non rinunciamo noi stessi alla cultura dominante dello spreco? La “libertà” di sperperare risorse va ripensata. “Meno velocità e quantità, più qualità e bellezza” potrebbero diventare le coordinate del nuovo benessere nell’Era Solare, e la limitazione può diventare una vera risorsa. Accettare i limiti in modo appassionato significa amore per la vita.

I contributi presentati nell’ambito dei Colloqui di Dobbiaco 2007 possono essere scaricati dal sito Internet www.toblacher-gespraeche.it

Articolo pubblicato su Repubblica, Domenica 11 maggio 2008

I piccoli comuni italiani fanno festa perché sanno di essere una risorsa preziosa, sebbene troppo spesso ignorata. Fino a qualche decennio fa non avevano un ruolo, appartenevano a una provincia sorniona che se voleva evadere dal suo isolamento – dorato o subìto – poteva solo guardare alla città. Oggi no. Internet ha reso ogni piccolo nucleo abitato un centro del mondo, diversificato secondo ogni prospettiva e integrato in una rete internazionale di affinità elettive.
E vivere in piccoli centri è oggi un privilegio che spesso permette di fuggire ai problemi delle zone urbane sovraffollate e sovrainquinate. Ma c’è di più. Di fronte alla crisi ambientale che sta emergendo, i piccoli comuni sono più reattivi e pronti a cambiare registro, a diventare luoghi di sperimentazione e di emulazione di buone pratiche.

In primo luogo c’è ancora spazio fisico, agricoltura e suolo non cementificato per intenderci, per mettere in pratica la filiera corta, la coltivazione delle biomasse, l’uso delle energie rinnovabili. Ma poi c’è il tessuto sociale giusto che permette il dialogo con i cittadini e l’attuazione in tempi brevi di nuovi stili di vita. La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di piccoli comuni, ce ne sono 1152 sotto i 5000 abitanti.

A Cassinetta di Lugagnano, nell’ovest Milano, il sindaco Domenico Finiguerra combatte strenuamente per salvare il suolo agrario da nuove autostrade e cementificazioni annesse, e fa bene: in vista della scarsità alimentare che aleggia sul mondo i terreni che oggi i palazzinari gli vogliono sottrarre nutriranno la Milano di domani. A Roncoferraro, provincia di Mantova, anche se di abitanti ne ha 6600, da un paio d’anni funziona l’impianto termico alimentato a cippato per scaldare gli edifici pubblici con i pioppi coltivati in zona. Tornando in provincia di Milano, Albairate ha applicato l’elettronica alla raccolta rifiuti e fa pagare i cittadini non sulla base della superficie occupata, ma della quantità prodotta e differenziata. A Rocca Susella, nell’Oltrepo Pavese, 229 abitanti, si sta realizzando un villaggio ecologico a energia rinnovabile. A Mezzago si è istituita la Deco, Denominazione comunale di origine, per favorire il consumo di prodotti locali, come l’asparago rosa: meno chilometri percorsi, meno inquinamento, meno rifiuti. L’Associazione dei Comuni Virtuosi è piena di buoni esempi da imitare: ora tocca ai grandi. A quando, per esempio, la raccolta dell’umido a Milano? Si produrrebbe tanto buon compost per l’agricoltura dei comuni limitrofi e si chiuderebbe un cerchio virtuoso.