IL VIDEO

 LE SLIDES DELL’INTERVENTO

 

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Recentemente mi capita spesso di discutere di immondizia. E nell’ultimissimo periodo, in concomitananza con le sceneggiate che si stanno tenedo in Provincia di Milano attorno al Piano Rifiuti, mi sono imbattuto in animatissime discussioni con altri sindaci o assessori.

 

Ora, io posso comprendere che l’onda che tira, e che pare premiare, sia quella del decisionismo (anche quando non produce alcun effetto benefico sulle situazioni che si dichiara di voler risolvere). Dell’uomo forte in grado di affrontare con risolutezza i problemi della cosiddetta “gente”.

 

Posso transigere e limitarmi al sorriso quando si tratta di floKlore del tipo Vietato Mangiare sui Gradini della Chiesa.

Però, che decisioni di importanza enorme, come quelle riguardanti i rifiuti, che possono avere gravi ricadute sulla salute dei cittadini, vengano assunte alla leggera, sulla base di un’ignoranza di fondo, lo reputo davvero mortificante e squalificante.

 

In queste discussioni capita che le argomentazioni dei FANS degli inceneritori (dove FANS, non sta per Farmaci Antifiammatori Non Steroidei, ma per l’esatto contrario, e cioè per “Formidabili Agenti Neo Infiammanti”) siano le seguenti:

“Eh, si. Sei bravo! Tu e le tue barricate contro i termovalorizzatori. Ma dicci un po’: dove li mettiamo i rifiuti. In discarica? Con il “pergolato” che si infila nella falda (si proprio così, il pergolato)? Ma piantala con ste menate ambientaliste. La gente vuole che si elimini l’immondizia. A Vienna il termovalorizzatore l’hanno in centro! E quelli sono tedeschi eh! E poi, non hai sentito il Veronesi dal Fazio: ha detto che dagli inceneritori non esce nulla. Zero!”

  

Partiamo da Vienna. L’inceneritore Spittelau di Vienna è perfettamente a norma di legge. Certo. Peccato però che emetta quotidianamente 8 chili di polveri e 12 milioni di picogrammi di diossine, ossia la massima dose tollerabile per 90.000 viennesi.

Si magnificano le doti dei filtri di questo impianto. Bene. Bisogna però dirla tutta e aggiungere che le ceneri trattenute finiscono comunque nella discarica di Rautenweg, classificata da Greepeace tra i siti più inquinati dalle diossine.

 

Venendo alle rassicurazioni di Veronesi (che non mi risulta annoveri tra le proprie ricerche scientifiche nessuno studio sulle emissioni dei forni inceneritori, ma attendo smentita), le nanoparticelle sono talmente piccole che, oltre a non poter essere misurate, non sono trattenute dai filtri di nuovissima generazione. Quindi è falso, o almeno non può essere provato, affermare che non vi siano ricadute sulla salute umana, animale e vegetale. O come dice Veronesi che dai nuovi forni esca Zero.

Ed è insultante per l’intelligenza dei cittadini, pensare che se ne stiano tutti sotto la cattedra a prendere come oro colato quello che dice il Presidente dello IEO.

 

I cittadini, pensano che i politici siano dotati di buon senso. E un politico dotato di buon senso, dovrebbe applicare sempre il principio di precauzione: “Se non conosco le conseguenze di una decisione e soprattutto se possono essere dannose per me o per gli altri, evito di assumerla”.

Drammatiche vicende come quella che ha coivolto migliaia di cittadini di Casale Monferrato (Eternit) dovrebbero insegnare qualcosa.

 

Ma evidentemente si fa appello al buon senso solo quando non “cozza” con altri buoni interessi.

 

Quindi, dovendo abbandonare il terreno del buonsenso, poco praticato in materia e quindi abbastanza inagibile, provo a fare un ragionamento più terra terra.

  

Allora… Se io differenzio tutto il differenziabile, riutilizzo tutto il riutilizzabile, riciclo tutto il riciclabile e, soprattutto, raccolgo e valorizzo (facendo buon compostaggio) tutti i rifiuti organici (l’umido, gli scarti che puzzano e che creano il famoso Pergolato),

se faccio tutto questo, mi resta ben poco da smaltire. O no?

  

E comunque, se non riesco a riciclare una sedia, un mangianastri, un appendiabiti, questi non rappresentano nessun pericolo per la salute. E possono essere tranquillamente stoccati in una discarica, che senza frazione organica di rifiuti urbani è di fatto innocua.

 

Restano i rifiuti speciali e quelli industriali? Benissimo. Allora concentriamoci su questi e proviamo a utuilizzare le migliori tecnologie per inertizzarli. Ve ne sono molte e molto meno costose dei cosiddetti termovalorizzatori.

 

Va bene?

No.

E perchè?

Perchè no!

E la discussione è chiusa.

Anzi, manco si è aperta.

 

Ricevo e volentieri pubblico dall’

Associazione Marco Mascagna onlus

www.giardinodimarco.it

Rifiuti: ci stanno imbrogliando alla grande

A credere ai mass media Berlusconi ha compiuto il miracolo risolvendo il problema rifiuti in Campania. La realtà è che ci stanno imbrogliando ancora una volta e che la pagheremo cara. Vediamo perché esaminando una serie di fatti.

- “A Parco Saurino ho trovato una discarica perfettamente attrezzata nel 2002, mai usata. Come è possibile che nessuno si sia posto il tema di utilizzare una discarica che da sola può contenere tutti i rifiuti prodotti dalla Campania in 6 mesi e, dunque, usandola non ci sarebbe mai stata l’emergenza?”. Questa è la denuncia che Walter Ganapini, Assessore all’Ambiente della Regione Campania dal febbraio 2008 nonché uno dei maggiori esperti di rifiuti italiani, ha fatto il primo giugno 2008. A questa precisa denuncia il Commissariato non ha mai risposto. Nei giorni successivi, anzi, il Commissario si è negato a incontri con i giornalisti e non ha rilasciato nessuna dichiarazione: una strategia ben nota in comunicazione quando si è nel torto. (L’intervista a Ganapini è su www.openpolis.it/dichiarazione/356713)

- “A Parco Saurino, in un campo, ho trovato abbandonati i vagli mobili acquistati nel 2002 e mai usati, del valore di qualche decina di milioni di euro”, queste macchine che non sono mai state usate avrebbero potuto far funzionare correttamente gli impianti CDR e impedire che venissero prodotte milioni di ecoballe. Questa è un’altra denuncia di Ganapini a cui il Commissariato non ha dato risposta (vedi la medesima intervista sul medesimo sito).

- Il Governo approva il decreto rifiuti che deroga a 47 leggi nazionali (molte di esse sono recepimenti di normative europee). Grazie all’emergenza verranno smaltiti rifiuti indifferenziati e anche pericolosi in discariche, verranno costruiti 4 inceneritori capaci di bruciare oltre il 60% dei rifiuti prodotti attualmente in Campania, sono definitivamente ripristinati i CIP6 per gli inceneritori Campani (cioè l’elargizione di circa 60 euro per ogni tonnellata di rifiuto bruciato, soldi presi tramite la tassa del 7% sulle bollette dell’energia elettrica, che dovrebbe invece finanziare le energie rinnovabili; finanziare l’incenerimento è contrario alla normativa europea e la UE ha più volte richiamato l’Italia).

- L’Unione Europea mette sull’avviso l’Italia: “Le autorità italiane devono rispettare la legislazione comunitaria in materia ambientale. La normativa comunitaria in materia ambientale stabilisce un quadro per la tutela della salute umana e dell’ambiente. Sarebbe paradossale se, per affrontare rischi di carattere sanitario a breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l’ambiente, ad esempio per la mancata applicazione di disposizioni chiave della direttiva sulle discariche, che prevedono obblighi sanitari di lungo periodo che dipendono dalla natura, pericolosa o non pericolosa, dei rifiuti destinati a discarica” (Commissione Europea 17/6/08).

- Un recente documento dell’ANIDA (le imprese che costruiscono inceneritori) dal titolo “Proposta per un Piano nazionale dei termovalorizzatori dei rifiuti urbani” propone di costruire nuovi inceneritori per una capacità complessiva di 17 milioni di tonnellate l’anno. In tale maniera si potrebbe bruciare il 65% dei rifiuti attualmente prodotti in Italia. L’inizio del documento è significativo: «Durante la campagna elettorale dell’aprile scorso, diversi partiti politici hanno sostenuto la necessità e l’utilità della termovalorizzazione quale strumento decisivo per superare le emergenze ambientali attuali e future». I diversi partiti sono PdL, UDC, PD. La proposta di introdurre i CIP6 è del PD, la Lega è recalcitrante ma poi vota a favore insieme a PDL e UDC. Il documento propone anche di bruciare i rifiuti tal quali, senza più trattarli in impianti per separare dai rifiuti la parte bruciabile (il CDR che è circa il 30-40% dei rifiuti) e di ripristinare i CIP6 per tutti gli inceneritori presenti e futuri in Italia.

- Parte la raccolta differenziata a Napoli. Si inizia con 20.000 abitanti dei Colli Aminei. In soli 2 mesi si arriva ad una percentuale del 73% di raccolta differenziata. Ad ottobre la raccolta sarà estesa al Rione Alto, Chiaiano, Ponticelli, Bagnoli, Pianura: entro dicembre 2008 riguarderà 100.000 abitanti ed entro fine 2009 200.000 abitanti, entro il 2011 600.000 abitanti.  Anche in moltissimi Comuni della Campania è partito il porta a porta con percentuali di raccolta intorno al 60-70%.

- Vista l’emergenza e visto che in Campania si producono 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno – come recita il cappello di tutti i recenti documenti, ordinanze e decreti sui rifiuti in Campania – saranno realizzati 4 inceneritori (uno dovrebbe entrare in funzione nel 2009, gli altri non prima del 2011), si sono aperte diverse discariche, altre sono in costruzione e altre ancora in progetto (Berlusconi e Bertolaso hanno dichiarato il 4/9/08 che “bisogna allestire altre discariche per una capacità complessiva di 3-4 milioni di tonnellate”). Quindi avremo tante discariche capaci di accogliere da sole tutti i rifiuti prodotti in Campania nei prossimi 24-30 mesi e tanti inceneritori capaci di smaltire il 60% dei rifiuti prodotti in Campania (il solo inceneritore di Acerra può smaltire il 25% dei rifiuti prodotti). E le politiche di riduzione dei rifiuti, il riciclaggio, il compostaggio, previsti dalla normativa europea e nazionale che fine faranno? E i rifiuti raccolti in maniera differenziata dai tanti Comuni della Campania?

- In Sicilia è stato siglato un accordo che introduce la regola del “deliver or pay”: in base a essa la quantità di rifiuti da conferire all’inceneritore viene fissata in maniera autoritativa fin dall’inizio insieme alla tariffa di conferimento; se un Comune fa troppa raccolta differenziata e non conferisce all’inceneritore abbastanza rifiuto indifferenziato, paga lo stesso. La regola del “deliver or pay” è stata richiesta anche per gli inceneritori della Campania.

- Stante l’attuale normativa europea l’Italia riceverà salatissime multe per avere contravvenuto alle norme che vietano lo smaltimento di rifiuti indifferenziati e tossici in discarica, l’incenerimento di rifiuti indifferenziati, il finanziamento dell’incenerimento dei rifiuti (CIP6).

- I famigerati CIP6 non solo sono un enorme esborso di soldi per l’incenerimento ma distorcono anche l’economia di mercato, perché rendono non conveniente economicamente il riciclaggio della carta e di gran parte delle plastiche (polistirene, polipropilene, ecc.): conviene infatti più bruciarle e intascare i CIP6 che venderle a cartiere e industrie della plastica.

 In conclusione l’emergenza rifiuti è stata determinata ad arte ed è stata risolta mettendo in piedi un sistema sovradimensionato ed estremamente dispendioso dal punto di vista economico: nell’immediato, quando sarà a regime e ancora più quando la UE ci comminerà le sue multe. Un sistema che non tutela la salute dei cittadini e dell’ambiente (per tale motivo smaltire rifiuti indifferenziati e pericolosi in discarica e bruciare rifiuti indifferenziati sono vietati dalla UE), ma che fa guadagnare cifre da capogiro a molti. Un “grande affare”, un mare di soldi, e, quando ci sono tanti soldi, in tanti ci si buttano per accaparrarsene una parte. Forse così si spiega il silenzio di voci critiche, l’afasia di gran parte degli “esperti” (troppe consulenze e finanziamenti hanno avuto grazie all’emergenza rifiuti!). Tutti in riga per non disturbare il grande affare, per non rischiare ritorsioni, per non esporsi. Perfino un istituto autorevole come l’Istituto Superiore della Sanità ha firmato un documento insieme all’Ordine dei Medici e al Commissariato nel quale si dice che “Gli impianti di incenerimento (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano”. (www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rifiuti_piano_salute/index.html).

Ora si stima che l’inquinamento atmosferico prodotto dal traffico automobilistico (in particolare quello urbano) determina oltre 30.000 morti all’anno in Italia (Künzli Lancet 2000), per cui tale asserzione è una palese contraddizione, una mistificazione indegna.

Che possiamo fare di fronte a questo quadro desolante? Bisogna:

- smascherare questa mistificazione, informando quante più persone è possibile del grande imbroglio;

- fare in modo che la raccolta differenziata sia dappertutto un successo come ai Colli Aminei, per rendere evidente l’inutilità di 4 inceneritori e di altre discariche;

- impedire che la regola del “deliver or pay” sia adottata anche in Campania;

- rallentare il più possibile la costruzione degli inceneritori di S. Maria la Fossa, Salerno e Napoli (quello di Acerra basta e soverchia per bruciare il CDR che residua dalla raccolta differenziata). In questa maniera si può arrivare nel giro di un anno o poco più ad una situazione di fatto che faccia capire anche ai più distratti o ideologici l’assurdità del sistema messo in piedi dal Governo Berlusconi con l’appoggio dell’UDC e del PD.

 

 Associazione Marco Mascagna onlus

www.giardinodimarco.it

Non bruciamo una risorsa.

Sabato 12 luglio dalle 10 fino a sera in P.za Marconi ad Abbiategrasso il gruppo di acquisto solidale i Fontanili promuoverà uno spazio informativo sul tema rifiuti: come ridurli alla fonte, come differenziare e riciclare invece di “termodistruggerli”.

Nel corso della giornata distribuzione gratuita di compost (ottimo concime per orti e giardini), offerto dall’impianto di compostaggio di Albairate, pannelli informativi sui pericoli degli inceneritori, raccolta firme promossa da Sosteniamoci contro la costruzione di un inceneritore ad Abbiategrasso (firma quì)e dimostrazione pratica, con la supervisione di un “ospite” a sorpresa, di come tutti noi scegliendo bene quando facciamo la spesa, possiamo contribuire a ridurre rifiuti e materie prime.

Invitiamo tutti, grandi e piccini, a partecipare.

La Rete Gas i Fontanili

 

FIRMA

NO ALL’INCENERITORE DI ABBIATEGRASSO 

 

PETIZIONE POPOLARE

AL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA
AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MILANO
AL SINDACO DI ABBIATEGRASSO

Noi sottoscritti

Considerato che:

1. la soluzione impiantistica dell’incenerimento/termovalorizzazione dei rifiuti necessita di ingenti risorse finanziarie, ma non chiude il ciclo dei rifiuti, necessitando comunque di impianti di pretrattamento e soprattutto discariche per rifiuti pericolosi nei quali conferire le ceneri prodotte (30- 35 %);

2. in molte realtà nazionali, comprese esperienze locali molto vicine (Cassinetta di Lugagnano, Novara ecc.) sono state adottate strategie gestionali dei rifiuti che hanno determinato in pochi mesi una forte riduzione della produzione dei rifiuti e, soprattutto, quote di raccolta differenziata di molto superiori al 65% grazie anche al nuovo impianto di compostaggio di Albairate. Queste strategie, oltre che a diminuire la quantità di rifiuto destinato allo smaltimento, hanno creato anche molti posti di lavoro e opportunità di business per le imprese locali.

3. che la città di Abbiategrasso non effettua ancora il servizio di raccolta differenziata “porta a porta” ed è ancora vincolata alla ormai obsoleta soluzione del cassonetto stradale; soluzione che permette una raccolta differenziata di solo il 19%

4. le emissioni degli inceneritori sono una fonte importante di polveri fini, di metalli tossici e di più di 200 sostanze chimiche organiche, tra le quali sostanze cancerogene, mutagene ed interferenti endocrini. Le emissioni contengono anche altri composti non identificati, dei quali non si conosce il
potenziale di danno sulla salute e sull’ambiente [ Rapporto della Società Britannica di MedicinaEcologica pubblicato nel dicembre 2005 ] ; http://www.comitatinrete.it/Rapporto%20BSEM%20-.pdf .
Inoltre un recentissimo articolo comparso sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica del 16 maggio, è riportata la notizia che 435 (QUATTROCENTO TRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori.

Preoccupati del fatto che:

reiterate dichiarazioni circolate a mezzo stampa sembrano orientare la decisione dell’ampliamento e riammodernamento del già esistente ma inutilizzato inceneritore di Abbiategrasso

Ritenendo che:

la scelta dell’incenerimento sia antitetica alle politiche di riduzione, recupero e riciclo dei rifiuti stabilite dalle normative europee recepite nella legislazione italiana

Chiediamo

che il Sindaco di Abbiategrasso come responsabile della salute dei cittadini, si impegni ad adottare un Piano dei rifiuti che:

A) NON PREVEDA l’ampliamento o riammodernamento dell’inceneritore di Abbiategrasso ma anzi che questo venga demolito e l’area bonificata. Nell’ipotesi che, anche dopo l’attuazione di una raccolta differenziata spinta, si necessiti di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti residui di quest’ultima, chiediamo che questo impianto sia basato sulla tecnologia del trattamento a freddo (sistemi meccanici biologici).

B) fissi un obiettivo del 55% di raccolta differenziata da attuare nel più breve tempo possibile

Chiediamo inoltre che:

le risorse finanziarie destinate all’eventuale ampliamento e riammodernamento dell’inceneritore di Abbiategrasso siano invece destinate a promuovere la raccolta differenziata e la strategia di recupero dei rifiuti.

per firmare vai su

WWW.SOSTENIAMOCI.IT

oppure clicca quì

 

Sconcertanti dichiarazioni e dubbie rassicurazioni sull’inceneritore di Abbiategrasso

 

 

 

Scrivo perché sconcertato dalle candide dichiarazioni del Presidente Amaga F. Bardazzi apparse alcuni giorni fa su un noto giornale locale , nell’ambito di un articolo che annunciava il prossimo (e benvenuto!) inizio della raccolta dei rifiuti porta a porta anche per Abbiategrasso.

 

In quell’occasione, il Presidente affermava che, nel caso Abbiategrasso si dovesse dotare di un nuovo inceneritore, i cittadini non dovrebbero temere perché l’impianto sarebbe ultramoderno.

 

In qualità di lettore e di cittadino, non sono per niente convinto dell’innocuità di un nuovo impianto, anzi, la numerosa documentazione che proprio in questi mesi si sta producendo sulla tossicità delle nanoparticelle sembra dimostrare il contrario.

 

Cito un esempio: A Modena, nel 2007, l’Ordine dei Medici ha presentato un esposto alla Magistratura penale per contestare l’ampliamento della portata annua del piccolo inceneritore di Coriano (Forlì) da 60.000 a circa 72.000 tonnellata/anno, avendo dimostrato, con studi epidemiologici promossi dalla Comunità Europea, che tali impianti risultano provocare uno statisticamente significativo aumento di varie patologie, e soprattutto di tumori, nei residenti entro un raggio di circa 5 km dall’impianto (fonte: Antonio Marfella, tossicologo/oncologo – Medici per l’ambiente di Napoli e difensore civico)

 

Le nanoparticelle di dimensioni infinitesimali non possono essere trattenute dai filtri, anche se ultramoderni, semplicemente per il fatto che sono così piccole che bloccarle significherebbe impedire qualunque uscita di fumi dal camino. Le nanoparticelle sono del resto anche  il risultato delle tecniche “ultramoderne” adottate per limitare la fuoriuscita di diossine. Il metodo adottato è infatti quello di innalzare  la temperatura di combustione delle sostanze che vengono incenerite, in questo modo si riduce la diossina ma si aumenta significativamente la produzione di nano particelle. Francamente non mi sembra un gran passo in avanti.

Anche i moderni filtri DeNox, pur svolgendo un azione positiva sul trattenimento di cloruri e ossidi d’azoto, non risultano efficaci per il trattenimento del resto del particolato extrafine.

 

Perché il Presidente non afferma pubblicamente che anche le nanoparticelle verranno completamente trattenute dai fantomatici filtri ultramoderni? Se c’è questa certezza, dovrebbe affermarlo con specifica chiarezza e con annessa documentazione tecnico/scientifica, cosa che reputo improbabile.

Oggi esistono metodi più innovativi per affrontare il problema rifiuti. Molto meno costosi e più efficaci. Insistere sull’incenerimento credo sia la scelta più onerosa e irrazionale e, ovviamente, la più dubbia dal punto di vista sanitario;

 

Faccio una proposta. Perché non organizzare un tavolo di lavoro a cui far partecipare scienziati e tecnici scelti da entrambi i fronti, pro e contro incenerimento?

 

E per piacere, basta dire che da qualche parte gli inceneritori bisogna costruirli.

Una volta che i sistemi comunali e regionali si adegueranno alle prassi di altri comuni italiani (o stati esteri) più virtuosi di loro nella riduzione a monte e riutilizzo a valle, dei rifiuti prodotti, ci si accorgerà che gli inceneritori esistenti bastano e avanzano e che non ci sono giustificazioni alla costruzione di nuovi impianti.

 

Penso che una persona che riveste un ruolo importante come il Presidente Bardazzi, anzichè  divulgare pubblicamente quel teorico “non abbiate timore” dovrebbe invece prima rassicurarci con dei dati certi inconfutabili. Scegliere a priori sarebbe scandaloso!

 

Cordialmente,

marcello_roh@yahoo.it 

(cittadino timoroso di Albairate con due figlie, residente a 2 Km. da Mendosio)

Venerdì sera nel corso dell’ottima assemblea pubblica organizzata dalla RETE GAS “I Fontanili”, soprassedendo sulla qualità delle relazioni (davvero puntuali ed interessanti quelle del Dott. Cavallo e del Dott. Ivo Colombo) sono rimasto davvero colpito dagli interventi dei rappresentanti del comune di Abbiategrasso, forieri di moltissimi spunti di riflessione che, insieme alla lettura di alcuni articoli di stampa, mi portano ad effettuare alcune considerazioni.  

1. A parte le battute fuori luogo e volutamente fuorvianti circa l’abitudine di cittadini dei comuni limitrofi a gettare l’immondizia nei cassonetti di Abbiategrasso, pratica che avrebbe dovuto spingere ulteriormente l’amministrazione abbiatense ad eliminare i cassonetti stessi e ad introdurre una seria raccolta differenziata (comunque chiedo all’Amministrazione comunale di Abbiategrasso di voler trasmettere al sottoscritto la documentazione comprovante tale deplorevole comportamento, affinché il Comune di Cassinetta di Lugagnano possa procedere ad applicare le salatissime sanzioni), mi è sembrato di assistere ad una difesa impacciata di una scelta, quella dell’inceneritore, già presa e non rinegoziabile (“perchè tanto non è non ci siano altri fonti di inquinamento”, “non abbiamo indicazioni di aumento di tumori dovuti all’inceneritore”, “cosa volgiamo diventare, come Napoli?”)

2. Nonostante quanto su inteso, l‘Assessore ai lavori Pubblici, Walter Bertani, e il Presidente dell’AMAGA, Franco Bardazzi, hanno più volte assicurato che qualsiasi decisione in merito alla realizzazione del nuovo inceneritore (mi rifiuto di chiamarlo termovalirizzatore, termine usato solo Italia; ma si sa che siamo maestri nella mistificazione…) sarà presa solo a seguito di coinvolgimento (referendum? sondaggio? interviste?) della popolazione e solo dietro assicurazioni tecnico-scientifiche circa la ricaduta sulla salute dei cittadini. Una novità, ma attendo clamorosa smentita e conseguente rientro nei ranghi.

3. Sul Giorno del 7 marzo 2008, un articolo a firma di Fabrizio Provera, da conto del fatto che dopo la cancellazione del nostro forno dal “Piano Rifiuti” della Provincia di Milano, su sollecitazione di numerosi esponenti politici (anche del PD) e dopo l’intervento della Regione Lombardia (uno dei famosi “ganci” del sindaco Albetti), Abbiategrasso potrebbe riottenere il “maltolto”.

4. Sul Giornale di oggi, 10 marzo 2008, il sindaco Albetti, sulla base di motivi economici (riduzione dei costi su riscaldamento e gas) ed ambientali (?) dichiara di essere spinto (da chi?) a sostenere la costruzione-raddoppio dell’inceneritore di Abbiategrasso. “Chiuderebbe il ciclo di smaltimento dei rifiuti e consentirebbe anche l’autonomia della mia città”, dice infatti Albetti.

5. Dalla lettura della stampa appare evidente anche ad un bambino che il comune di Abbiategrasso ha in realtà già deciso, da tempo e in condivisione con il PD. Che se dipendesse dal suo sindaco il forno si farebbe a partire da domani mattina.

6. Si cerca in ogni modo di confondere la popolazione con “armi di distrazione di massa” (Napoli, il teleriscaldamento, le biomasse, ecc.) omettendo di dire che:
a. comunque, gli inceneritori lasciano sempre e comunque un 25% di ceneri da smaltire;
b. le nanoparticelle (2,5 e 1) non sono trattenute dai filtri di nuovissima generazione e quindi è falso che non vi siano ricadute sulla salute umana, animale e vegetale;
c. raccolta differenziata e inceneritore sono in chiara ed evidente contraddizione: se differenzio carta, vetro, lattine, plastica, indumenti e stracci, umido, e punto anche sulla riparazione e sul riuso, cosa mi resta da incenerire?

7. Prima conclusione. Se davvero si vuole evitare la costruzione-raddoppio dell’inceneritore, bisogna costruire da subito una forte mobilitazione dei cittadini. Il convegno di venerdì sera è stata la prima occasione per avviare i dibattito e per cominciare ad informare gli abitanti non solo di Abbiategrasso ma di tutto l’Est Ticino. 

8. Seconda conclusione. Come cittadino dell’abbiatense e come sindaco, mi metto a disposizione di una battaglia che non può essere orientata, almeno per quanto mi riguarda, soltanto ad evitare che il forno sia realizzato sul nostro territorio, bensì volta all’affermazione della generale messa al bando della politica dei rifiuti imperniata sugli inceneritori. Una battaglia che necessariamente mette al centro l’obiettivo del superamento di questo modello di sviluppo e l’avvio di una seria politica che metta anche la “decrescita”, che può essere anche felice, tra i suoi obiettivi.

 

La Regione ha approvato un emedamento che inserisce, nuovamente, l’inceneritore di Abbiategrasso nel Piano Provinciale per lo smaltimento dei rifiuti.
Il nuovo impianto, dovrà essere ingrado di smaltire 35 mila tonnellate di rifiuti all’anno (circa 100 tonnellate al giorno).
Il Sindaco Albetti, grazie ai suoi “agganci” in Regione è riuscito a far passare questa decisione. Senza che fosse presente nel suo programma elettorale. Senza consultare i cittadini. Senza consultare le amministrazioni vicine.
Per fortura, nel frattempo, qualcuno sta cercando di far partire il dibattito in città.
Venerdì 7 marzo, presso il quartiere fiera, la rete GAS – I fontanili, rete dei gruppi di acquisto solidali, organizza una prima iniziativa.
Questo il link dal sito
www.sosteniamoci.it

http://www.sosteniamoci.it/immagini/Rifiuti%20abbiategrasso.jpg

Apprendo dalla stampa locale che il Comune di Abbiategrasso si avvia a realizzare un nuovo nceneritore.
Pur essendo cittadino abbiatense, per ragioni di “bon ton” istituzionale, ho sempre cercato di non ntervenire nel dibattito politico della mia città.
Ma rispetto alla questione rilevAntissima dell’inceneritore, data la ricaduta grave che tale scelta avrebbe sull’intero territorio dell’abbiatense e sulle generazioni future, non posso fare a meno di prendere posizione. Sia in qualità di sindaco di un comune vicino, sia in qualità di cittadino di Abbiategrasso.

Come sindaco è doveroso da parte mia agire a tutela della salute dei cittadini residenti nel comune che amministro. Il sindaco è autorità sanitaria locale ed è obbligato a perseguire obiettivi di salute pubblica per la comunità che rappresenta. Faccio notare, per inciso, che i cittadini di Cassinetta di Lugagnano sarebbero più vicini all’inceneritore di molti cittadini di Abbiategrasso.
Senza voler intraprendere alcuna polemica sono costretto ad avviare un’azione politica e mministrativa, per cercare di evitare sia le ricadute sulla salute dei cittadini sia la “violenza” ambientale che il nostro territorio subirebbe dall’azione combinata dell’inceneritore, delle migliaia di camion necessari per trasportarvi centinaia di tonnellate di rifiuti ogni giorno e della nuova utostrada per Malpensa, cui continueremo ad opporci.
La legislazione urbanistica stabilisce il coinvolgimento dei comuni vicini finanche per l’apertura di un supermercato. A maggior ragione, credo che per l’avvio di un inceneritore sarebbe auspicabile almeno una consultazione delle amministrazioni locali limitrofe.

Preoccupazione e contrarietà al nuovo inceneritore la esprimo anche come cittadino. L’impianto viene definito all’avanguardia e innovativo, tanto da essere basato su tecnologia ritenuta ancora sperimentale. Ne deriva che non sono ancora chiare le ripercussioni sulla salute e sulla catena alimentare. Non vi sono ancora leggi e direttive che obblighino la misurazione delle nanoparticelle emesse dai camini, grandi un quarto del PM10, radicali liberi e diossina, difficilissimi da catturare. Emissioni dalle quali il nostro organismo non è in grado di proteggersi.

Essendoci ricadute che andrebbero ancora indagate e permanendo ancora più di un dubbio sulla effettiva innocuità dei forni inceneritori, ci si dovrebbe fermare un attimo. Ed applicare un principio semplice che seguiamo tutti i giorni, quello precauzionale.
Invece, cavalcando una campagna mediatica, condotta ad arte e attivata anche per rilanciare in parallelo l’energia nucleare, si ri-propone il territorio abbiatense come cavia.

Approfittando dello scenario emergenza rifiuti (che nel nostro territorio, in realtà, non mi risulta),  l’amministrazione di Abbiategrasso decide di “riesumare” il tanto ambito “termovalorizzatore” (termine del tutto fuorviante in quanto l’energia prodotta e risparmiata con il riciclo, il riuso o il compostaggio è ben 4 volte superiore a quella prodotta con l’incenerimento). Senza compiere il minimo e preventivo sforzo nel portare la percentuale di raccolta differenziata a livelli accettabili.
Si consideri che 4 tonnellate di rifiuti inceneriti producono comunque 1 tonnellata di ceneri da conferire in discarica. Pertanto, senza bruciare alcunché, effettuando una raccolta differenziata che arrivi al 75%, percentuale migliorabile come insegnano anche grandi città, rimarrebbe
invariata la necessità quantitativa di aprire nuove discariche. Appurato quindi che incenerire non significa abolire o ridurre le discariche, la decisione di costruire un inceneritore dovrebbe essere assunta con estrema cautela, informando correttamente i cittadini e coinvolgendoli direttamente
in una scelta partecipata.
E invece, pur non essendo previsto dal programma elettorale, l’amministrazione comunale (all’unanimità?) sembrerebbe avere già preso la sua decisione.
Ma i cittadini possono e devono far sentire la loro voce.