Report, 31 maggio 2009

IL MALE COMUNE

Di Michele Buono e Piero Riccardi

Michele Buono

Michele Buono

 

Che grinta!

Che determinazione!

Che indipendenza!

Che lezione di giornalismo.

 

Fabio Fazio, domenica sera, ha intervistato Marco Tronchetti Provera.

Subito dopo il monologo introduttivo del brillante manager italiano, nel quale sono state ricordate alcune marginali vicende che lo riguardano marginalmente, tipo il caso Telecom e relativi dossier segreti di Tavaroli, Fabio Fazio non ha lasciato tregua al malcapitato interlocutore.

 

Una serie di domande scomode hanno permesso al coraggioso anchorman di mettere nell’angolo uno dei protagonisti della finanza italiana. Un vero e proprio interrogatorio, degno dei più bravi magistrati, ha obbligato l’ex proprietario di Telecom ad ammettere le sue responsabilità e a dire finalmente la verità.

 

L’ultima domanda, che potrebbe valere la direzione di un TG nazionale, ha dato il colpo di grazia.

“E’ vero che è ghiotto di carote, tanto che quest’estate dalle spiagge delle Cinque Terre il suo Yacht rifletteva di rosso?”.

La risposta affermativa ha sancito la fine dell’intervista e forse anche quella della carriera di Marco Tronchetti Provera.

 

Unica nota stonata, l’intervento riparatorio della solitamente ottima Luciana Littizzetto, la quale cercando di porre rimedio all’irriverenza del conduttore, ricorreva all’ammiccamento compassionevole, definendo l’ormai malconcio imprenditore “bel pezzo di Tronchy”.

 

Una vera lezione di giornalismo. Una grande prova che la stampa italiana è tornata ad essere il cane da guardia del potere.

 

Complimenti!

E auguri!

 

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Nella stessa puntata, Fabio Fazio si è reso protagonista di un’altra ottima performance.

A Luca Mercalli, che faceva notare come la cementificazione del Bel Paese stia diventando un’emergenza ambientale, ma anche economica, visto che vorremmo vivere di turismo, il conduttore di che tempo che fa domandava sarcastico: “ma visto che continui a porre il problema e i governanti continuano a cementificare, perché continui a porre il problema?”

Geniale.

Propongo la direzione del TG1. Anche se pare che la vera poltrona a traballare sia quella di Antonio Di Bella.

Lo ammetto.

Sto dalla parte di Marco Travaglio e di Michele Santoro, ed esprimo la mia solidarietà a loro e a tutti i giornalisti che talvolta rischiano la vita perchè fanno il loro dovere.

Dovere, che è quello di informare correttamente i cittadini, facendo i “cani da guardia” della democrazia. E no di certo quello di compiacere i potenti e i politici di turno, facendo i loro cuccioli da compagnia. Prendendo le distanze dalle domande impertinenti e dalle costatazioni scomode.

I fatti di cui Travaglio ha parlato da Fazio sono ampiamente raccontati nel libro del 2007 di Peter Gomez e Lirio Abbate, ripresi nella scheda dedicata al neopresidente del Senato Renato Schifani dall’ultimo libro “Se li conosci li eviti” uscito ad aprile di quest’anno.

Sinceramente, mi sarei aspettato che all’indignazione scontata del Popolo delle Libertà, che porterà molto probabilmemente verso un secondo editto bulgaro, facesse da contraltare una pacata (non chiedo di più a chi sta facendo del buonismo, l’arma vincente per far rinascere il centrosinistra) richiesta di chiarimenti da parte del Partito Democratico.

Non un’acritica adesione a quanto detto da Marco Travaglio. Ma quantomeno una richiesta a Renato Schifani, Presidente del Senato, di voler chiarire ed eventualmente smentire quanto detto dal giornalista a proposito delle sue frequentazioni e dei suoi rapporti d’amicizia o d’affari con condannati per mafia. Il tutto nell’interesse della credibilità della Repubblica e delle più alte cariche dell stato.

Invece, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, Renzo Lusetti, Luigi Bobba e Marco Follini, hanno solo stigmatizzato il comportamento del giornalista e del servizio pubblico. Dicendo che senza contraddittorio certe cose non si possono dire. Come se al Presidente del Senato, mancassero le opportunità di intervenire, anche a reti unificate.

Finora Schifani non ha smentito nulla. Nella prontissima intervista riparatoria al TG1, si è limitato a dire che qualcuno vuole minare il dialogo. Mi pare davver poco.

Sinistra? Se ci sei, batti un colpo.

Non aggiungo altri commenti se non un rinvio ad un mio precedente post.

E tu? Da che parte stai? Vota quì!

RIECCOMI ITALIA!!!

Aprile 20, 2008

NON E’ CHE FORSE LO ABBIAMO PRESO TROPPO SUL RIDERE, QUESTO SIGNOR BERLUSCONI?

La stampa, il cosiddetto “quarto potere”, invece di essere indipendente, è in gran parte legata al potere politico. Una vera democrazia si basa su cittadini ben informati e consapevoli. Che abbiano veramente la possibilità di formarsi un’opinione grazie a notizie e inchieste indipendenti. Oggi, al contrario, credo si possa tranquillamente affermare che la stampa e i mezzi di informazione di massa non svolgano appieno il loro ruolo e la loro funzione democratica.
La stampa dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia, colei che tiene il fiato sul collo dei politici e di chi detiene il potere. I giornalisti dovrebbero analizzare con attenzione e spirito critico le decisioni che hanno ricadute sui cittadini. sulla loro salute, sulle loro condizioni socio-economiche, sul loro futuro.
In Italia, salvo alcune rare eccezioni, mi pare del tutto evidente che la stampa non sia il cane da guardia bensì il cagnolino di compagnia, spesso pronto a scodinzolare al primo gesto del potente di turno. E questo vale sia livello nazionale che locale.
Come cittadino della Repubblica, ancor prima che come sindaco di un piccolo comune, appoggio i referendum proposti da Beppe Grillo per l’abrogazione della legge Gasparri sull’emittenza televisiva, per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti e per la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria.
I tre quesiti referendari cercando di disarticolare il sistema dell’informazione, pongono al centro del dibattito pubblico questo grande tema.
La Legge Gasparri, nonostante le sentenze della corte di Giustizia Europea, continua a garantire le frequenze a Rete4 a scapito di Europa7.
L’albo dei giornalisti, introdotto da Mussolini, vedeva già in Einaudi e in Berlinguer due illustri oppositori, i quali, pur partendo da punti di vista ideologici diversi, criticavano aspramente le derive corporative e le conseguenze discrimatorie dovute all’esistenza dell’albo stesso
I finanziamenti pubblici ai giornali hanno un duplice effetto perverso: saldano la stampa al potere politico e rendono indipendente la stampa stessa dalla critica del lettore.
 
Il vero giornalismo, quello di inchiesta, quello che cerca di far emergere le verità scomode è lasciato a pochi freelance. Invece, le direzioni dei grandi quotidiani e dei TG partecipano alla costruzione del teatrino che porta la maggioranza degli italiani a pensare che i termovalorizzatori siano l’unica soluzione possibile al problema dei rifiuti. Oppure che le grandi infrastrutture come la TAV sono indispensabili per diventare un paese moderno. 
E in futuro, prepariamoci ad assistere anche alla “sponsorizzazione” della ripresa del nucleare.
 
Mille servizi televisivi sulla malagestione dei rifiuti di Napoli. Un paio di approfondimenti e nulla di più sulle conseguenze delle nanoparticelle emesse dagli inceneritori di nuovissima generazione.
 
Se un paese vuole essere definito veramente democratico e moderno, deve innanzitutto mettere i propri cittadini nelle condizioni di essere veramente informati.
Per il tramite di questo comunicato, rivolgo un appello a tutti i cittadini e tutte le forze politiche democratiche e progressiste. Un appello ad aderire, partecipare e collaborare alla raccolta firme sui tre quesiti referendari che partirà il prossimo 25 aprile.
 
Domenico Finiguerra
Sindaco di Cassinetta di Lugagnano