La trappola del partito

Febbraio 17, 2009

di Concita De Gregorio, Direttore de l’Unità – Fondato da Antonio Gramsci nel 1924

17 febbraio 2009

I due giorni che abbiamo appena trascorso sono stati i più bui nella breve storia del Partito democratico. Delle sue oligarchie, per l’esattezza: punite con severità assoluta da un elettorato stanco di lotte intestine e clandestine, dei giochi di potere sotterranei eppure così visibili, di mezze frasi dovute alla stampa e sorrisi di fratellanza esibiti ai fotografi da un residuo e sempre meno convinto obbligo di decenza. Dalla necessità di nascondere una lotta fratricida fatta di colpi bassi e bassissimi: una guerra che mai si cura del bene comune, dell’alleanza politica, dell’interesse pubblico, delle città e delle Regioni, delle persone che ci vivono, del Paese. Una politica dimentica di essere al servizio del Paese e dei cittadini, convinta che i cittadini siano al suo servizio: serbatoio di voti da usare alla bisogna come merce inerte. Gli oligarchi hanno ancora una volta giocato la loro partita a scacchi, fieri di escogitare ogni giorno nuovi trucchi, inedite strategie di offensiva reciproca. Gli elettori li hanno puniti: esausti, esasperati, nauseati fino al punto di farsi del male, pratica che del resto nel centrosinistra è consueta.

La bella e netta vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine segna il punto più basso della storia del partito che da solo fino all’altro ieri ha governato la città, che l’ha retta per decenni con maggioranze assolute e spesso “bulgare”, si diceva una volta. Gli eredi dei Ds hanno giocato ad ostacolarsi a vicenda in una trama che coinvolge ora anche gli epigoni della tradizione democristiana e che dunque vede sconfitto il cattolico Pistelli (candidato della segreteria), duramente sconfitto Michele Ventura (messo in campo all’ultimo minuto contro di lui dall’ala rivale), dignitosamente sconfitta l’unica donna che pure ha scontato l’impopolarità di un partito che il sindaco uscente ha più d’una volta apertamente criticato, per tacere del massacro che è stata la vicenda Cioni. Onore dunque alla vittoria di Renzi, trentenne presidente della Provincia gradito anche da un elettorato moderato e moderatissimo. Vince un giovane che si presenta come estraneo agli apparati, sebbene non esista Alice in un paese che ha perso ogni meraviglia. Renzi è il metro esatto della saturazione dei cittadini: un segnale definitivo di voglia di cambiare, l’ultimo.

Il tracollo catastrofico del centrosinistra sardo dentro il quale Renato Soru ha avuto successo personale molto alto (di 4 punti la sua distanza da Cappellacci, di 14 quella fra gli schieramenti nei dati provvisori della sera) racconta di un Pd che ha scelto di uccidersi piuttosto che provare a esistere. Soru è stato battuto dallo strapotere mediatico ed economico del premier, certo: un’offensiva senza precedenti che affonda nel burro di un’Italia indebolita allo stremo dalla lusinga perpetua della prepotenza del denaro e del disprezzo delle regole. Ma è rimasto vittima, Soru, anche della trappola del suo stesso partito. Quello che aveva apertamente sfidato e che nelle province rosse è arrivato ad esercitare il voto disgiunto contro di lui. Una vendetta. Uno sfregio che chi poteva non ha voluto o saputo evitare. Basta, ha detto il voto. A una sola cosa serve toccare il fondo quando non uccide. A risalire leggeri, sulla terra leggeri.

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Obama ha vinto. Ha saputo interpretare il bisogno di cambiamento. Gli ha dato una faccia. Nuova. Vincente. Ha saputo parlare sia alla testa che alla pancia. E’ stato credibile.

Stamattina, tutta la classe dirigente del PD sta festeggiando l’elezione di un afroamericano alla Casa Bianca. Tutta la classe dirigente, i capicorrente, i piccoli e grandi notabili, stanno elogiando il cambiamento.

Bene. Sarebbe un bel cambiamento, se alla fine dei festeggiamneti, Veltroni, D’Alema, Marini, Rutelli e tutti i dirigenti che hanno occupato la scena del centrosinistra negli ultimi 20 anni, e che portano la responsabilità, nel bene e nel male, della attuale situazione politica, si presentassero tutti dimissionari.

Ma so già, che questa sera, come ieri sera e come domani sera, ci saranno le solite facce. Più o meno simpatiche. Più o meno credibili. Ma tutte molto meno vincenti.

Ies, ui ken.

VORREI UNA SPIEGAZIONE.

Ottobre 5, 2008

Recentemente è andata in onda l’avvincente fiction giornalistica che ha trattato delle indagini e delle intercettazioni telefoniche che, tra l’altro, hanno portato alla condanna a cinque anni per il Sen. dell’UDC Totò Cuffaro.

Senza addentrarsi in questa sede sul contenuto, chiunque abbia visto il documentario, basato su fatti e documenti reali, non può non aver provato un profondo senso di scoramento nel leggere al termine delle immagini, che l’ex Presidente della Regione Sicilia, sia stato eletto il 13 aprile Senatore della Repubblica (in quanto candidato copme testa della lista dall’UDC di Casini)

Detto questo, vado al sodo.

Mi domando come è possibile che il PD, partito che dichiara di aver ereditato l’insegnamento morale di Enrico Berlinguer, possa porre all’orizzonte del suo agire politico un qualche tipo di rapporto con una forza che ha eletto un personaggio come Totò Cuffaro?

Come è possibile che qualcuno possa balenare l’ipotesi di un’alleanza futura con il partito diretto da un condannato per reati gravissimi cui è stata applicata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici?

Come possono resistere senza battere ciglio le migliaia di iscritti, militanti e i tanti dirigenti del PD, osservando le piroette di Veltroni, D’ALema e soprattutto Rutelli, che a giorni alterni aprono e spingono per un’alleanza con l’UDC di Casini e Cuffaro?

Vorrei delle risposte. Soprattutto perchè nel PD si impegnano donne e uomini che stimo e che ammiro (e che talvolta mi domando come facciano a resistere).

Vorrei sapere se c’è un piano segreto. Se c’è una strategia illuminata dietro la tela con l’UDC, una tattica speciale che potrà portare il PD a vincere le elezioni senza dover poi pagare pegno ad un partito che ha visto uno dei suoi dominus (se non il principale) condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento (però semplice eh!) e per violazione del segreto istruttorio nel processo  sulle Talpe alla Procura di Palermo.

Vorrei davvero una valida spiegazione, che mi distolga dai miei pensieri animati da retrologia.

Futuro Democratico

Ottobre 3, 2008

Il Vinicio Peluffo, parlamentare milanese nominato da Veltroni, giovane piddino, ex presidente nazionale della sinistra giovanile, ex assessore a Rho, dove il centrosinistra, dopo oltre sessant’anni di ininterrotto governo, alle ultime elezioni ha regalato il comune alle destre, ha finalmete raggiunto i piedi delle grandi vette, per tentare la scalata alle cime più alte della leadership democratica.

Nella foto allena le dita per non cedere sulle irte pareti finali…

Naturalmete, lo sforzo va mascherato con un brillante sorriso…

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Fin quì si scherza. Dobbiamo però sapere che la pratica dei pianisti non serve soltanto ad alterare l’esito della votazione, ma è un modo per far risultare presenti parlamentari assenti. Quindi, grazie a questi abili “tastieristi” paghiamo diarie non dovute a parlamentari fannulloni.

Perchè Brunetta non butta un occhio anche quì?

 

L’Onorevole Peluffo mentre vota per un collega assente, in violazione dei regolamenti parlamentari (TG COM)

CI RISIAMO.

Settembre 28, 2008

“Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato, perche’ ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese”. Lo dice Massimo D’Alema a Bruno Vespa per il libro “Un’Italia diversa”.

Il super tattico baffino è grandioso. Dopo la Bicamerale e il dialogo Veltroniano, ci risiamo.

Mi pare di vedere la scena di un film grottesco in cui un uomo con le spalle al muro e un coltello puntato alla gola, dice al suo aggressore: “Guarda che se fai il bravo ragazzo, ti presto tutti i soldi che ho in tasca. Però me li devi ridare entro una settimana…”.

Ma si!!! Facciamogli fare pure il Presidente della Repubblica.

Il 12 giugno scorso ho lanciato una Petizione Nazionale Preventiva contro l’elezione del Sig. Berlusconi Silvio alla più alta carica dello stato.

L’ho inviata per conoscenza anche ai vertici del PD. Ora capisco perchè qualcuno non ha firmato. Stava già lavorando ad un’altra petizione…

Non sono iscritto ne ho vtato per il Partito Democratico, quindi non ho nessuna voce in capitolo nel “vivacissimo” dibattito interno.

Però, chi si riconosce, anche solo parzialmente e anche criticamente nel partito di Veltroni, non può restare in silenzio. E’ possibile che uno dei leader di punta, possa uscire con una proposta del genere senza che nessuno dei suoi amici e compagni di partito dica niente.

Intanto, se volete firmare e fare girare, la petizione preventiva è sempre aperta. E’ senza scadenza. Ed è piccola e gratuita opposizione…

Firma quì

APPENA IN TEMPO…

Agosto 27, 2008

Apprendo con rammaricato sconcerto che Sinistra Democratica di Milano bussa con insistente frequenza alle porte di Casa Penati. E con spaventata veemenza, cerca di scrollarsi di dosso e tenere lontano, da se e da casa Penati, le “altre sinistre”, che in questi 4 anni e mezzo hanno mandato giù tanti di quei bocconi amari (non faccio l’elenco per motivi di spazio) che prima di riprovare il sapore dolce della politica dovranno sottoporsi ad un trapianto dell’intero apparato gustativo.

Inoltre, sempre Sinistra Democratica, apre addirittura ad un’allenza con l’UDC.

Davvero non capisco, e se capisco penso male. E rafforzo la mia decisione di abbandonare SD.

Cerco di riordinare alcune idee…

Il capo indiscusso del PD milanese è più a destra della destra in politica del territorio ed è più leghista dei leghisti in politica della sicurezza (anche in questo caso non faccio l’elenco per motivi di spazio);

la Provincia di Milano e la Regione Lombardia, più che il laboratorio per un nuovo centrosinistra, sono da tempo il terreno fertile per esperimenti trasversali di modificazione genetica (politica);

la troika Formigoni-Moratti-Penati gioca a chi è più bravo ad incantare, apparire, invadere il campo altrui, stupire l’opinione pubblica (e i rispettivi simpatizzanti);

l’ex sindaco di Sesto San Giovanni non è certo stato il promotore di un’operazione di ricostruzione del centrosinistra. Anzi. Ha tirato bordate a manca e a manca, cercando di rafforzare la sua immagine di risoluto terminatore di quel che resta dell’Arcobaleno,

E Sinistra Democratica cosa fa?

Appoggia Penati senza condizioni. Diventa il cane da guardia che morde compagni fino a ieri considerati promessi sposi (PRC). Apre e promuove l’ingresso nel centrosinistra degli esponenti milanesi del partito di Totò Cuffaro.

Un mese fa ho abbandonato SD.

Appena in tempo…

Puntuale, come volevasi dimostrare e come già detto in precedenza (leggi post), dopo il via libera del senato all’emendamento “salvapremier”, incapsulato ad arte nel “decreto sicurezza”, con tanto di “pernacchia” a Napolitano, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di Legge che introduce il cosiddetto “lodo Schifani bis” (nel senso che è il secondo tentativo.

In questo modo, sarà lodato Silvio Berlusconi (le cui ambizioni al Quirinale – vedi retroscena sul Corriere della Sera - dovrebbero spingere tutti a firmare la petizione nazionalepreventiva lanciata da questo blog - firma quì), sarà dotato di uno scudo spaziale che …neanche Mazinga Zeta.

Basta processi, basta magistrati cancerogeni, basta proteste. BASTA!

Sembrava che Veltroni e il PD  cominciassero a uscire dal torpore.

Sembrava. Infatti il leader delle 17 correnti del PD ha deciso, in luogo di una naturale mobilitazione immediata, di aspettare l’autunno, e convocare una manifestazione a ottobre. Tutto sarà deciso entro Luglio, e Veltroni minaccia la mobilitazione a ottobre!

Però il dialogo è interrotto! Caspita!

Muoversi subito. L’8 luglio, Di Pietro, Beppe Grillo e Marco Travaglio saranno in Piazza Navona.

Pur non essendo un Dipietrista, credo che il “Tonino” avrà la mia adesione. E che avrà anche quella di tante altre persone di sinistra.

MA RISVEGLIATI, ITALIA!!!

Giugno 17, 2008

Silvio Berlusconi, alla fine, ha gettato la maschera. Che per la verità solo gli sciocchi riuscivano a vedere.

E decide di approfittare della luna di miele che lo vede in grande sintonia con il paese (i sondaggi indicherebbero un 65% di gradimento per il suo governo) e dei campionati europei di calcio per sistemare ancora una volta alcune “cosuccie” molto urgenti, per lui.

1. Stop alle intercettezioni. Varando il disegno di legge Berlusconi-Alfano-Ghedini sulle intercettazioni, azzera la cronaca giudiziaria per tutta la fase delle indagini, fino all’inizio vero e proprio del processo. Vale a dire che dal momento in cui viene commesso un reato, fino a quando viene processata la persona sospettata di averlo commesso, i cittadini non potranno avere accesso ad una corretta informazione. Ancora più grave è il fatto che non si potrà più procedere ad intercettazioni per tutti i reati puniti con pene inferiori ai dieci anni o quelli contro la pubblica amministrazione. Ciò significa che non si potranno più scoprire con le intercettazioni i seguenti reati di: usura, truffe, sequestri di persona, il contrabbando, l’usura, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, il furto in appartamento. (Si noti che lo scandalo della clinica Santa Rita – clinica della morte - non sarebbe venuta alla luce). Alla faccia della sicurezza. Ma per questo pensano di intercettare direttamente i delinquenti fuori dalle noste case con 3000 soldati. Complimenti!

2. Stop ai processi. Per fermare il suo processo che lo vede imputato di corruzione in atti giudiziari, decide di fermare per un anno tutti i processi per i reati commessi fino al 30 giugno 2002.

3. Rilancio del “lodo Schifani” che prevede la sospensione di tutti procedimenti giudiziari per le 5 più alte cariche dello stato. Così, se tra cinque anni riesce a salire al quirinale (Firma quì la petizione nazionale preventiva), magari grazie al proficuo e produttivo dialogo con il PD, (in cui Berlusconi le suona e Veltroni le prende), riesce ad ottenere l’immunità per i prossimi 12 anni.

Intanto gli italiani sono intontiti dalla campana ovattata che suona, quella del grande maestro della comunicazione. Si fanno delle belle “ronfate” davanti all’intrattenimento soporifero, ogni tanto si ridestano per ammirare l’ondeggiare delle anche dell’ultima aspirante velina, sperano di esultare per un gol della nazionale, alla fine si addormentano definitivamente con Bruno Vespa e il Ministro della Repubblica Alfano che danno i numeri… Al mattino si alzano e se li giocano al lotto sperando di…

Si alzano ma non si svegliano…

Forse qualcuno dovrebbe cominciare a fare quel lavoro duro e ingrato dell’opposizione. Intransigente e democratica. Chiara e limpida. Senza scambi sottobanco, del tipo Presidenza della RAI o poltrone simili.

Forse l’esponente principale dello schieramento avverso a quello di Berlusconi dovrebbe cominciare a riflettere seriamente sulle sue responsabilità nei confronti del grande pezzo di paese e del popolo che un tempo sognava un’Italia diversa. Giusta, libera, onesta ed equa. Riflettere seriamente e onestamente. E pacatamente, trarne le dovute conseguenze.

Forse l’esponente pricipale dello schieramento avverso a quello di Berlusconi dovrebbe cominciare a preoccuparsi, non più delle trame e degli intrighi di corte del suo partito, ma del distacco e della disillusione che alberga nell’ex popolo della sinistra.

Forse sarebbe ora di cominciare un vero dialogo. Ma tra tutti coloro che non si riconoscono in questa politica. Tra tutti i cittadini che vorrebbero svegliarsi in un’Italia diversa. Un diaologo tra tutti quelli che non si vogliono rassegnare all’idea che tutto sia perduto. Che vorrebbero pensare e costruire un futuro diverso, per loro e per le prossime generazioni. Un dialogo tra tutti quelli che vorrebbero gridare e magari già lo fanno tutte le sere davati al TG: “MA RISVEGLIATI! ITALIA!”

RISIEDITI, ITALIA

Maggio 22, 2008

Il ministro allo Sviluppo Scajola, intervenendo all’assemblea degli industriali, rilancia l’energia nucleare e promette che entro il 2013 sarà costruito “un gruppo di centrali di nuova generazione”.

Il terreno ha cominciato ad ararlo Casini, in campagna elettorale, quando nei dibattiti metteva in un bel minestrone inceneritori, Pecoraro Scanio ed energia nucleare.

Dava una mano a costruire un clima poco ostile anche il PD, i cui esponenti, ricordo ad esempio Bersani, escludevano il nucleare solo per motivi economici. Legambiente, oggi dice che ci vogliono 25 anni. Ma non dice di no. Almeno per ora.

E intanto TG1, LA7, TG5, TG2, Corriere, Repubblica, Sole 24 ore, ecc. cominciavano a riprendere il tema dell’insufficienza energetica del paese. Dei black out, che magari quest’estate torneranno, facendo scongelare i nostri surgelati.

Passa sotto traccia anche la possibilità di utilizzare il segreto di stato per stoccare le scorie radioattive. Il terreno stavolta l’ha arato un decreto di Prodi, entrato in vigore il 1° maggio (vedi), con il quale si autorizza il segreto di stato anche per gli impianti civili per la produzione di energia.

Dopo l’esordio all’insegna del dialogo, per il bene del paese (forse ci si doveva pensare prima, evitando di consegnare il paese stesso allo “statista” Berlusconi, ma questa è un’altra storia), sarà dura per Veltroni, Realacci e piddini organizzare la grande mobilitazione civile. La sinistra e i verdi cacciati fuori dal parlamento (e parrebbe anche dalla politica mediatica).

Il pacchetto sicurezza prevede che se manifesti contro le opere ritenute strategiche per il paese ti arrestano e rischi da 1 a 5 anni.

Si sta preparando un bel quadretto. In meno di un mese, l’Italia si è rialzata.

Ma adesso, RISIEDITI!!! ITALIA.

E goditi lo spettacolo. Seduta e comoda in poltrona.

Rete4 c’è ancora.

Lo ammetto.

Sto dalla parte di Marco Travaglio e di Michele Santoro, ed esprimo la mia solidarietà a loro e a tutti i giornalisti che talvolta rischiano la vita perchè fanno il loro dovere.

Dovere, che è quello di informare correttamente i cittadini, facendo i “cani da guardia” della democrazia. E no di certo quello di compiacere i potenti e i politici di turno, facendo i loro cuccioli da compagnia. Prendendo le distanze dalle domande impertinenti e dalle costatazioni scomode.

I fatti di cui Travaglio ha parlato da Fazio sono ampiamente raccontati nel libro del 2007 di Peter Gomez e Lirio Abbate, ripresi nella scheda dedicata al neopresidente del Senato Renato Schifani dall’ultimo libro “Se li conosci li eviti” uscito ad aprile di quest’anno.

Sinceramente, mi sarei aspettato che all’indignazione scontata del Popolo delle Libertà, che porterà molto probabilmemente verso un secondo editto bulgaro, facesse da contraltare una pacata (non chiedo di più a chi sta facendo del buonismo, l’arma vincente per far rinascere il centrosinistra) richiesta di chiarimenti da parte del Partito Democratico.

Non un’acritica adesione a quanto detto da Marco Travaglio. Ma quantomeno una richiesta a Renato Schifani, Presidente del Senato, di voler chiarire ed eventualmente smentire quanto detto dal giornalista a proposito delle sue frequentazioni e dei suoi rapporti d’amicizia o d’affari con condannati per mafia. Il tutto nell’interesse della credibilità della Repubblica e delle più alte cariche dell stato.

Invece, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, Renzo Lusetti, Luigi Bobba e Marco Follini, hanno solo stigmatizzato il comportamento del giornalista e del servizio pubblico. Dicendo che senza contraddittorio certe cose non si possono dire. Come se al Presidente del Senato, mancassero le opportunità di intervenire, anche a reti unificate.

Finora Schifani non ha smentito nulla. Nella prontissima intervista riparatoria al TG1, si è limitato a dire che qualcuno vuole minare il dialogo. Mi pare davver poco.

Sinistra? Se ci sei, batti un colpo.

Non aggiungo altri commenti se non un rinvio ad un mio precedente post.

E tu? Da che parte stai? Vota quì!