LE MUCCHE NON MANGIANO CEMENTO

Domenica 3 dicembre 2006,
ore 10.30 Municipio di Cassinetta di Lugagnano
Il territorio è un bene di tutti e una risorsa limitata
Gruppo Verdi in Consiglio regionale e VERDI del Magentino 

Riflessioni con Luca Mercalli – Climatologo, Presidente Società Meteorologica Italiana, collabora alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, autore di numerosi libri tra cui “Le mucche non mangiano cemento” contro la cementificazione del territorio.
Andrea Di Stefano – Giornalista, esperto in questioni economiche, direttore della rivista “Valori” mensile di finanza etica ed economia sociale, ha analizzato l’impatto di Malpensa dal punto di vista economico.

Intervento introduttivo
(Domenico Finiguerra)

Innanzitutto grazie per aver scelto Cassinetta di Lugagnano per questa bella iniziativa dei Verdi, che per il prestigio dei relatori, inorgoglisce chi vi parla.

Benvenuti nel parco del Ticino, una delle 6 riserve italiane della Biosfera tutelate dall’Unesco. Per ora.

 

Le mucche non mangiano cemento. Il territorio è un bene di tutti e una risorsa limitata. Un titolo che riassume in poche parole il contenuto di una battaglia in difesa dell’ambiente, del paesaggio e dell’agricoltura che proprio da questa sala consiliare ha preso le mosse nel lontano novembre 2002.

 

Una battaglia dura, che continua tuttoggi. Oggetto del contendere, una delle tante infrastrutture inutili previste dalla legge lunardi. Una tangenziale a duecento metri da qui, in pieno parco.

Una strada venduta come collegamento per malpensa, ma che è in realtà la penetrazione propedeutica all’espansione della metropoli milanese nella mezza luna fertile della provincia di Milano. Con gli speculatori che già si sfregano le mani per la ghiotta occasione di sfogare in terre libere la propria incontinenza edilizia e i partiti, ahimè anche alcuni di centrosinistra, ds e margherita in primis, che, cercando di accreditarsi come forze credibili agli occhi di quelli che contano, si sono affrettati a benedire questo progetto scellerato.

 

Una battaglia molto difficile per noi. Contro Anas, SEA, Regione Lombardia, Comune e Provincia di Milano.

 

Eravamo poche decine di testardi. Piccoli comuni e nessun aggancio politico in alto. Però tanta determinazione. In pochi mesi abbiamo raccolto le firme di oltre 14 mila persone. Manifestazioni di piazza. Migliaia di osservazioni al progetto. Insieme agli amministratori e ai comitati NO-TAV, siamo stati ricevuti a Bruxelles. Siamo riusciti a scomodare l’Unesco.

 

Per me è stato un onore portare in sedi prestigiose la voce dei cittadini, dei comitati e delle associazioni degli agricoltori. E’ stato altrettanto mortificante, in alcune occasioni, essere trattato con disprezzo da coloro che si credono i padroni del territorio. Vi racconto un aneddoto.

 

Nel corso della conferenza di servizi decisiva in Regione Lombardia per l’approvazione del progetto, mi sono permesso di dire ai dirigenti di ANAS e Regione Lombardia, che il nostro parco era una riserva, sottoposta anche al vincolo dei beni culturali e paesaggistici, e che forse l’Unesco e il ministero dei beni culturali non avrebbero accolto con favore questa autostrada.

 

Mi è stato risposto a muso duro che loro c’avevano la legge obiettivo e che potevano fare quello che gli pareva. Che per quanto li riguardava i piccoli comuni come il nostro era meglio se scomparivano.

 

Il giorno dopo, dal nostro comune sono partiti due esposti. Il primo verso l’Unesco. Il secondo verso la soprintendenza. Dopo alcuni mesi l’unesco ha minacciato la revoca della riserva della biosfera (riconoscimento tra l’altro appena ottenuto). Sulla scia di questo intervento il parco ha commissionato una Vas su malpensa e sulle infrastrutture connesse che ha dato un chiaro responso negativo.

 

Approfitto di questo mio intervento per dare una notizia buona e fresca.

 

Finalmente è stato reso pubblico il parere del ministero dei beni culturali che pregiudica di molto il progetto che tutti davano per scontato. Infatti, il ministero, sommerso dalle osservazioni, dalle pressioni anche extraistituzionali che siamo riusciti a sollecitare (come quella del FAI) ha espresso un parere negativo richiedendo in alternativa interventi di riqualifica e messa in sicurezza delle strade esistenti.

 

 

 

Questa è una vittoria di chi non aveva voce in capitolo ma che si è fatto sentire, di chi non ha accettato compromessi ma ha tenuto duro senza indietreggiare di fronte all’arroganza di chi si sente forte. Di chi spera ora che il governo dirotti il denaro pubblico su opere di effettiva utilità.

 

Ma la nostra è solo una delle tante battaglie in difesa del territorio che si stanno consumando in italia e nel mondo, e idealmente ci sentiamo legati a tutte le realtà che si trovano a fronteggiare vere e proprie potenze economiche e politiche. E nel piccolo cerchiamo di fare la nostra parte resistendo a queste potenze.

 

Lo facciamo quotidianamente, cercando di lanciare dei segnali. Stiamo adottando un piano regolatore in controtendenza, che punta sul recupero dell’esistente e nega ogni espansione residenziale. E lo stiamo facendo davvero resistendo. Perché chi ha fatto l’amministratore lo sa. Che quando si parla di piani regolatori le pressioni a costruire, sono tante. E vista la condizione economica in cui versano i comuni e le difficoltà a chiudere i bilanci, l’urbanizzazione e l’espansione residenziale, grazie agli oneri che portano nelle casse dei comuni, sono spesso viste come la salvezza, ma in realtà non sono che l’inizio della fine.

Stiamo investendo in agenda 21, nella mobilità sostenibile, nel turismo ambientale. Stiamo cercando di proporre ai nostri ragazzi ed ai cittadini in generale dei modelli di riferimento che possano orientarli verso il risparmio energetico e verso il rispetto del territorio.

 

Il nostro è un comune piccolo, ma siamo contenti di essere diventati, la piccola capitale della difesa dell’ambiente. Qualcuno ci ha descritti come il villaggio di asterix contro i romani. Oppure come Davide che combatte contro Golia. In realtà siamo soltanto cittadini che non accettano passivamente che le decisioni che possono cambiare il nostro destino vengano prese sulle nostre teste. Soprattutto perché queste decisioni ci sembrano profondamente sbagliate e pregiudicano il futuro del nostro territorio che, come recita un vecchio detto indiano, ci è stato affidato in prestito dai nostri figli.

 

Da queste convinzioni deriva il nostro impegno a dare il nostro contributo a tentare di alzare il piano inclinato che porta verso il baratro e continuare a piantare erba per le nostre mucche.

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