Malpensa, Perché fermarsi solo a tre piste?

Comunicato stampa 

Perché fermarsi solo a tre piste? 

All’inizio di questa settimana i vertici di SEA hanno presentato ai sindaci del Cuv il nuovo piano industriale, piano che tanto per cambiare punta sempre e solo alla sviluppo indiscriminato e insostenibile (anche economicamente parlando) dell’aeroporto a scapito del territorio e del Parco del Ticino e a scapito di uno sviluppo ecosostenibile.

L’affermazione “Malpensa avrà tre piste e tre Terminal” presuppone ancora una volta che le cose verranno imposte dall’alto e che gli strumenti giuridico-legislativi, quali la VIA e la VAS, verranno per così dire dribblati e applicati in via postuma o ad opera realizzata (quando non servono a nulla), così come è avvenuto proprio per Malpensa.

Dire che nello sviluppo dello scalo varesino troveranno spazio sia la VIA che la VAS è una vera e propria eresia, poichè casomai dovranno essere la VIA e la VAS a stabilire cosa dovrà essere realizzato per sviluppare l’aeroporto sapendo che avranno esito positivo solo quelle opere rispettose dell’ambiente.Molto probabilmente in SEA sono convinti che VIA e VAS servono per assecondare le volontà dei proponenti piuttosto che “misurare” gli impatti positivi(pochi) e negativi (tanti) di un’opera o di una serie di piani e programmi sull’ambiente.

Partendo già da una situazione di VIA negativa è scontato che oggi sarà molto difficile avere una VIA positiva o una VAS sostenibile per l’ambiente, poichè i danni causati alle matrici ambientali in questi anni difficilmente verranno migliorati da un aumento dei sorvoli o delle movimentazioni aeree, soprattutto se si considera che verra presa in considerazione dagli effetti una zona piu vasta rispetto alla situazione odierna.

Affermare inoltre che la terz apista risolverà i problemi ambientali è a dir poco assurdo; se si vuole portare Malpensa ad avere 45 milioni di passeggeri, partendo dagli attuali 20-22 milioni è innegabile che bisognerà utilizzare le attuali due piste ai livelli odierni, utilizzando la terza per raggiungere i 45 milioni. Così però Lonate Pozzolo avrebbe il 100% degli atterraggi e anche un buon 50% dei decolli e questo non mi sembra accettabile.

Ma visto che di ambiente SEA, non ne vuole sentire parlare mi chiedo perchè fermarsi a tre piste?Perchè non fare anche la quarta?

Se la terza la si realizzerà a sud, in piena Brughiera, si potrà costruire la quarta pista inclinata sulla direttrice Torre di Controllo – ampanile di Tornavento; anchè perchè se è vero che una terza pista comporterà la delocalizzazione di Via S. Anna è innegabile che la stessa terza pista renderà la residenza non più compatibile anche a Tornavento, quindi a questo punto…perchè fermarsi solo a tre piste??

Quello che emerge è ancora una volta un sistema malpensocentrico, mentre sarebbe più utile e sensato un network sinergico basato sul Sistema Aeroportuale del Nord d’Italia che tenga conto delle 11 piste esistenti tra Torino e Trieste.Malpensa quindi dovrebbe  rientrare all’interno di queesto network che attraverso un criterio di specializzazione stabilisca un ruolo per tutte le piste del Nord d’Italia.

Attraverso la specializzazione, anche applicando una V.A.S. sui piani/programmi applicata al sistema del trasporto aereo, riusciremo a capire quale sia lo sviluppo sostenibile di ogni aeroporto, rispettando le normative fino ad oggi mai applicate, rispettando l’ambiente, il territorio e i cittadini.

Cosi facendo si andrà a potenziare l’offerta e non a diminuirla, non più su un solo aeroporto, strategia bocciata dal mercato vista la crescita delle altre realtà del nord, ma su un sistema spalmato sulle diverse realtà aeroportuali.

Prima si parlava solo di Malpensa, ora si parla di sistema milanese (Malpensa + Linate), mentre la vera soluzione è quella che per certi versi dovrebbe superare i confini provinciali e regionali che oggi conosciam; pensiamo piuttosto ad una ripartizione economica, chiamata Nord d’italia, dove finalmente le considerazioni ambientali, il tessuto produttivo, quello sociale, quello economico entrino tutti con lo steso peso, la stessa importanza, lo stesso valore nei procedimenti decisionali.

Questa è la vera programmazione strategica, questa è la vera sfida ambientale che dobbiamo portare avanti. Questa è la vera e nuova cultura ambientale di cui la Provincia di Varese, la Lombardia e l’Italia hanno bisogno. ma soprattutto ne ha bisogno il Parco del Ticino, riserva MAB dell’Unesco, patrimonio da tutelare e non da uccidere. 

Dott. Walter Girardi

Federazione dei Verdi – Lonate Pozzolo

 

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