“C’AVEIT ACCEIS ‘A SALOUT!” [BARLETTA]

Studenti per l'ambiente

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A Barletta, nonostante la presenza di un cementificio (Buzzi Unicem) in piena città che brucia 65000 tonnellate di rifiuti all’anno, nonché di un’azienda chimica (Timac Agro) altamente inquinante sia per le emissioni nell’aria che nel sottosuolo, si è sempre mosso poco rispetto alle questioni ambientali. Valori di PM10 oltre i limiti consentiti, la preoccupante presenza nell’aria di quantitativi di metalli pesanti, l’accertamento dell’inquinamento della falda acquifera sottostante, nonché la connivenza delle istituzioni cittadine non sono mai riuscite a scatenare un vero sentimento di rivalsa nella popolazione.

L’accusa da parte della procura di Trani avvenuta il 7 gennaio 2016, che ha contestato i reati di cooperazione in disastro ambientale colposo, falso e abuso d’ufficio in concorso, rispetto all’autorizzazione concessa alla Buzzi Unicem, ha imposto finalmente la questione ambientale nel dibattito pubblico, determinando anche fra la cittadinanza il muoversi di sentimenti di protesta, culminati nella manifestazione serale del 22 gennaio.

Noi studenti…

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FAMILY DAY

Ingredienti per una famiglia felice.
1. Ambiente sano dove crescere e vivere in salute.
2. Serenità d’animo, sapere che i propri figli non saranno trattati come schiavi stagisti precari a vita, ma potranno costruire la loro famiglia senza incertezze permanenti.
3. Avere il tempo di stare insieme e di non rincorrersi a causa dei tempi dettati dalla competizione che annichilisce.
4. Non temere di trovarsi in guerra.
Facciamolo su questi punti il Family Day. Saremmo davvero in milioni in piazza.

Il Qatar, il terrorismo, la Sardegna.

Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

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Di quelle che possono essere le reali intenzioni della sfrenata campagna acquisti condotta in Europa dal Qatar ne avevamo già parlato in precedenza, con un approfondimento sotto un particolare profilo sulla vicenda degli investimenti della Qatar Holding in Sardegna.

Del ruolo della International Swaps and Derivates Association (ISDA) in ambito geo-politico e finanziario internazionale ne aveva parlato chiaramente Joseph Stiglitz, economista statunitense e vincitore del premio Nobel per l’economia (2001).    Sia il Board of Directors che la Members List sono composti da persone e istituzioni che non perdono certo il loro tempo a pettinare bambolette.

Pubblichiamo ora una riflessione di Claudia Zuncheddu, medico, esponente politico di Sardigna Libera, già consigliere regionale e, soprattutto, conoscitrice delle dinamiche del Nord Africa.

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PILLOLA DI CONVERSIONE

La Città Metropolitana di Milano soffoca, tossisce, è in piena crisi asmatica. I dati sono certificati. Oltre 90 giorni sopra i limiti delle Pm10 nel 2015. Oltre 5 mila morti all’anno causati dall’inquinamento. Dati e studi che si trovano sul sito del Ministero della Salute (non sui blog dei verdi ecologisti estremisti). Naturalmente non bastano i blocchi della circolazione. Occorre un complessivo cambio di strategia, occorre una radicale conversione ecologica che coinvolga la città di Milano e tutti i comuni dell’area metropolitana.
Servono le risorse per cambiare innanzitutto la mobilità. Risorse che oggi sono destinate a grandi opere faraoniche, inutili e dannose, funzionali al trasporto privato su gomma. I progetti alternativi ci sono già. Talvolta sarebbe anche sufficiente solo copiare le idee sviluppate ed applicate in altre metropoli. Purtroppo, però, ciò che manca è la volontà politica di abbandonare il modello basato su asfalto, petrolio, velocità e consumi, per abbracciare un nuovo paradigma politico e amministrativo, nuovi stili di vita, fondati sulla consapevolezza di quanto siano preziose e limitate le risorse, di quanto sia importante la terra e la bellezza e di quanto tutto sia strettamente connesso con la salute delle persone.
Perché la conversione ecologica migliorerebbe innanzitutto il benessere psico-fisico e la qualità della vita dei cittadini. E per questo va perseguita. Ma come? Prima di tutto individuando le opere dannose che sprecano risorse pubbliche e uccidono risorse naturali. Poi decidendo di utilizzare le risorse economiche per fare cose utili. Un esempio concreto e fattibile? Da diversi anni esiste un progetto Anas per realizzare una superstrada nel Parco del Ticino e nel Parco Agricolo Sud Milano, negli ultimi polmoni verdi dell’area metropolitana milanese, nella mezza luna fertile dove il Naviglio grande per quasi un millennio ha nutrito migliaia di ettari di suoli agricoli. Questa colata di bitume e calcestruzzo costerebbe 220 milioni di euro. I soldi sono disponibili, anche se bloccati al Cipe, da oltre 10 anni. Bloccati perché questa devastazione in piena riserva della Biosfera Unesco (tale è il Parco del Ticino dal 2002) è fortemente osteggiata dagli ambientalisti.
Allora cosa si potrebbe fare con questi 220 milioni di euro? Che pillola di conversione ecologica si potrebbe sintetizzare e somministrare al paziente malato Milano? Ovviamente, la cura dovrebbe affrontare i problemi di mobilità, a partire proprio dal territorio dove la politica insipiente desidera costruire superstrade realizzando il sogno di Roberto Maroni (che di autostrade ne vorrebbe altri 320 km per la Regione Lombardia).
Con 80 milioni di euro si potrebbero acquistare 10 treni regionali da 550 posti cadauno da impiegare sulle linee pendolari Milano-Mortara e Milano-Novara che sono quotidianamente luogo di passione, ritardi e disperazione per decine di migliaia di studenti e lavoratori. Con 10 milioni di euro si potrebbe completare il raddoppio ferroviario almeno fino ad Abbiategrasso, alleggerendo così la pressione dei “forzati” dell’auto privata sulle strade verso Milano. Con 50 milioni di euro sarebbe possibile acquistare almeno 150 bus elettrici, potenziando, o meglio realizzando, una rete efficiente di trasporto pubblico tra i comuni medio piccoli di tutto il comparto sud-ovest dell’area metropolitana e la città di Milano. Infine, con i rimanenti 80 milioni di euro si potrebbe dare vita ad un vero sogno: la rete di piste ciclabili più lunga e fitta d’Europa, 500 km. Un’opera strategica per tutta la pianura padana, che permetterebbe spostamenti a impatto zero, sia per lavoro che per svago e tempo libero. Unendo dolcemente città, parchi e borghi preziosi della più vasta area antropizzata d’Italia. Tra quei 500 km ci starebbe anche la Grande Gronda, il sogno di un ciclo-cittadino milanese con il destino scritto nel suo nome (Giovanni Gronda), che da anni propone (inutilmente) di unire il Lago di Como al Lago Maggiore, passando per Milano, lungo i navigli e i corsi d’acqua della sua provincia, mettendo a sistema e rendendo fruibili itinerari già esistenti ma tra loro non connessi.
Questa è solo una piccola pillola di conversione ecologica possibile con i 220 milioni di euro oggi destinati ad una delle grandi opere partorite dalla “Legge Obiettivo”. Una pillola dalla ricetta ripetibile ed adattabile ad ogni territorio. Immaginate cosa sarebbe Milano se alla sua conversione ecologica si assegnassero le risorse stanziate per Expo2015. Immaginate che “cura da cavallo” si inietterebbe in tutta la pianura padana con i miliardi di euro spesi per fare la Bre-Be-Mi, la Teem, la Pedemontana. Sicuramente si respirerebbe un po’ di più.
(qui l’articolo originale pubblicato sull’Huffington Post)

CARI LEGHISTI, MA DOVE CREDETE CHE SIA NATO GESÚ BAMBINO? A PONTIDA?

Dopo Modena, ecco che ad Abbiategrasso arriva puntuale il comunicato della Lega Nord contro la canzone “Una Stella a Betlemme”, contro il dirigente scolastico Dott. Vittorio Ciocca e contro tutti gli organismi scolastici che hanno scelto questa canzone presentata nel 2004 alla 47^ edizione dello Zecchino d’Oro, piazzandosi al secondo posto dietro “Il gatto puzzolone”.
Nel lontano 2004 la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (che vedeva Maroni ministro del Lavoro e Castelli ministro della Giustizia del Governo Berlusconi, e Salvini all’Europarlamento a rappresentare la cultura padana) non si avvedeva che la nota rassegna canora per bambini trasmessa dalla Rai in mondovisione stava in realtà preparando il terreno all’invasione, con le parole criptate nel testo cantato dal piccolo Milad Nicola Elias Fatouleh: “Ma se guardo il cielo, Quella stella splende d’amore, Sempre di più splende lassù, Salam o mia città, Salam la mia realtà, Salam io ti amerò, Salam ritornerò.”
Dopo che per 11 anni la canzone è stata ripetutamente cantata da migliaia di bambini in tutte le scuole italiane, i “padroni a casa nostra” hanno decifrato la pericolosità del messaggio di questa melodia dal sapore mediorientale e promettono crociate. Per la difesa delle nostre tradizioni, dei nostri simboli, dei nostri accordi musicali…
Ma quanto si deve cadere in basso per cercare di mantenere e coltivare quel consenso elettorale che si era perso in seguito alle pessime prove al governo, ai diamanti stipati, a Credieuronord e alle lauree comprate?
Mio figlio è uno di quei bambini della Scuola Primaria Umberto e Margherita di Savoia che ad Abbiategrasso canteranno “Una Stella a Betlemme”. E canteranno anche “White Christmas”, “Come un pittore” dei Modà, “Basta poco” di Vasco, “Non basta un sorriso” di Povia e tante altre. Le canteranno con la gioia, l’allegria e la passione dei loro nove anni. Nove anni che meritano rispetto. Il vostro rispetto. Perché qui, gli unici a turbare la voglia di pace e di serenità del Natale siete voi con le vostre urla e le vostre sceneggiate, già udite e viste in TV e davanti ad altre scuole del milanese (Rozzano), con la vostra intolleranza, la vostra voglia di bava alla bozza, lontana anni luce dall’insegnamento di Cristo. Voi che non perdete occasione per alimentare polemiche, fomentare odio e strumentalizzare tutto. Persino una canzoncina dei bambini. Voi che siete solo capaci di gridare “Ruspa!” e che in realtà state solo scavando solchi e fossati.
Predicate il presepe perfetto, il vostro leader si traveste da uno dei tre Re Magi, ma vi da fastidio “Una Stella a Betlemme”.
Ma dove credete che sia nato Gesù Bambino? A Pontida?
Salam!