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BOOM!!!

Formigoni & Co. approvano la legge obiettivo regionale.

Con l’astensione del PD.

Tic Tac, Tic Tac …. boom!

Può cominciare la conquista del West.

I protagonisti e le comparse, si accomodino.

Articolo pubblicato su Repubblica, Domenica 11 maggio 2008

I piccoli comuni italiani fanno festa perché sanno di essere una risorsa preziosa, sebbene troppo spesso ignorata. Fino a qualche decennio fa non avevano un ruolo, appartenevano a una provincia sorniona che se voleva evadere dal suo isolamento - dorato o subìto - poteva solo guardare alla città. Oggi no. Internet ha reso ogni piccolo nucleo abitato un centro del mondo, diversificato secondo ogni prospettiva e integrato in una rete internazionale di affinità elettive.
E vivere in piccoli centri è oggi un privilegio che spesso permette di fuggire ai problemi delle zone urbane sovraffollate e sovrainquinate. Ma c’è di più. Di fronte alla crisi ambientale che sta emergendo, i piccoli comuni sono più reattivi e pronti a cambiare registro, a diventare luoghi di sperimentazione e di emulazione di buone pratiche.

In primo luogo c’è ancora spazio fisico, agricoltura e suolo non cementificato per intenderci, per mettere in pratica la filiera corta, la coltivazione delle biomasse, l’uso delle energie rinnovabili. Ma poi c’è il tessuto sociale giusto che permette il dialogo con i cittadini e l’attuazione in tempi brevi di nuovi stili di vita. La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di piccoli comuni, ce ne sono 1152 sotto i 5000 abitanti.

A Cassinetta di Lugagnano, nell’ovest Milano, il sindaco Domenico Finiguerra combatte strenuamente per salvare il suolo agrario da nuove autostrade e cementificazioni annesse, e fa bene: in vista della scarsità alimentare che aleggia sul mondo i terreni che oggi i palazzinari gli vogliono sottrarre nutriranno la Milano di domani. A Roncoferraro, provincia di Mantova, anche se di abitanti ne ha 6600, da un paio d’anni funziona l’impianto termico alimentato a cippato per scaldare gli edifici pubblici con i pioppi coltivati in zona. Tornando in provincia di Milano, Albairate ha applicato l’elettronica alla raccolta rifiuti e fa pagare i cittadini non sulla base della superficie occupata, ma della quantità prodotta e differenziata. A Rocca Susella, nell’Oltrepo Pavese, 229 abitanti, si sta realizzando un villaggio ecologico a energia rinnovabile. A Mezzago si è istituita la Deco, Denominazione comunale di origine, per favorire il consumo di prodotti locali, come l’asparago rosa: meno chilometri percorsi, meno inquinamento, meno rifiuti. L’Associazione dei Comuni Virtuosi è piena di buoni esempi da imitare: ora tocca ai grandi. A quando, per esempio, la raccolta dell’umido a Milano? Si produrrebbe tanto buon compost per l’agricoltura dei comuni limitrofi e si chiuderebbe un cerchio virtuoso.

Lo ammetto.

Sto dalla parte di Marco Travaglio e di Michele Santoro, ed esprimo la mia solidarietà a loro e a tutti i giornalisti che talvolta rischiano la vita perchè fanno il loro dovere.

Dovere, che è quello di informare correttamente i cittadini, facendo i “cani da guardia” della democrazia. E no di certo quello di compiacere i potenti e i politici di turno, facendo i loro cuccioli da compagnia. Prendendo le distanze dalle domande impertinenti e dalle costatazioni scomode.

I fatti di cui Travaglio ha parlato da Fazio sono ampiamente raccontati nel libro del 2007 di Peter Gomez e Lirio Abbate, ripresi nella scheda dedicata al neopresidente del Senato Renato Schifani dall’ultimo libro “Se li conosci li eviti” uscito ad aprile di quest’anno.

Sinceramente, mi sarei aspettato che all’indignazione scontata del Popolo delle Libertà, che porterà molto probabilmemente verso un secondo editto bulgaro, facesse da contraltare una pacata (non chiedo di più a chi sta facendo del buonismo, l’arma vincente per far rinascere il centrosinistra) richiesta di chiarimenti da parte del Partito Democratico.

Non un’acritica adesione a quanto detto da Marco Travaglio. Ma quantomeno una richiesta a Renato Schifani, Presidente del Senato, di voler chiarire ed eventualmente smentire quanto detto dal giornalista a proposito delle sue frequentazioni e dei suoi rapporti d’amicizia o d’affari con condannati per mafia. Il tutto nell’interesse della credibilità della Repubblica e delle più alte cariche dell stato.

Invece, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, Renzo Lusetti, Luigi Bobba e Marco Follini, hanno solo stigmatizzato il comportamento del giornalista e del servizio pubblico. Dicendo che senza contraddittorio certe cose non si possono dire. Come se al Presidente del Senato, mancassero le opportunità di intervenire, anche a reti unificate.

Finora Schifani non ha smentito nulla. Nella prontissima intervista riparatoria al TG1, si è limitato a dire che qualcuno vuole minare il dialogo. Mi pare davver poco.

Sinistra? Se ci sei, batti un colpo.

Non aggiungo altri commenti se non un rinvio ad un mio precedente post.

E tu? Da che parte stai? Vota quì!

PRESIDIO

MARTEDI’ 13 MAGGIO - ORE 10 -
PRESIDIO DAVANTI AL PIRELLONE
CONTRO LA LEGGE OBIETTIVO REGIONALE
per rappresentare più di 1200 cittadini che chiedono il ritiro della proposta di legge n.226 della Giunta regionale in discussione in consiglio regionale

Il territorio lombardo sta per subire un nuovo attacco dalla solita trasversale compagine che lega grandi opere, politica, speculazione edilizia: il tutto alla faccia degli ignari cittadini che si vedono fare bei discorsi sull’ambiente, ma che giorno per giorno vedono sparire ampie fette di territorio agricolo e di qualità della vita.

Dopo il tentativo andato male del decreto ammazzaparchi, ecco che si fa strada un nuovo progetto di legge dal titolo “INFRASTRUTTURE DI INTERESSE CONCORRENTE STATALE E REGIONALE ” nel quale l’articolo 10 comma 3 è una autentica bomba ad orologeria rendendo più facilmente edificabili le aree attigue alle grandi opere autostradali, cioè BRE.BE.MI, Pedemontana, Tem ecc. Questo progetto è stato approvato dalla Giunta Regionale il 3 aprile 2007 e fino ad ora non è stato oggetto di alcuna pubblicizzazione: è stato recentemente approvato in Commissione Bilancio e va in aula martedì 13 maggio per l’approvazione definitiva.

Proprio per far conoscere questa pericolosa manovra, Rete Lilliput, Associazione parchi del vimercatese, Comitato No Expo, Ass. La Rondine-Oltrepo Pavese, Amici di Beppe Grillo di Pavia, Italia Nostra - Sezione di Pavia, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Comitato beni comuni zona 8, Amici di Beppe Grillo di Milano - Associazione GAM, Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia,
Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro l’autostrada Broni-Pavia-Mortara, Associazione Nuovo Municipio, Ass.ne Eco-nazionalista Domà Nunch

 

  

La Regione Lombardia ha premuto il bottone rosso.

In silenzio, di soppiatto, quasi clandestinamente…

 

Dopo il fallito tentativo dell’ammazzaparchi ritirato in tutta fretta, Formigoni & co. hanno fatto passare in commissione il PDL “Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale”, che tra le righe contiene una vera e propria bomba per il territorio, soprattutto alla luce di expo 2015.

 

Cosa dice, infatti, l’art. 10? Una cosa semplicissima: per tutte le infrastrutture autostradali, ed innanzitutto per le tre grandi opere (Pedemontana, Brebemi e Tangenziali Esterne Milanesi), le concessioni “possono riguardare anche interventi di carattere insediativo e territoriale, rivolti principalmente agli utenti delle infrastrutture medesime ovvero a servizio delle funzioni e delle attività presenti sul territorio”.

 

In buona sostanza, il concessionario per ottenere maggiori introiti potrà sfruttare economicamente le aree attigue ed esterne ai tracciati per ammortizzare più facilmente gli investimenti attraendo capitali privati.

 

Vogliono costruire le autostrade e se le pagano con il territorio.

Il concessionario ha bisogno di soldi per fare lo svincolo o l’ultimo pezzo di autostrada ma ha finito il finanziamento?

Non c’è problema. Un bel centro commerciale, un lunapark, un bel polo logistico o una bella speculazione immobiliare e… voilà!

L’infrastuttura è servita.

 

Se poi siamo in un bel parco naturale o agricolo, meglio ancora. Più bella la zona, più belli gli insediamenti, più clienti, più entrate, più cemento.

 

Si apre ufficialmente la stagione delle nuove e grandi operazioni immobiliari, già pronte ai nastri di partenze e benedette dal quasi unanime coro di esaltazione delirante per Expo 2015.

 

E i cittadini? Gli abitanti di questo nostro territorio? Da quelli della Valle del Ticino e del Parco Agricolo Sud Milano, a quelli di tutta la Regione Lombardia? Assistono passivi, oppure hanno intenzione di far sentire la loro voce?

 

E gli amministratori? E i politici? I sindaci, gli assessori, i consiglieri, i deputati e i senatori che hanno ottenuto voti dal territorio e per il territorio?

Si accontentano di essere comparse di questo film, dove i registi hanno già assegnato tutte le parti, oppure vogliono dare il loro contributo a modificare la sceneggiatura?

 

Io, la mia parte la farò.

Sperando di trovare altri “villaggi” pronti a resistere alla colata di cemento.

Quella voluta dai “veri barbari”, che calpestano la terra senza pensare agli occhi delle prossime generazioni che li osservano con paura se non con rassegnazione.

 

 

Seguirà appello per una mobilitazione? Dipende.

Da quanti villaggi vorranno resistere…

 

Domenico Finiguerra (Sindaco di Cassinetta di Lugagnano)

 

 

(si ringrazia il folletto di Abbiategarsso per il video)

firma la petizione

ISLAM

COMUNE DI CASSINETTA DI LUGAGNANO

ISLAM

PROMOZIONE DEL DIALOGO TRA CULTURE E RELIGIONI

 

9 maggio ore 21.00

Proiezione del dvd

Islam in Italia: Giovani, musulmani, italiani

(realizzato dall’Università Cattolica di Milano,
l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia,
il Centro servizi amministrativi di Milano e il
Centro documentazione mondialità di Milano).
Seguirà il dibattito con il
professor Paolo Branca
(docente di lingua e letteratura araba
all’università cattolica di Milano)
e due esponenti della redazione di Yalla Italia
 

16 maggio ore 21.00

Donne e islam

Relatrice : Sumaya Abdel Qader,
Casa della Cultura Islamica di Milano.
 

23 maggio ore 21.00

 Scoprire l’essenza e i cardini dell’Islam

attraverso
una rassegna e ritrattazione sui luoghi comuni e
stereotipi più diffusi sull’islam che sono
accreditati dai mezzi di comunicazione.

Relatore : Antonio Cuciniello, islamologo.

29 maggio ore 21.00

Il dialogo e il confronto esiste
un modello nell’abbiatense

Dott. Mohsen Mouelhi interprete parlamentare,
ambasciatore di Pace
Mehana Mehana Presidente della associazione
culturale'Alif-Baa' di Abbiategrasso
Hamid Mouslih, porta-voce della comunità islamica
di Abbiategrasso
Don Flavio Pace parrocchia Santa Maria Nuova di
Abbiategrasso
Don Emilio Maltagliati parrocchia Santa Maria
Nascente di Cassinetta di Lugagnano

 

http://www.comune.cassinettadilugagnano.mi.it/images/upload/islam.jpg 

CRESCI FINO A ZERO - 9 MAGGIO ORE 21 - LECCO

presso la Sala conferenze della Banca Popolare di Sondrio
in via Amendola a Lecco

una serata A LECCO per parlare di territorio e quartieri

con
Domenico Finiguerra
(sindaco di Cassinetta di Lugagnano - Mi)

 

introduce
Alfio Sironi
associazione Gruppo Valle della Nava

VENERDI 9 MAGGIO ORE 21
SALA CONFERENZE BANCA POPOLARE DI SONDRIO
VIA AMENDOLA ANG C.SO MARTIRI - LECCO

Si possono mettere in rete i Comitati spontanei che si sono già costituiti nel territorio sulla tematica dell’urbanistica?

Si deve promuovere o sostenere l’insorgenza di nuovi comitati o consigli spontanei, in presenza di aree o zone del nostro territorio che hanno una destinazione a rischio speculativo o ambientale?

Si può condividere con i Comitati/consigli in lotta una comune idea dello sviluppo della città e delle sue aree, muovendosi sul duplice lato della opposizione/resistenza e contemporaneamente della proposta/progetto alternativo?

E’fondamentale ritenere che debba essere considerato come elemento della proposta anche il NON FARE, ritenendo riduttivo, dal punto di vista ambientale e urbano, considerare le alternative come esclusivamente interne a un fare?

La prospettiva primaria deve muoversi in primo luogo nella direzione della PREVENZIONE e non limitarsi a intervenire solo a posteriori per tamponare o contenere i danni, prodotti da pianificazioni sbagliate?

Portare l’attenzione sulla formulazione di alternative possibili, in primo luogo sulla discussione e approvazione del nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) e degli altri strumenti di pianificazione è una strada operativamente particabile?

Per far tutto questo è essenziale a questi fini promuovere una cultura e una formazione civica diffusa sull’uso dei suoli e del territorio urbano.
Cultura e formazione in cui ci si impegna direttamente ma si sollecitano anche le istituzioni del territorio, come Comune e Provincia, perché impegnino le loro risorse formative e informative non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per le realtà aggregative e singole della società.
Formazione e cultura che sono funzionali all’azione e all’intervento di una cittadinanza attiva.

Per tutto questo abbiamo organizzato
VENERDI 9 MAGGIO ORE 21 A LECCO
CRESCI FINO A ZERO

per portare l’esperienza e discutere con chi questi percorsi, queste domande se le è gia poste e operativamente, in termini amministrativi, ha messo sul campo alcune risposte possibili.

VALE LA PENA ESSERCI

http://quellidellasporta.it/gasnews/myuploads/crescifinoazero.pdf 

Primo Maggio

“Cara, vado a lavoro…ci vediamo stasera. Passo io a prendere il bambino al nido. Un bacio.”

 

 Ogni anno oltre 1300 lavoratori muoiono sul posto di lavoro.

 

“Ciao piccolo! Mi raccomando, fai il bravo e non fare arrabbiare la nonna. Stasera, quando torno, ti porterò una bellisima sorpresa!”

 

Ogni giorno 4 bambini perdono il loro papà, senza alcun preavviso.

 

“Amore, tu che dici? Quest’estate, ad agosto, andiamo al mare o in montagna. Io ho la schiena a pezzi. Preferei una bella settimana sotto il solleone del sud!”

 

Ogni anno, più di mille persone perdono il loro compagno, il loro marito  o il loro fidanzato. Progetti e sogni, grandi e piccoli, bruscamente interrotti.

 

“Tesoro, ancora sei rate e abbiamo finito di pagare il mutuo. Però tra due anni la nostra piccola scienziata dovrà cominciare medicina. Perchè mica voglio vedere in catena di montaggio anche mia figlia!”

 

Ogni anno, migliaia di figlie di figli, perdono il oro tifoso più accanito. Colui a cui brillano gli occhi alla sola vista dei suoi piccoli. Colui che per nulla al mondo si perderebbe l’esame di laurea atteso da una vita.

 

“Amore mio, ancora una settimana e sono in pensione! Finalmente… Guarda che ho già prenotato. L’anniversario, quest’anno, lo facciamo al ristorante! Che si vive una volta sola…”

 

Ogni anno, vengono avviate migliaia di pratiche per la reversibilità della pensione a favore di vedove di caduti sul lavoro.

 

 

Oggi è il Primo Maggio. Festa dei lavoratori. a Roma ci sarà un bellissimo concerto. Udiremo tante parole contro gli incidenti sul lavoro. Si terranno molte manifestazioni in tutta Italia. Le più alte cariche istituzionali denunceranno la grave situazione italiana. Sembrerà di essere ad una svolta.

 

Ma il 2 maggio, puntuale, il lavoratore tornerà in cantiere, in fabbrica o in officina.

E l’Italia sarà ancora soltanto sulla carta (costituzionale) una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

 

Ma se ciascuno facesse la sua parte…anche piccola.

 

 

UNA PROPOSTA (per i miei colleghi sindaci)

 

Convochiamo entro la fine del mese di maggio Assemblee dei Sindaci distrettuali in tutta Italia. Assemblee pubbliche e aperte alla partecipazione.

Riuniamo ufficialmente, nei territori, tutti gli attori (istituzionali, sociali ed economici) che hanno un ruolo nella partita per la sicurezza sui luoghi di lavoro: ASL, Ispettorati, Imprese, Organizzazioni sindacali, Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

Organizziamo tavoli permanenti di confronto e verifica delle politiche per la sicurezza.

Anche se non abbiamo poteri reali in materia, noi Sindaci siamo comunque i responsabili della salute dei cittadini. Quindi è nostro obbligo mettere in atto tutte le azioni possibili ad evitare che questa strage quotidiana continui.

 

Domenico Finiguerra

Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI)

P.S.

Sarebbe utile fare girare la proposta per tutta la penisola.

 

 

 

 

 

 

Problema rifiuti.
Molti si danno un gran da fare a pensare a soluzioni tecnologicamente avanzate.
Moltissimi attendono con ansia che alcuni scienziati inventino l’inceneritore ad emissione zero.
Moltissimi credono alle parole di Veronesi, perchè lo dice intelevisione…
Pochi usano il buon senso.
Pochissimi lo applicano.
Roberto Brambilla della Rete Lilluput è uno di questi

Per maggiori informazioni e chiarimenti, r.brambilla@mclink.it.

Si ringrazia Fabio Prina, meetup amici di Beppe Grillo di Mesero -  www.sosteniamoci.it

25 APRILE 2008

Cassinetta di Lugagnano

25 APRILE 2008

 

63° Anniversario della Liberazione

 

Questa mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

Oh partigiano, portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio lassù in montagna
tu mi devi seppellir.

Seppellire sulla montagna,
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno,
mi diranno: ” Che bel fior “.

È questo il fiore del partigiano,
morto per la libertà.

 

Cari cittadini, cari amici, cari compagni,

vi ringrazio per essere presenti, ringrazio l’ANPI, le associazioni d’arma e degli ex-combattenti e le forze dell’ordine.


Il 25 Aprile del 1945, l’Italia riconquistava la libertà.

Dopo più di un ventennio di dittatura fascista, che aveva condotto il paese alla rovina, portandolo in guerra a fianco della Germania di Hitler.
Dopo più di vent’anni di regime sotto il duce, Benito Mussolini,
Dopo più di vent’anni di paure, sofferenze, dolore e rabbia repressa, l’Italia era di nuovo libera.

Benedetto Croce diceva che chi non conosce la storia del passato non ha futuro” e quasi un secolo dopo, il reverendo Jessy Jackson ricordava che “chi non ha passato non ha futuro”.

 

Ma il passato, spesso fa paura più del presente e del futuro. Forse perché talvolta rende evidenti i nostri limiti e la nostra inadeguatezza.

E purtroppo, nuovamente, alla vigilia del 25 aprile, si agitano commentatori, politici e amministratori che chiedono un revisionismo di rivincita sulla storia.

Nuovamente e puntualmente, qualcuno cerca di  intorbidire l’avvio di legislatura, che spesso cade in prossimità del 25 aprile, dando voce a personaggi che vogliono mettere in discussione il valore della resistenza italiana al nazifascismo ed il ruolo che ebbe nella ricostruzione democratica del nostro paese.

Taluni  proclamano di voler riscrivere i libri di scuola,  condizionati dai valori della resistenza.

Altri vietano bella ciao.

Altri ancora disconoscono il significato attuale del 25 aprile volendolo consegnare alla storia, scippandolo alla prossime generazioni ed estromettendolo dalle fondamenta che stanno alla base della nostra repubblica.

 

Ma la nostra repubblica affonda le proprie radici nella resistenza e chi vuole disconoscerla o ridurla ad un evento storico tra i tanti, commette un grosso errore, non solo storico ma anche morale ed etico. Un figlio non può cancellare il lavoro, il sudore e il sangue versato dal proprio padre per lui. Certo può rinnegarlo. Ma sarebbe un bravo figlio?

 

Io lo voglio dire qui e ora, in un piccolo paese della pianura padana. Quella pianura padana che ha conosciuto il fascismo, l’occupazione nazista, la guerra e la liberazione.

Chi si dichiara democratico,

chi ispira il proprio impegno politico ai valori della libertà,

chi trae la propria motivazione all’agire pubblico dalla convinzione nei  valori di soldarietà e di fratellanza,

chi fa scorrere la propria passione politica nel letto di un fiume scavato dalla fede,

chi viene spronato ad impegnarsi per l’emancipazione dei più deboli e di chi resta indietro

chi dice di impegnarsi con queste motivazioni non può non indignarsi

nell’ascoltare parole come quelle del direttore di un quotidiano che ieri ha affermato che chi oggi sfila per le strade d’Italia per commemorare la resistenza, i suoi morti e la liberazione, sia un Bamba, direttore di quotidiano

o nell’udire quelle di un pregiudicato, condannato a nove anni per associazione mafiosa, il quale ha pubblicamente dichiarato e mai smentito che i libri di storia saranno riscritti perché troppo condizionati troppo dalla resistenza.

 

Caro direttore FeItri e caro senatore DeII’Utri, se i libri di storia fossero stati veramente condizionati dalla resistenza, le vostre dichiarazioni non avrebbero trovato orecchie pronte ad ascoltarle e sarebbero state espulse dal panorama democratico.

E i veri eroi d’italia sono quei giovani che hanno rifiutato il regime fascista, la sicurezza che si provava indossando una camicia nera, e che hanno invece scelto di andare in montagna a patire il freddo e la fame. Lontani dagli affetti. Per ricercare e riconquistare la libertà. Per il Popolo.

 

Una parola di sorpresa mista a sconforto la voglio infine rivolgere alla mia collega Letizia Moratti, sindaco di Milano, che oggi non sarà presente al corteo della città medaglia d’oro della resistenza. Devo dire che mi rende davvero triste vedere come al tanto impegno dedicato al raggiungimento di un traguardo ritenuto importante come l’ottinemnto di expo 2015, faccia da contraltare il disinteresse ostentato rispetto alla celebrazione dell’anniversario della riconquista della libertà.

 

Credo sia doveroso,in questa occasione dare ancora voce alle parole di Sandro Pertini, pronunciate nel suo discorso di insediameno alla Presidenza della Repubblica:

Non posso non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.

Anche per ricordare italiani come Pertini, cari cittadini, noi siamo ancora qui, a celebrare la festa della liberazione. Nonostante tutto.

 

Solitamente, i discorsi in occasione del 25 aprile, contengono molte citazioni, date di battaglie, di esecuzioni, di rastrellamenti. Spesso incise su lapidi o monumenti. Si ricordano eventi tragici o gloriosi. Si fanno i numeri dei morti, dei deportati, delle vedove e degli orfani. Ci si sofferma su cifre. Fredde e crudeli.

Numeri anonimi. Quanti ebrei sono satati deportati. Quanti socialisti, quanti comunisti, quanti democristiani e quanti liberali sono stati esiliati,  annientati nello spirito, nella parola e nel fisico. Quanti omosessuali. Quanti zingari. Quanti sindacalisti. Quanti preti sono stati condotti nei campi di concentramento. Quanti bambini. Quante donne. Quanti anziani. Quante famiglie. Quanti uomini sono morti. Quanto sangue e stato versato e quante vite si sono interrotte.

 

Bruscamente, senza lasciare il tempo di un ultimo saluto.

Di un ultimo bacio.

Di un’ultima carezza al proprio figlioletto.

Di un ultima notte con la propria amata.

Di un ultimo abbraccio con il proprio babbo o con la propria mamma adorata.

 

Io oggi, vorrei ricordare soprattutto loro. Le singole vite spezzate, stravolte, mutilate.

Quelle di chi non ha avuto l’onore di nessuna pagina sui libri di storia. Quelle vite che drammaticamente e silenziosamente, hanno costituito l’anima, la rabbia e il dolore della resistenza.

 

Perchè se oggi siamo qui, lo dobbiamo anche a chi durante la resistenza è morto nel silenzio di un sentiero di montagna.

Giovani di vent’anni che hanno lasciato figli e mogli, magari incinte.

Mogli, madri e figle che a casa hanno aspettato invano il ritorno di un marito, di un figlio di un padre o di un fratello.

Donne che hanno raggiunto i loro uomini in montagna, per combattere o per diventare staffette.

Trivellate alle spalle mentre cercavano di scappare nei campi. In bicicletta o a piedi, di corsa, con il fiatone che gia mischiava la morte all’ossigeno.

 

La liberazione fu il risultato della sommatoria di tutte queste vite, di questi drammi, che insieme diedero vita ad un grande movimento popolare.

Un movimento la cui rabbia, passione e spirito democratico venne fatto confluire, all’indomani della liberazione, nel referendum per la repubblica, nella costituente e infine nella costituzione oggi vigente.
Una costituzione, la nostra, avanzatissima, che sancisce diritti civili e che disegna obiettivi ambiziosi ma doverosi per un paese che vuole diventare veramente civile.

 

Noi e i nostri figli abbiamo avuto la fortuna di vederci garantiti, grazie alla resistenza, alla liberazione e alla costituzione, quei beni, quei valori, quelle speranze, che i nostri padri e i nostri nonni, da giovani, non avevano conosciuto.

 

E proprio ai giovani di oggi, cresciuti in un’Italia libera, in un’Europa pacifica e unita, dico: non dimenticate mai gli ideali che ispirarono coloro che diedero la vita per voi.

 

Non dimenticate mai che l’Italia non è sempr stata libera.

Non dimenticate mai e insegnatelo ai vostri figli che la democrazia, la libertà e la speranza sono un fiore, che va coltivato da mani gentili e riconoscienti.

 

Sono il fiore del partigiano, morto per la libertà.

 

VIVA LA RESISTENZA                  

VIVA I PARTIGIANI

VIVA L’ITALIA LIBERA                   

VIVA LA DEMOCRAZIA